La salvaguardia grazie al Mose, oltre il Mose

Il funzionamento delle barriere mobili scongiura un'acqua alta eccezionale potenzialmente devastante. Ma per il bene della città-laguna urge superare il clima di contrapposizione ideologica degli opposti schieramenti e avviare un’apertura alla comunità scientifica internazionale, giacché sono state fatte altre esperienze che potrebbero tornare utili per Venezia che potrebbe acquistare centralità come capoluogo della scienza applicata e della sperimentazione scientifica.
GIOVANNI LEONE
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Ieri all’ora di pranzo un messaggio del Centro Previsioni e Segnalazioni Maree del comune ha raggiunto i veneziani comunicando una previsione per oggi di 160 centimetri, poi rettificata nella notte a 170. Nel primo pomeriggio si aggiungeva l’allerta meteo dell’ARPAV per “probabili precipitazioni a carattere di rovescio e possibili temporali con rinforzi di vento soprattutto lungo la costa”. Temporali, vento, marea sostenuta, sono sinonimo di acqua alta. Memori dell’acqua granda del novembre 2019 abbiamo dormito sonni inquieti nel timore che qualcosa potesse non funzionare nel sollevamento del Mo.S.E. che – bisogna riconoscerlo – ha portato sollievo alla città e al tempo stesso ha fatto abbassare la guardia. Per non saper né leggere né scrivere, c’è chi ha messo le paratie alle porte e chi ha preparato gli stivali, ma a onore del vero in pochi si son dati da fare per sollevare oggetti e metterli in salvo in negozi e magazzini a pian terreno, come si faceva in questi casi il giorno prima fino a un paio di anni fa. Oggi sono usciti confermati i timori per una marea eccezionale e la fiducia riposta nel Mo.S.E.: fischia il vento e infuria la bufera ma senza gli stivali è stato possibile andar. 

Diagramma rilevazione dati maree (fonte ISPRA)

Le rilevazioni in tempo reale hanno confermato i presagi e abbiamo incredibilmente visto picchi di 204 cm alla bocca di Lido e di 194 a quella di Malamocco, dati che hanno preso a correre di bocca in bocca provocando in città un’epidemia di pelle d’oca. In realtà, come spiega Georg Umgiesser ricercatore di ISMAR-CNR, si tratta di picchi puntuali non generalizzati, dovuti magari a specifiche condizioni locali.

Le misure dell’acqua alta (che non è l’alta marea ma il fenomeno che impatta in città) si fanno a punta della dogana dove l’acqua si è fermata oggi a circa 60 cm grazie al Mo.S.E. quindi il dato non è significativo.

Per ottenerne uno comparabile ho chiesto i dati della quota nella piattaforma che si trova a una quindicina di chilometri dalla costa ed erano di 175 cm nel 2019 e sono di 173 cm oggi, una differenza quindi di solo 2 cm. Senza il Mo.S.E. avremmo avuto in città una catastrofe analoga a quella di tre anni fa, questo è un dato di fatto, non si può negare l’evidenza. D’altro canto, l’assenza della ben che minima trasparenza e la non condivisione dei dati impedisce alla comunità (scientifica e non) di fare analisi e valutazioni indipendenti.

Il tema vero è che gli effetti dei cambiamenti climatici sono oggetto di accelerazione progressiva e inarrestabile, con buona pace di negazionisti e riduzionisti, che tendono a ridimensionare la gravità e a negare un nesso tra azione antropica e fenomeni naturali estremi. Quella del 1966 era stata la più alta acqua alta registrata e quindi la più alta di sempre considerato che a Venezia c’è memoria di ogni evento degno di nota. Il secondo evento per gravità si verifica cinquantatré anni dopo nel 2019 anno in cui il livello di marea superato i 110 cm per ben ventotto volte. L’intervallo si è ridotto oggi a soli tre anni confermando la velocità dei cambiamenti climatici. Venezia è salva, annunciano i sostenitori del miracolo d’ingegneria e a chi solleva dubbi o critiche viene subito rilasciata la patente di menagramo.

