Venezia e il Partito del No

Va rovesciata la narrativa secondo cui la città è ostaggio di chi si oppone alle politica “estrattiva” della giunta e dei gruppi d'interesse che rappresenta e da cui è sostenuta. Con proposte, non solo con No.
PAUL ROSENBERG
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Nel corso della campagna presidenziale degli Stati Uniti del 2016, vedevo i miei amici di “sinistra” ridersela di Trump e delle sue buffonate. Erano assolutamente sicuri che nessuno sano di mente avrebbe mai potuto votare per quell’uomo. La candidata Hillary Clinton la pensava evidentemente allo stesso modo. Tutti loro ignoravano il messaggio centrale che da anni si diffondeva nel cuore degli Stati Uniti e che Trump si limitava a ripetere in un modo molto più forte e stravagante di quanto non fosse mai stato visto prima:

I liberal ti odiano, vogliono distruggere il tuo modo di vivere.

Nella certezza della sua giustezza, dall’alto della sua posizione morale, la candidata Clinton non faceva che confermare quest’affermazione meglio di quanto lo stesso Trump non avrebbe mai potuto fare, riferendosi ai suoi sostenitori come gentaglia, un “cesto di deplorevoli”. Trump avrebbe potuto ancora non vincere le elezioni, ma intanto Clinton aveva paralizzato permanentemente l’opposizione, dicendo loro in effetti di non preoccuparsi perché erano “migliori” dei “deplorevoli” sostenitori di Trump. Non riuscendo nemmeno a cercare di articolare una visione e un programma per il paese che trascendesse le linee di partito, scegliendo invece il terreno del “noi contro loro” su cui i repubblicani hanno finito per spadroneggiare, Clinton ha condannato il paese a, be’, ciò che poi abbiamo ottenuto, e se stessa a una meritata irrilevanza.

Temo ci sia il rischio di un destino simile, da un punto di vista politico e sociale, qui a Venezia.

Lo scenario ovviamente è molto diverso. Non siamo nel bel mezzo di una campagna elettorale. La città si trova piuttosto a dover contrastare uno sforzo su più fronti e molto ben organizzato e finanziato per trasformarla in un hotel/museo/parco tematico permanente (The Land of Venice…). È un piano per la città che è sostenuto e spinto dall’attuale amministrazione, ma che però non nasce da un’idea loro, né dietro c’è solo il loro darsi da fare. È un problema iniziato molto prima di Brugnaro e sembra destinato a continuare molto dopo di lui.

Brugnaro, però, ha cercato di affrontare chi si oppone a questi piani con l’etichetta del Partito del No. E, mi dispiace dirlo, abbastanza spesso l’etichetta si adatta, anche se noi non la vediamo così. Sento che è fondamentale non commettere qui l’errore che è stato fatto in America, lasciando che siano lui e i suoi alleati a definire chi siamo noi.

Sabato sera, manifestavamo contro il contributo d’accesso, ed ecco cosa eravamo di nuovo. Il partito del No. No al ticket, no alle grandi navi, no a più alberghi, no, no, no. E, certo, noi siamo sicuri di avere ragione – e lo siamo! Tuttavia, gridando “no” in risposta a ogni clamorosa idea che l’amministrazione tira fuori, non facciamo che cadere nella trappola che ci è stata tesa. Ci lasciamo etichettare come il Partito del No; contro molte cose, forse per una buona ragione, ma in affanno nell’offrire una visione alternativa coerente.

D’altra parte, a me sembra che i problemi seri che si trova ad affrontare Venezia siano problemi riguardanti la qualità della vita, che come tali teoricamente vanno oltre le posizioni di partito. I progressisti, come i conservatori, non vogliono forse buone scuole, assistenza sanitaria, lavoro, aria pulita, un futuro per i loro figli e il diritto di circolare liberamente nella propria città? Non riesco a vedere gli elementi di parte in questo tipo di problemi. Va a vantaggio solo di chi è al potere, rappresentarli come questioni di parte. Il terreno del “noi contro loro” è un piano propositivo perdente per chi come noi non è al potere, e serve solo a isolarci e persino a demonizzarci, alienandoci il corpo più ampio delle persone che hanno le stesse preoccupazioni ma forse non sono pronte a schierarsi o a manifestare in piazza.

La cosa peggiore, se si trattano questi temi come temi di parte e ci si limita alle proteste, è che questo sembra solo confermarci come il Partito dei No. Il che, in realtà, è una bugia, è il rovescio della verità.

