Il sovversivo

Sconfitto alle presidenziali, dopo un silenzio di una ventina di giorni, Jair Bolsonaro contesta l’esito del voto.
ANGELICA FEI BARBERINI
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Mentre il 24 novembre Luiz Inácio Lula da Silva, il nuovo presidente eletto del Brasile, festeggiava la vittoria della seleçao contro la Serbia ai mondiali del Qatar, Jair Bolsonaro faceva i conti con la decisone della Corte suprema elettorale di respingere la sua contestazione delle ultime elezioni.
Sconfitto il 30 ottobre al secondo turno delle elezioni, dopo oltre venti giorni di silenzio sulla questione, Bolosonaro ha fatto ciò che in molti si aspettavano: ha chiesto l’annullamento della maggior parte delle preferenze espresse con la votazione elettronica, sostenendo che un malfunzionamento nel sistema abbia reso invalidi i voti espressi. Il presidente in carica non ha però dato spiegazioni più precise su come il bug abbia potuto effettivamente distorcere il risultato delle elezioni e ha inoltre chiesto l’annullamento solo dei voti del ballottaggio, senza fare riferimento alcuno al primo turno, dove il suo partito (PL) era andato molto meglio del previsto.

Alexandre de Moraes, presidente del Tribunal Superior Eleitoral (TSE), dopo aver concesso a Bolsonaro e al suo partito 24 ore per presentare prove a sostegno di tale ipotesi, ha respinto la richiesta e imposto una multa di 22,9 milioni di R$ (circa quattro milioni di euro) ai tre partiti – PL, PP e repubblicani – che facevano parte della coalizione bolsonarista alle ultime elezioni.

Moraes ha condannato le parti al pagamento della sanzione per aver ritenuto che ci fosse un “contenzioso in malafede”, cioè che i partiti abbiano fatto un uso abusivo dei diritti processuali facendo una “richiesta bizzarra e illecita” contraria al risultato elettorale. 

Poiché Bolsonaro ha dichiarato che il bug nel sistema riguardava tutte le urne elettroniche costruite prima del 2020, cioè ben 279.383 urne elettroniche, l’importo della sanzione è stato calcolato moltiplicando proprio il numero di questi dispositivi per il prezzo di ciascuna urna. Si è arrivati così a calcolare il valore della causa, circa un miliardo e mezzo di R$.

Il Codice di procedura civile brasiliano stabilisce inoltre che il giudice può, in caso di contenzioso in malafede, imporre all’attore una sanzione pecuniaria compresa tra l’uno e il dieci per del valore della causa. In base alla legge, Moraes ha stabilito la sanzione al due per cento del valore della richiesta, ovvero 22,9 milioni R$.

Per gli specialisti in diritto elettorale ascoltati da UOL Notícias, la misura può sembrare a prima vista esagerata, ma è ragionevole data l’entità del caso. Secondo Marcelo Peregrino, membro dell’Associazione brasiliana di diritto elettorale e politico, a essere in gioco è “il valore delle elezioni” e dunque il due percento sul valore del caso “non è niente di straordinario”.

Marcelo Peregrino ritiene anche che la decisione di Moraes abbia il carattere di un rimprovero per la condotta della coalizione di Bolsonaro e osserva:

Non si può portare alla Magistratura una pretesa che sia solo il risultato di una narrazione politica di partito. La Magistratura deve essere preservata e non può essere utilizzata come strumento di queste pretese.

Anche secondo l’avvocato Samara Castro, membro della Commissione diritto elettorale dell’OAB (Ordem dos Advogados do Brasil) di Rio de Janeiro, Moraes non ha agito con eccessivo rigore visto che, in caso di contenziosi in malafede, “l’ammenda corrisponde in una certa misura all’entità del problema trattato”.

La multa inflitta da Moraes corrisponde alla metà di quanto il PL, partito di Bolsonaro, ha ricevuto dal fondo del partito nel 2021, anno in cui ha raccolto R$ 48,7 milioni. Oltre alle sanzioni, questo fondo partitico, che viene versato annualmente a tutti i partiti attivi in ​​Brasile, in rate mensili e in base alla rappresentanza di ciascun partito nel Congresso nazionalee, è stato sospeso da Alexandre Moraes per tre anni, e per tutti e tre i partiti della coalizione bolsonarista.

Se già subito dopo il voto, il prolungato silenzio di Bolsonaro – che ha rilasciato una dichiarazione solo due giorni dopo, mentre i camionisti bloccavano le strade in suo sostegno e migliaia di sostenitori manifestavano in gran parte del paese – aveva destato apprensione e si temeva un tentativo di colpo di stato, la decisione del Tribunale supremo elettorale deve essere letta come una risposta a questa narrazione populista di stampo trumpista, che pensa di poter fare accuse senza prove, senza neanche l’intenzione di averle.  Davanti alle minacce, continue e più o meno velate, di un sovvertimento dell’ordine democratico in un paese oggi così polarizzato, Moraes ha ricordato che i capricci di un bullo non possono compromettere il funzionamento di una nazione libera e moderna, che la narrazione di un personaggio politico deve rimanere tale, non entrare in Tribunale per decidere e riscrivere le regole del gioco democratico.

Il sovversivo ultima modifica: 2022-11-27T11:44:31+01:00 da ANGELICA FEI BARBERINI
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1 commento

Idalberto Fei 28 Novembre 2022 a 15:37

Ottimo, non ne sapevo nulla

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