Bye, bye Iowa

I democratici scelgono di dare spazio a primarie più diverse e più rappresentative del paese, relegando in seconda linea il tradizionale e contestato appuntamento dei caucus dello stato rurale nordoccidentale. Un segnale anche a eventuali contendenti per il 2024. E un aiuto alle ambizioni future della vicepresidente Kamala Harris.
MARCO MICHIELI
Condividi
PDF

I caucus dell’Iowa – la particolare votazione che apriva le stagione delle primarie democratiche e che ha determinato successo e fallimento di molti aspiranti candidati – non apriranno più il lungo percorso che porterà alla scelta del prossimo candidato presidente democratico. Non vedremo più quindi i candidati dem esibirsi in discorsi accanto a imponenti maiali e a grosse balle di fieno – nello stato che produce più mais di qualsiasi altro stato e con oltre l’85 per cento del territorio utilizzato per l’agricoltura -; né li vedremo fotografati mentre passeggiano gustandosi del cornbread o le famose costolette di maiale dello stato (che conta il maggior numero di suini di qualsiasi altro stato ed è il primo produttore nazionale di carne suina). 

La decisione arriva dopo una lettera del presidente Joe Biden che è intervenuto direttamente sulla questione, suggerendo ai democratici di “liberare il processo di nomina da caucus restrittivi e che sono contro i lavoratori”. La commissione per le regole del Democratic National Committee (DNC) ha approvato la richiesta, che sarà formalizzata ad inizio del prossimo anno.

Dobbiamo garantire che gli elettori di colore abbiano voce nella scelta del nostro candidato molto prima nel processo e durante l’intera finestra iniziale,

ha aggiunto Biden nella sua lettera alla commissione per le regole del DNC.

I caucus sono stati spesso decisivi per la scelta dei candidati dei democratici. Degli ultimi otto candidati presidenziali dei dem, sei vinsero i caucus dell’Iowa. Nel 2008 furono determinanti per la candidatura dell’allora senatore dell’Illinois Barack Obama. Anche se i media hanno contribuito non poco alla creazione dell’evento “caucus”, un vero e proprio circo mediatico che per mesi si trasferisce nello stato agricolo, lo slancio che l’Iowa ha dato ad alcuni candidati nel passato è stato fondamentale per il percorso verso il Super Tuesday, il martedì in cui sono in palio molti dei delegati che contribuiranno a scegliere il candidato presidente.

Da tempo però i democratici discutevano della necessità di cambiare e sostituire l’Hawkeye State, com’è soprannominato l’Iowa, uno stato rurale e a maggioranza bianca, con stati più rappresentativi della realtà nazionale e della base elettorale democratica, sempre più urbana e diversa da un punto di vista razziale. Da notare che questo mese i democratici hanno perso tutti i seggi del Congresso dell’Iowa e tutte le cariche statali tranne una.

Il nuovo calendario prevede che South Carolina sia il primo stato delle primarie del 2024, seguito dal Nevada, dal New Hampshire, dalla Georgia e poi dal Michigan. I cambiamenti premiano gli stati con primarie e con un elettorato più diversificato e plurale, come il South Carolina e il Nevada. Ma il nuovo calendario favorisce anche i moderati. Nel South Carolina – dove gli elettori afroamericani hanno letteralmente salvato la candidatura alle presidenziali di Biden –  la macchina elettorale del deputato Jim Clyburn è composta essenzialmente da elettori afroamericani moderati.

Questo sembra essere anche un buon calendario per la vicepresidente Kamala Harris, se Biden decidesse di non candidarsi nel 2024, o se Harris dovesse candidarsi nel 2028. La vicepresidente sarebbe infatti ben posizionata in South Carolina e Michigan, e probabilmente anche in Georgia. È anche un messaggio di Biden a possibili sfidanti per il 2024, nell’ipotesi sempre più lontana che l’attuale presidente decida di non candidarsi. Anche se il risultato delle elezioni di metà mandato hanno rafforzato il presidente, la possibilità di una sfida alla sua leadership non è da escludere. E con questo calendario elettorale sembra voler definitivamente allontanare questa possibilità.

Oltre alle preoccupazioni sulla rappresentatività dell’Iowa e del New Hampshire – l’80 per cento degli elettori è bianco – sono cresciuti negli ultimi anni problemi tecnici che hanno ostacolato la comunicazione dei risultati. Nel 2020 il Partito democratico statale non è stato in grado di comunicare il vincitore la sera del caucus perché l’app per comunicare i risultati non aveva funzionato per molti presidenti di circoscrizione e i sistemi telefonici di back-up erano bloccati. Dopo un conteggio dei voti laborioso e pieno di intoppi, la vittoria di stretta misura nei delegati era stata assegnata a Pete Buttigieg, ma il voto popolare era stato vinto di Bernie Sanders.

Anche nel 2016, quando Hillary Clinton vinse di poco la competizione contro Sanders nello stato, la scarsa trasparenza del meccanismo dei caucus venne messa in discussione. Si tratta infatti di una complessa – e folcloristica – procedura.