Rilevazione in tempo reale ore 10:12 (fonte ISPRA)

È vero che il Mo.S.E. ha risparmiato a Venezia numerosi allagamenti, come è vero che se questa è la tendenza il sollevamento delle dighe aumenterà in frequenza e durata, e sarà un problema su fronti lasciati all’ombra dei riflettori accesi su un’opera che si vuole salvifica per la città. Venezia e la laguna formano una unità complessa integrata che va tutelata nell’insieme. La prolungata chiusura delle bocche di porto e dell’isolamento funzionale e ambientale della laguna dal mare determina una sofferenza oltre misura per la laguna che va scongiurata con misure in grado di ridurre durata e frequenza dell’attivazione delle dighe. Questa avrebbe nefaste conseguenze sia su attività antropiche come la portualità e l’economia ad essa collegata, che di carattere ambientale sul piano della tutela e della salvaguardia dell’ecosistema nel suo complesso. Il Mo.S.E. non è la panacea di tutti i mali, protegge i monumenti e la città fisica ma non tiene conto e danneggia questi altri importanti fronti. 

Che fare dunque? studiare e sviluppare un insieme sistematico di misure. Naturalmente parlando di portualità è scontato considerare il transito a navi di grande stazza all’interno della laguna, quindi, il sistema portuale andrebbe ripensato e riformato. Sono del 1979 studi che dimostrano come il canale dei petroli non sia la causa dell’acqua alta ma lo è dell’alterazione del sistema idrodinamico e morfodinamico della laguna con erosione dei fondali della laguna centrale e perdita di circa 50 cm di preziosi sedimenti.

Il Mo.S.E. ha catalizzato l’attenzione e le risorse, non si è voluto dar seguito a progetti studiati in dettaglio come la protezione della città per insule che farebbe guadagnare 20-30 cm preziosi se sommati agli altri 30 che si potrebbero guadagnare con il progetto di sollevamento della città pompando acqua in profondità, per contrastare la subsidenza provocata dall’estrazione di acqua per le fabbriche di Marghera nei decenni scorsi, un progetto studiato sul piano esecutivo dagli ingegneri Giuseppe Gambolati e Pietro Teatini, presentato anche all’estero e che avrebbe bisogno di accompagnare attività sperimentali alle simulazioni matematiche,

fa notare il prof. D’Alpaos, che ha sempre criticato l’opzione ingegneristica adottata ma della cui realizzazione sostiene si debba prendere atto e da qui partire per studiare le misure da adottare per attenuare gli effetti dannosi e ridurre i rischi ambientali.

Questi interventi di complemento utili e necessari consentirebbero di sollevare le dighe a quote più alte, quindi meno spesso e per periodi più brevi, facendo guadagnare decenni nella corsa contro il tempo in cui siamo inevitabilmente lanciati, giacché i cento anni di esercizio previsti inizialmente per il sistema di dighe si è contratto irrimediabilmente a causa del sollevamento del livello dei mari. Altra incognita è quella relativa ai costi, mai chiariti, non è certo che siano sostenibili con l’aumento della durata di messa in esercizio, dichiarati in 10-15 milioni nel 2006 e poi lievitati fino ai 100-120 milioni attuali per ammissione dello stesso provveditorato alle opere pubbliche. 

Per il bene della città-laguna urge superare il clima di contrapposizione ideologica degli opposti schieramenti e avviare un’apertura alla comunità scientifica internazionale, giacché sono state fatte altre esperienze che potrebbero tornare utili per Venezia che potrebbe acquistare centralità come capoluogo della scienza applicata e della sperimentazione scientifica. Obiettività, realismo e trasparenza dovrebbero essere le parole d’ordine, invece si preferisce continuare a dedicarsi al braccio di ferro e alla denigrazione di chi la pensa in modo diverso.

Immagine di copertina: Nel cuore del sistema Mo.S.E a 19 metri sotto il mare, dove passano tutti gli impianti di movimentazione delle paratoie e gli elementi connettori dell’opera.

La salvaguardia grazie al Mose, oltre il Mose ultima modifica: 2022-11-22T20:32:47+01:00 da GIOVANNI LEONE

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