La verità è che proprio coloro che detengono il potere (politico ed economico) a Venezia sono il Partito del No. L’amministrazione locale ha respinto o ignorato letteralmente ogni singola proposta avanzata per consolidare e migliorare le condizioni della città, non solo da parte dei consiglieri comunali dell’opposizione, ma anche da parte di associazioni di cittadini attivi e rispettabili (si veda, ad esempio, il rifiuto dei piani dettagliati dell’Associazione Progetto Rialto per il rinnovamento e il rilancio del Mercato di Rialto).

A Venezia siamo alle prese con un conflitto tra due visioni e concetti opposti della città. La visione dominante al momento si basa sull’estrazione, e vede la città come un parco a tema senza vita, semplicemente un mezzo per estrarre denaro a fini e interessi privati ​​e progetti che serviranno solo ad aumentare le somme di denaro che potranno essere estratte in futuro. Questa è la loro visione della città e del suo futuro. Questo programma ha alle spalle tutto il peso del potere politico e quello economico del turismo e ha messo a punto numerosi piani distruttivi/estrattivi per perseguire i suoi obiettivi (il Bosco dello Sport e la bretella per l’aeroporto di Tessera sono solo due esempi). Loro sperano che noi continueremo con nostri “no” a tutto questo, tanto per loro ciò che diciamo non ha importanza alcuna e dà loro modo di continuare a dipingerci come il Partito del No.

D’altra parte, credo ci sia una visione alternativa della città, anche se forse non è stata articolata come dovrebbe: consideriamo Venezia una città viva, e crediamo nell’Investimento. Una città viva richiede investimenti – economici, politici e sociali – in settori che influiscono sulla qualità della vita di tutti qui, siano essi residenti, studenti, accademici, turisti o chiunque altro. L’investimento in città non è (o non deve essere) una questione di parte; avvantaggia tutti, indipendentemente dall’appartenenza politica.

Venezia, come città viva, richiede Investimenti in:

  • Manutenzione delle fondamenta della città, costantemente danneggiate dal moto ondoso.
  • Un sistema di controllo del traffico e della velocità per il traffico marittimo, taxi inclusi.
  • Assistenza sanitaria, garantendo che l’Ospedale Civile rimanga forte e che le risorse sanitarie siano accessibili a coloro che vivono nelle isole o che hanno difficoltà di mobilità.
  • Trasporti pubblici, potenziamento o sostituzione della flotta inquinante di natanti gestiti da ACTV e che offrono lavoro stabile agli operatori, insieme a un servizio adeguato sia per i residenti sia per i visitatori.
  • Qualità dell’aria (vedi sopra).
  • Abitazioni: devono essere effettuati importanti investimenti per il miglioramento e l’adeguamento della notevole quantità di stock di alloggi pubblici vuoti, in gran parte attualmente invivibili.
  • Gestione del Turismo – l’approccio in termini di investimento tratta il turismo come un’altra risorsa da gestire nel contesto e in equilibrio con la città viva.
  • Scuole: le città viventi richiedono investimenti nelle scuole pubbliche, non privatizzazioni. In particolare andrebbe ampliato il sistema degli asili nido. L’investimento nelle scuole è un vero investimento nel futuro di una città viva.

Questo programma di investimenti non è affatto completo, ma credo che mostri come queste tante questioni apparentemente separate tra loro possano essere ridotte a un chiaro e facile confronto tra due visioni fondamentalmente opposte: “Investimento nella Città Vivente” vs. “Estrazione dal Parco a Tema senza vita”. Non c’è nulla di partigiano in questo, a meno che non siate semplicemente contrari agli investimenti pubblici. E se sei contrario agli investimenti pubblici, significa che indipendentemente dall’investimento proposto, la risposta sarà sempre “no”.

I fautori dell’Estrazione sono il vero Partito del No.

Investimento vs. Estrazione. È una formula semplice, e che pone una domanda seria, non di noi che siamo favorevoli agli investimenti nella città viva, ma di chi continua a spingere l’estrazione – perché dicono sempre “No”? Sappiamo per che cosa siamo: investire nella città viva. La fazione pro-Estrazione è disposta a presentare anche la propria visione per la città e il suo futuro in modo limpido, veritiero?

Questa è la sfida che vorrei lanciare per il futuro. Investimento vs. Estrazione. La città viva contro il parco tematico senza vita. Penso che sia il vero Partito del No a doverci molte spiegazioni.

Venezia e il Partito del No ultima modifica: 2022-11-21T19:03:33+01:00 da PAUL ROSENBERG

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1 commento

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Corrado de Francesco 23 Novembre 2022 a 13:13

Come nuovo residente a Venezia (Murano) non posso che essere d’accordo con la necessità di una politica di investimenti per rendere davvero vivibili Venezia e le sue isole. Mi rimane da capire cosa si può fare per ridurre l’overtourism visto l’impatto che questo ha sulla vivibilità.

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