Omaggio a Christine McVie, Fleetwood Mac

PAUL ROSENBERG
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Mi è sempre sembrato particolarmente paradossale il ruolo del tastierista in molte band. Molto spesso i loro contributi musicali sia come strumentisti sia come autori sono assolutamente cruciali per le band in cui suonano, eppure accade spesso che quel contributo sia in una certa misura oscurato, non solo da tutta l’attrezzatura dietro cui siedono, ma anche dai musicisti in primo piano sul palco intrinsecamente più visibili – il chitarrista, il cantante, ecc., pure quando è il tastierista l’autore e/o è lui che canta.

I miei punti di riferimento qui sono certamente datati. Ad esempio, penso a Billy Payne (Little Feat) e a Tony Banks (Genesis). Hanno scritto alcune delle canzoni più importanti delle loro rispettive band, ma si sono esibiti all’ombra di carismatici front-men come Lowell George, Peter Gabriel e Phil Collins, che conosciamo tutti per nome come singoli artisti. Ma se menzioni Billy Payne a qualcuno, molto probabilmente dovrai chiarire: è il tastierista dei Little Feat. Tony Banks, nonostante le sue numerose prove come solista, sarà sempre meglio conosciuto come il tastierista dei Genesis. Anche il nome di Rick Wakeman (probabilmente il più grande tastierista rock di sempre) incontra spesso uno sguardo interrogativo quando lo cito, finché non chiarisco; “Sai, il tastierista degli Yes” (una posizione, peraltro, che occupava solo sporadicamente, rispetto alla sua produzione pressoché continua di materiale da solista, che conta ormai centinaia di album). Ci sono sicuramente molti altri esempi, ma spero che questi illustrino il punto che intendo proporre.

Insomma, è una posizione difficile da occupare, e tanto più per Christine McVie, che è innegabilmente meglio conosciuta come la tastierista dei Fleetwood Mac. McVie faceva già parte dei Fleetwood Mac da diversi anni e aveva scritto alcuni dei loro primi successi rock prima che una coppia innegabilmente talentuosa e straordinariamente attraente, Lindsay Buckingham e Stevie Nicks, si unisse alla band, diventandone i principali rappresentanti e l’immagine stessa, anche se McVie continuava a scrivere alcune delle migliori canzoni che la band abbia mai registrato. Se ci siamo resi conto o meno che fossero sue quelle canzoni, è un’altra questione. Ma vale la pena sottolineare che Don’t Stop, una canzone cantata da Lindsay Buckingham e resa famosa come inno per una campagna presidenziale americana (ricordate?), è stata scritta da Christine McVie.

Come musicista sono stato anche ispirato da Christine McVie e vorrei darne conto come omaggio a questa grande artista.
Chiunque si sia seduto davanti a un microfono in uno studio di registrazione sa quanto si possa esserne intimiditi e quanto il tutto sia impersonale. Cercare di evocare l’emozione giusta in quel contesto può scoraggiare. Tanto più se t’accompagni e t’esibisci da solo. Si consideri, quindi, il bellissimo pezzo solista di McVie, Songbird. La registrazione di quella canzone è così piena di sentimento, è così aperta; ha un’intimità talmente genuina che può essere veramente difficile da catturare in uno studio di registrazione. Tanti anni fa lessi che il problema era proprio questo, era cercare di ottenere la giusta registrazione di quella canzone. Per ovviare a questo, il produttore affittò una sala da concerto e l’allestì con un pianoforte a coda e con fiori, portandoci poi McVie per registrare lì la sua canzone. Pura ispirazione, e i risultati si possono ascoltare per sempre.

Questa storia mi fu d’immediata ispirazione, per tentare qualcosa del genere. Al momento in cui la lessi, stavo registrando e producendo un mio album, in proprio (su scala molto più piccola), e molte volte in seguito mi sono rifatto all’idea della registrazione in una “location” per catturare sensazioni e spazi non disponibili nell’ambiente di uno studio. Abbiamo registrato nel salotto di casa mia, in caffè, all’aperto, su palchi, ovunque sembrasse il posto giusto per ottenere il tipo di performance che avevamo in mente. Dal mio punto di vista ha funzionato brillantemente, proprio come successe con Songbird, dando molto di più alle registrazioni che facevamo.

Vorrei quindi ringraziare pubblicamente Christine McVie per l’impatto duraturo che ha avuto sulla mia musica e sulle mie registrazioni. E mentre scrivo queste note, mi sovviene che nel mio album avevo scritto una canzone chiamata proprio Don’t Stop, che solo ora mi rendo conto che è lo stesso nome del successo di McVie. In un’altra canzone che avevo scritto per quell’album c’è una frase che dice “quando ci sei tu, va tutto bene” – e qui davanti a me ci sono le parole di Songbird, che contengono la frase “Perché lo sento quando sono con te, va tutto bene…”.

Questo è il potere dello scrivere canzoni ai più alti livelli: s’insinua nel tuo cuore e torna fuori con le tue stesse parole, e neppure te ne rendi conto. Quindi, ancora una volta, grazie per tutta la tua grande musica, Christine McVie: cantautrice, tastierista e ispiratrice.

Omaggio a Christine McVie, Fleetwood Mac ultima modifica: 2022-12-01T19:04:48+01:00 da PAUL ROSENBERG

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