I caucus sono infatti delle ampie “riunioni di vicinato” gestite come riunioni interne di partito. I partecipanti al caucus dei 1.678 distretti dell’Iowa determinano 11.402 delegati, che andranno alle convention di contea. Questi vengono poi filtrati in un numero più ristretto di delegati che andranno alle convention dei distretti congressuali, poi alla convention statale e, infine, solo 41 delegati che andranno alla Convention nazionale che sceglie il candidato alle presidenziali.

Ma non è solo la procedura che porta ai 41 delegati – sui quasi duemila che compongono la Convention democratica a livello nazionale – che è complessa. Per scegliere quei 11.40 delegati che andranno alla convention di contea, le persone si riuniscono in biblioteche, palestre o abitazioni private e, apertamente e senza voto segreto, cercano di convincere amici, familiari e vicini a sostenere il loro candidato preferito.

È un processo in cui anche centinaia di persone si alzano e si muovono in una stanza, alla ricerca di altre persone a sostegno del proprio candidato. Quando tutti hanno smesso di muoversi, si blocca la stanza e si contano quante sono le persone per ogni candidato. Qualsiasi candidato che ottiene meno del 15 per cento del numero totale di persone presenti nella sala viene eliminato e i suoi sostenitori hanno la possibilità di sostenere un altro candidato.

Qui inizia un’altra fase, durante la quale i sostenitori dei candidati rimasti in gara cercano di convincere i supporter dei candidati eliminati a unirsi a loro. Nei precedenti caucus, i giornalisti hanno assistito a scene in cui alcuni sostenitori usavano la forza, spingendo fisicamente delle persone verso il proprio angolo della stanza, oppure offrendo biscotti e altre prelibatezze per incoraggiare gli elettori a sostenere i candidati ancora in corsa. 

Dopo questo secondo turno, a tutti i candidati con più del 15 per cento dei voti viene assegnato un numero di delegati che rappresenteranno i loro interessi nelle fasi successive del processo di nomina. Talvolta, quando due candidati hanno lo stesso numero di sostenitori ma un numero dispari di delegati, si lancia una moneta per determinare chi ottiene il delegato in più.

Un’ulteriore sfida è rappresentata dal fatto che gli elettori devono trovarsi nella stanza alla stessa ora per il conteggio. Per partecipare a un caucus, bisogna infatti presentarsi alle 19 di lunedì sera e d’inverno. Se si arriva dopo l’orario di inizio, non si può partecipare. E quando si è dentro non si può uscire. Questo è uno degli aspetti criticati da Biden, poiché facilita il voto di alcune categorie lavorative ed esclude tutti coloro che lavorano la notte o non possono permettersi di assentarsi da casa per così lungo tempo.

Il ruolo dell’Iowa nella procedura d’investitura del candidato democratico alle presidenziali è iniziato come “un incidente della storia”, nel tentativo di migliorare il processo di nomina in modo che gli elettori potessero dire direttamente chi sarebbe stato il loro candidato alla presidenza. 

Alla Convention democratica del 1968, infatti, il vicepresidente Hubert Humphrey vinse la nomination democratica contro George McGovern e Eugene McCarthy, nonostante non avesse vinto nemmeno una primaria. La candidatura di Humphrey arrivava dopo l’assassinio Martin Luther King Jr. e di Robert Kennedy e dopo il ritiro dalla corsa presidenziale del presidente Lyndon B. Johnson, indebolito dalla guerra in Vietnam. Le tensioni verso il Partito democratico esplosero proprio alla Convention. Mentre i leader politici democratici entravano nella sala della convention, manifestanti si scontravano brutalmente con la polizia proprio fuori dalle porte, mentre la televisione trasmetteva il tutto.

Desiderosi di riparare ai danni della campagna per le primarie del 1968, i leader del Partito democratico crearono la Commissione McGovern-Fraser con il compito di avvicinare il processo di nomina ai cittadini. In questo slancio riformatore il partito democratico dell’Iowa aggiunse una clausola allo statuto del partito statale che portava l’Iowa davanti alle primarie del New Hampshire per il 1972. Da allora i caucus dell’Iowa sono stati il primo appuntamento elettorale per i democratici.

Anche se all’inizio sembrarono non funzionare benissimo – nel 1972 George McGovern, il candidato pacifista che condusse i dem a una delle più dure sconfitte di sempre, fu il primo a vincere il caucus – negli anni successivi le cose cambiarono. Jimmy Carter trascorse molto tempo in Iowa dove vinse nel 1976, lanciandone la candidatura per le presidenziali, poi vinte. In tempi più recenti, Barack Obama sorprese tutti con una vittoria in Iowa nel 2008 contro Hillary Clinton, vittoria che secondo molti gli ha dato lo slancio per vincere la nomination del partito e infine la presidenza. 

Bye, bye Iowa ultima modifica: 2022-12-06T18:47:16+01:00 da MARCO MICHIELI

VAI AL PROSSIMO ARTICOLO:

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento