Holodomor e negazionismo

FEDERICO SMIDILE
Condividi
PDF

Il 26 novembre scorso si è celebrato il ricordo dell’Holodomor, parola ucraina composta da holod, che vuol dire fame, e morty, ossia uccidere, affamare, esaurire, e che fa riferimento al genocidio per fame causato da Stalin in Ucraina tra il 1932 ed il 1933. Si tratta di un evento che non è molto noto nel nostro Paese, ma che ha avuto maggiore attenzione di quella, praticamente nulla, del passato anche recente in conseguenza della invasione russa dell’Ucraina iniziata il 24 febbraio di quest’anno.

In questi giorni il Parlamento tedesco sta per approvare una mozione che definisca, appunto, genocidio quanto accaduto novant’anni fa in Ucraina, e sulla stessa via sembrano indirizzate anche le Camere italiane, stante la presentazione, sia alla fine della scorsa legislatura sia all’inizio dell’attuale, di mozioni analoghe da parte di vari partiti. Molto importanti, inoltre, sono le state le parole di Papa Francesco che in una recente udienza generale ha definito con chiarezza genocidio lo “sterminio per fame del 1932-33 causato artificialmente da Stalin”, invitando a pregare per le vittime di quel genocidio, definendo successivamente il popolo ucraino di allora (e di oggi) “martire”.

Nonostante questi segnali importanti, deve però osservarsi che almeno in Italia l’interesse è ancora scarso su questo tema. Si può pensare, in generale, che esso sia dovuto alla difficoltà che la storia ha nel nostro Paese nell’essere trattata da scienza quale è e non da arma impropria da utilizzare contro il nemico di turno. Ma per quel che riguarda Holodomor e il suo riconoscimento come genocidio, si urta ancora oggi con una preclusione ideologica che, purtroppo, parte proprio da sinistra. Lo stereotipo degli ucraini nazisti, che Putin agita ma che è stato inventato da Stalin dopo la guerra, e lo svilimento del valore scientifico delle opere storiche e letterarie che di Holodomor parlano è ancora molto radicato in certi ambienti, non troppo marginali.

Holodomor. La carestia terroristica di Stalin in Ucraina

In particolare, in queste ore sono emerse ancora le tesi che negano l’Holodomor in quanto tale. Si afferma che la carestia ci sia stata, e meno male che almeno questo si ammette, ma che sia stata causata da “fattori climatici”, facendo arditi paragoni con quanto avvenuto nello stesso periodo negli Stati Uniti. Ora, è del tutto evidente a chi legga un minimo di storia che negli anni Trenta in Urss non vi erano affatto le condizioni per una carestia climatica o, comunque, indotta da fattori esterni imprevedibili. Al contrario di quanto avvenuto nel 1921-22, infatti, non vi era alcuna guerra a giustificare le misure staliniane, e nemmeno un qualche particolare evento climatico che possa spiegare il disastro avvenuto in Ucraina. 

Inoltre, si sono criticate le fonti che hanno studiato con maggiore attenzione quanto accaduto. Robert Conquest, che con il suo Raccolto di dolore, pubblicato in inglese nel 1986, ma in Italia solo nei primi anni 2000, è accusato di essere ideologico e di raccogliere le voci dei soli ucraini che vivevano negli Stati Uniti e che, secondo i critici, sarebbero per loro natura inattendibili. Peggio ancora viene trattata Anna Applebaum, autrice del fondamentale La Grande Carestia. La guerra di Stalin all’Ucraina, pubblicato in Italia nel 2016, definita da alcuni come esponente di punta di una non meglio precisata ideologia “liberal-imperiale”.

#Holodomor #Голодомор Nina Marchenko, “L’ultima via”.

Con un procedimento evidentemente scorretto dal punto di vista della storiografia si ritiene che questi storici non debbano essere criticati per le loro tesi ma per quello che sono. Essendo “conservatori”, “reazionari”, “antisovietici”, essi sarebbero per definizione inattendibili, e, di conseguenza, l’Holodomor semplicemente non esisterebbe. Naturalmente si scredita anche Vassili Grossmann, scrittore ucraino che in Tutto scorre descrive in maniera atroce quanto accaduto in Ucraina nel 1932-33, e accusa Stalin di aver quanto meno ignorato i segnali di quanto stava per accadere. Inoltre, ancora una volta in perfetta disonestà intellettuale, i negazionisti affermano che l’Holodomor sia una invenzione antisemita dei nazisti di ieri e di oggi, per poi trincerarsi nella versione ristretta che viene data della parola “genocidio”, che dovrebbe essere applicata solo a un dato tipo di eventi.

In realtà, la parola “genocidio” è coniata dal giurista Raphael Lemkin, che in uno studio del 1944 afferma:

in termini generali, genocidio non significa necessariamente distruzione immediata di una nazione, se non quando è compiuto tramite l’uccisione in massa di tutti i suoi membri. Il termine è inteso piuttosto a designare un piano coordinato di azioni diverse mirante alla distruzione di fondamenti essenziali della vita di gruppi nazionali, allo scopo di annientare i gruppi stessi. Gli obiettivi di un simile piano sono la disintegrazione delle istituzioni politiche sociali, della cultura, della lingua, dei sentimenti nazionali, della religione e dell’esistenza economica di gruppi nazionali (..). Il genocidio è diretto contro il gruppo nazionale in quanto entità, e le azioni che implica sono dirette contro gli individui non nella loro qualità di individui, ma in quanto membri di un gruppo nazionale.

