Beethoven, l’impronta tragica e l’onda lunga dei periodi musicali

MARIO GAZZERI
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Se si potesse abbandonare per un momento la lettura della musica beethoveniana intesa per lo più come espressione di un mondo in trasformazione e come testimonianza del dramma personale del grande musicista di Bonn, (depresso, tagliato fuori dalla comunità per la sua grave e precoce sordità, tradito da Napoleone tiranno e non messaggero delle aspirazioni di libertà dei popoli), si potrebbero scoprire diversi altri messaggi che alcune sue opere nascondono. Ci si soffermi pure, dunque, sull’elemento tragico, sulla dimensione di titanismo prometeico (Massimo Mila) della sua musica sinfonica e non solo. Ma si sottolineino anche, per la gioia di tutti noi, i momenti di piacevole serenità, di allegrezza quasi giocosa, che ci incantano ascoltando alcune composizioni di musica da camera (come ad esempio il primo movimento del Trio dell’Arciduca) e diverse sonate del primo periodo oltre a più di un movimento dei suoi cinque concerti per pianoforte (del terzo e soprattutto del quarto) e di una delle sue nove sinfonie, (l’ottava della quale scrivemmo su queste pagine ormai diverso tempo fa). Il supremo compositore di Bonn, potremmo azzardarci ad affermare, compose la colonna sonora della sua epoca, del passaggio dal Settecento all’Ottocento, dell’addio al barocco e della fragorosa affermazione del classicismo.

Lo sconvolgimento del vecchio ordine europeo, iniziato con la rivoluzione francese e proseguito con l’avventura napoleonica, fu vissuto intensamente dal giovane Beethoven che vi vide inizialmente l’attuazione dei suoi ideali egualitari e li tradusse in musica dove, peraltro, gli elementi tragici risaltano rispetto a quelli di speranza. Ma l’indole di Beethoven era senz’altro influenzata dai suoi mutevoli stati d’animo. Vissuto per lo più a Vienna, si insediò per diverso tempo a Grinzing, (bucolico sobborgo della capitale austriaca) dove, non a caso, compose la Sesta sinfonia, vero inno alla pace che nella natura trova la sua più tangibile espressione (a dispetto del temporale del quarto movimento – Donner Sturmanimato dagli ottoni e dall’intensità sonora dei timpani e di percussioni varie). Ma dopo aver citato alcuni brani beethoveniani particolarmente godibili per la loro lieve struttura strumentale e per le variazioni su un tema dettato da un’evidente serenità compositiva (che spesso sembrano quasi un omaggio a Haydn e Mozart) ci piace ricordare come il sommo musicista sia stato anche un coraggioso innovatore dell’organico orchestrale che fino ad allora era composto da un numero relativamente limitato di esecutori e che lui moltiplicò fino ad ottenere complessi di quasi cento elementi e non solo nella Nona (la Corale) il che, in realtà, divenne quasi una regola nel periodo del tardo romanticismo, e poi di Wagner e dei suoi emuli.

Riproduzione di un’illustrazione di Joseph Karl Stieler (1781-1858) tratta da un giornale non identificato con un’immagine probabilmente basata sul ritratto di Ludwig van Beethoven eseguito da Joseph Karl Stieler. In basso facsimile della firma di Beethoven (da Digital Collections SJSU)

Ma qui occorre un’ulteriore precisazione. Come per la Storia, con la ‘S’ maiuscola, anche per la musica è opportuno tener presente come il suo sviluppo non si possa suddividere in capitoli a sé stanti. Sarebbe oltremodo errato pensare ad esempio che dalla musica polifonica si sia passati al periodo rinascimentale per poi proseguire col barocco, il classicismo e col romanticismo, via via fino alla musica atonale e a quella dodecafonica del secolo scorso.
Ci sono numerosi periodi intermedi in cui, ad esempio, gli elementi più caratterizzanti del classicismo sopravvivono anche nel periodo romantico. Un’onda musicale sopravvive a sé stessa anche per lunghi periodi. Ascoltando, ad esempio, l’unico concerto per pianoforte del grande e sfortunato romantico Robert Schumann si può avere la netta sensazione di ascoltare una composizione di Beethoven, così come diversi momenti dell’Ottava sinfonia ricordano Mozart che è anche inconsapevolmente citato nel terzo e nel quarto concerto per pianoforte dove sono presenti anche minuetti e fraseggi che sembrano preludere ad accenti rossiniani.

Quel nostro Rossini che, ritiratosi improvvisamente a vita privata (sembra per un grave stato depressivo), smise di comporre musica lirica dedicandosi, ma solo raramente, a composizioni di musica sacra non sempre distinguibili, ad un primo ascolto o ad un orecchio poco allenato, dalle armonie degli Oratori e delle Messe solenni del Seicento. Molto spesso noi ascoltatori siamo in presenza di positive contaminazioni musicali che sono la riprova di come l’onda musicale creata da un compositore gli sopravviva a lungo influenzando altri musicisti di epoche successive.

Ci sono parole di Giorgio Pestelli (nel libro I concerti di Beethoven, Donzelli Editore) che riassumono il senso profondo dei concerti del gigante di Bonn:

Beethoven indaga nel futuro del pianoforte alla ricerca di inaudite sonorità, quasi intuendo il paesaggio sonoro del romanticismo; senza che quest’ansia di nuovi orizzonti, comprometta la chiarezza di un dettato dove ogni nota riflette l’intenzione espressiva senza la minima ambiguità.

Quanto alla musica da camera, i cui esecutori nei complessi per trii, quartetti e quintetti sono legati da una forte empatia musicale ma anche personale fatta di sguardi, sorrisi, cenni del capo espressi onde evitare la sia pur minima stonatura (che potrebbe teoricamente passare quasi inascoltata in una grande orchestra), è importante sottolineare l’importanza della modulazione o progressione modulante. Si tratta di un accorgimento presente anche in molti concerti per pianoforte e che prevede, in presenza di lunghe linee melodiche, un mutamento di tonalità. Per rendere meno brusco il salto delle ottave, i violinisti, ma soprattutto i pianisti, suonano un accordo o una serie di accordi o, meno spesso, un arpeggio che qui ha la funzione di raccordo tra le due diverse tonalità.

Molti sono i segreti della musica da camera e di quella concertistica. Ma di questo cercheremo di parlare, eventualmente, in un prossimo futuro.

Ritratto di Beethoven circondato da decorazioni floreali con una poesia a lui dedicata di Kate Freiligrath-Kloeker (da Digital Collections SJSU)

Immagine di copertina: Litografia della casa di Ludwig van Beethoven nel suo soggiorno a Grinzing
(da Digital Collections SJSU)
Beethoven, l’impronta tragica e l’onda lunga dei periodi musicali ultima modifica: 2022-12-04T18:45:44+01:00 da MARIO GAZZERI
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