Nell’America d’oggi le vite non contano. #LivesDon’tMatter

Stragi ma anche una catena quotidiana di uccisioni con armi da fuoco per motivi banali - lite col vicino, per un parcheggio, per un sorpasso. Ma è fin troppo facile indicare le armi come “il problema”. La verità è perfino più inquietante...
PAUL ROSENBERG
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Nell’America d’oggi (esito a continuare a usare il termine “Stati Uniti”, a mio avviso ormai anacronistico, nella migliore delle ipotesi), se ti trovi a guidare l’auto, o a far compere o anche a goderti il cortile di casa tua può capitarti di essere bersaglio di un proiettile, di essere ucciso, per il solo fatto di essere sul tragitto della persona sbagliata. È una realtà parecchio scioccante, ma per me non è una cosa lontana, in comune con quel accade ad altre persone in qualche altro posto. Avviene nelle strade in cui vivo, a Chapel Hill, Carolina del Nord, e in tutte le città e gli stati intorno a me.

A Chapel Hill, Carolina del Nord, tre studenti universitari sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco nel loro appartamento da un vicino per una lite per un parcheggio. A Durham, NC, lungo un tratto di strada che percorro spesso, un uomo è stato colpito alla testa e ucciso da un tizio che era in un’altra macchina dietro di lui mentre al telefono cercava di chiamare la polizia per l’altro conducente che lo minacciava – perché si era fermato davanti a lui sulla strada e l’aveva mandato su tutte le furie. Di nuovo a Chapel Hill, sulla stessa strada, un uomo ha sparato a un altro automobilista con un fucile, ancora una volta apparentemente per una lite stradale.

Automobilisti arrabbiati, liti per un parcheggio: questo è ciò per cui le persone muoiono dove vivo.

È fin troppo facile indicare le armi come il problema, e non c’è dubbio che la politica in materia di detenzione delle armi in molti stati americani, che hanno promosso con aggressiva determinazione leggi sulla loro detenzione ostentata – consentendo ai proprietari di armi senza licenza di portare qualsiasi arma di loro piacimento dove vogliono (scuole, chiese, ospedali, proprio così, e qualsiasi limite è dipinto come una violazione di un diritto quasi divino) – ha aperto il vaso di Pandora della violenza. Tuttavia, come amava dire la National Rifle Association (NRA), la lobby dei produttori e commercianti di armi da fuoco, “le pistole non uccidono le persone, le persone uccidono le persone”, e la semplice verità di questa affermazione, al di là del suo incredibile successo nel bloccare qualsiasi legislazione sul controllo delle armi, pone una domanda altrettanto semplice: perché così tanti americani sono disposti a uccidere?

Suggerisco questa risposta: in America, le vite non contano. #LivesDon’tMatter.

Block 19. Sotto i mattoncini di Lego c’è una pistola semiautomatica vera. Lanciata nel 2021 è stata successivamente ritirata dal mercato, dopo la ferma protesta della danese Lego.

Questo messaggio semplice ma chiaro è stato assorbito e interiorizzato da tutta la popolazione, non a causa della violenza armata, ma (ipotizzo ancora) perché la stessa condizione della società americana glielo dice ogni giorno, in molti modi brutali che apparentemente non hanno nulla a che fare con la violenza armata.

Qualche esempio?

Nell’America d’oggi i ragazzi comprano in strada pillole per sballarsi e poi, ogni giorno, muoiono per overdose accidentale di Fentanyl.

Nell’America d’oggi centinaia di migliaia di persone sono già morte e continuano a morire a causa di una vera e propria epidemia di avvelenamento da oppiacei. Nel frattempo, proprio di recente le famiglie di questi disgraziati hanno appreso che CVS, Walmart e Walgreens, le tre maggiori catene di farmacie del paese, sono state tutte ritenute legalmente colpevoli dell’epidemia, non solo i produttori di farmaci. Quelle aziende pagheranno una multa, anche se grossa, ma devo ancora vedere qualcosa che assomigli a scuse da parte di qualcuna di queste aziende, per le quali molte di quelle stesse persone lavorano. Come mai? Le vite non contano. #LivesDon’tMatter.

Nell’America d’oggi intere città non hanno acqua potabile perché le amministrazioni locali hanno permesso che infrastrutture obsolete avvelenassero i propri cittadini. Le vite non contano. #LivesDon’tMatter.

Nell’America d’oggi puoi fare due lavori ed essere comunque costretto ad abitare in una tenda sotto un ponte, e questo avviene in alcune delle città più grandi e prospere del paese, direi del mondo, perché non puoi permetterti nemmeno di affittare una stanza. Cercando di sopravvivere in questo modo hai buone possibilità di morire per l’esposizione agli elementi e all’inquinamento, e nessuno interverrà. Come mai? Le vite non contano. #LivesDon’tMatter.

Nell’America d’oggi, se sei malato e non puoi permetterti un’assicurazione, soffri e/o muori. La tua vita non conta. #LivesDon’tMatter.

E infine, nell’America di oggi, contestare una scelta politica o un certo risultato elettorale è una giustificazione per infischiarsene dello stato di diritto, irrompere in un’aula parlamentare e minacciare gli eletti, anche quando una decisione politica è semplicemente messa in campo per proteggere le persone da un virus pericoloso per la vita stessa. In America le persone preferiscono brandire pistole piuttosto che indossare una mascherina, perché le vite non contano. #LivesDon’tMatter.

In America oggi il processo di disumanizzazione va a pieno regime. Scagliamo epiteti – “animale”, “miserabile”, “cretino” e “nemico dello stato” – quando non siamo d’accordo l’uno con l’altro. Il veleno ha minato le famiglie, il posto di lavoro e ogni sfera personale della vita mentre ci schieriamo con la “squadra rossa” [i repubblicani] o la “squadra blu” [i democratici] e liquidiamo gli “altri” come irrimediabilmente smarriti, se non addirittura come portatori di minacce imminenti.

La società americana viene letteralmente fatta a pezzi.

Ora se ne vedono i risultati. È semplice per chiunque sia arrabbiato o scontento o addirittura sinceramente addolorato per qualcosa afferrare una pistola e prendersela con qualche loro concittadino. E perché no? La società non sta certamente intervenendo per migliorare le loro vite – istruzione, assistenza sanitaria, condizioni ambientali, condizioni di lavoro, proprio così – sono tutte peggiorate, e in alcune aree abbastanza precipitosamente. Tutto ci dice che le nostre vite davvero non contano. E se la mia vita non ha importanza, perché dovrebbe averne la tua?

Non ho ricette per fronteggiare quel che affligge la società americana, e il fatto che ne scriva da qui, a Venezia, piuttosto che a casa, a Chapel Hill, può e deve essere considerato un’indicazione della mia fede nel futuro dell’America. Tuttavia, penso che sia importante guardare oltre la retorica sulle armi e la violenza armata e vederle per quello che sono veramente: i frutti amari di una società che si è radicalmente disumanizzata e sta continuando su quella strada con crescente velocità.

Perché gli americani non la smettono di uccidersi a vicenda? In America, #LivesDon’tMatter.

Nell’America d’oggi le vite non contano. #LivesDon’tMatter ultima modifica: 2022-12-01T16:04:08+01:00 da PAUL ROSENBERG
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