Questa definizione è applicabile anche a quanto accaduto in Ucraina nel 1932-33, in quanto è facilmente dimostrato che le scelte di Stalin e dei suoi collaboratori, sia per quel che riguarda la collettivizzazione sia per la forsennata volontà di esportare grano per avere valuta forte, abbiano causato una carestia di cui Stalin era ben informato. Ovviamente non abbiamo alcun documento che provi un ordine di Stalin ma questa obiezione, giustamente, non è accolta per quel che riguarda Hitler e la Shoà e, quindi, non può essere concessa a Stalin. Si deve tenere a mente, però, che le analisi giuridiche, etiche e storiche non potevano reggere al vento di Guerra Fredda che soffiava con sempre maggior forza quando veniva decisa la definizione da inserire nella Convenzione ONU per la prevenzione e punizione del crimine, appunto, di genocidio. Infatti, l’Urss era uno dei Paesi vincitori della guerra, cosa che le dava un peso enorme e tale da impedire che nella citata Convenzione ONU fossero inserite clausole che potevano evocare la carestia o la “dekulakizzazione”. Per questo si preferì (e anche Lemkin approvò temendo che altrimenti non si sarebbe giunti a nulla) una definizione più ristretta e “organicamente legata al nazifascismo”.

Ma il punto di vista giuridico non può cancellare quello storico ed è chiaro che Stalin non ha mai puntato alla distruzione di tutti gli ucraini, e nemmeno di tutti i contadini, ma che, come ricordato sopra, intendeva piegare le resistenze alla sua politica di collettivizzazione e, al tempo stesso, rendere quanto meno pericoloso possibile per il suo potere il nazionalismo ucraino che egli vedeva come un nemico irriducibile anche nel partito comunista ucraino. Non è quindi seriamente discutibile che vi sia stato un genocidio voluto da Stalin, mentre si può legittimamente domandarsi contro chi fu scatenato il genocidio. Secondo Conquest e Applebaum esso sarebbe stato diretto contro la nazione ucraina nel suo complesso, mentre l’autore della postfazione al libro di Conquest, lo storico Ettore Cinnella, ritiene che non vi siano prove che la carestia sia stata voluta per stroncare la resistenza nazionale ucraina ma di un attacco generale, non solo in Ucraina, condotto contro i contadini, fossero ucraini, cosacchi, o di ogni altra etnia, in quanto classe irriducibilmente nemica dei marxisti.

#Holodomor #Голодомор Nina Marchenko, “Madre del 1933”.

Proprio queste diverse interpretazioni mostrano che non siamo di fronte a una questione “ideologica”, perché la storia è fatta di fonti e documenti, ma anche di interpretazioni diverse e legittime, se basate su documenti e fatti. Al contrario resta inaccettabile una negazione – che riprende le tesi di Putin e prima di Stalin – che rende gli ucraini “nazisti”, dimenticando che i nazisti stessi avevano pianificato la distruzione del popolo ucraino in maniera ancora più sistematica di Stalin. Che vi sia stato un genocidio, che è costato la vita a circa quattro-cinque milioni di ucraini, è chiaro, e che esso sia stato dovuto non a circostanze esterne ma alla precisa volontà economica, ideologica e politica di Stalin, è altrettanto chiaro e riconosciuto dagli storici (anche russi sino al 2014 va detto).

Infine, alcuni affermano che se si parla di genocidio per quanto accaduto in Ucraina si “svaluta” la unicità della Shoà. Si tratta di un’obiezione capziosa. Accettare che sia un dato storico lo sterminio per fame voluto da Stalin, infatti, evidenzia solo che vi sono tante unicità, e che nessuna svaluta l’altra, o attenua le responsabilità dei nazisti in quanto da loro commesso. 

Anche per aiutare una maggiore comprensione di quanto è accaduto e, per quanto possibile, per dissipare i veli ideologici dei negazionisti, è auspicabile un dibattito sempre più ampio e serrato su Holodomor, e per questo sarebbe utile anche l’intervento del Parlamento italiano che trovi la capacità di superare ideologie e usi strumentali della storia per riconoscere l’esistenza di un genocidio perpetrato dall’Urss sovietica di Stalin nel 1932-33 a danno della popolazione ucraina (e di altre).

#Holodomor #Голодомор Nina Marchenko, “La strada del dolore”.

Immagine di copertina: #Holodomor #Голодомор Nina Marchenko, “Figli dell’Holodomor”.

Holodomor e negazionismo ultima modifica: 2022-11-29T13:07:49+01:00 da FEDERICO SMIDILE
Iscriviti alla newsletter di ytali.
Sostienici
DONA IL TUO 5 PER MILLE A YTALI
Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

1 commento

Vitaliano Tiberia 30 Novembre 2022 a 20:18

Finalmente uno scritto che invita con equilibrio metodologico ad una riflessione storica sulla ricerca di cause ed effetti che determinarono stragi da parte dello stalinismo.

Reply

Lascia un commento