Migranti. Un caso sconvolgente in Grecia

La vicenda di Ezrat, profugo afghano residente a Salonicco, mette a nudo la scandalosa illegalità e gigantesca corruzione poliziesca.
DIMITRI DELIOLANES
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[ATENE]

Ha fatto ricorso agli Affari interni della polizia greca un anno fa. Come succede troppo spesso, la sua denuncia è finita sepolta in qualche cassetto. Ha deciso quindi di far sapere ai giornalisti la sua sconvolgente storia di scandalosa illegalità e gigantesca corruzione poliziesca. Ha chiamato alcuni giornalisti e l’ha raccontata.
Si chiama Ezrat, ha trent’anni ed è un profugo afghano. Da molti anni risiede a Salonicco con tanto di permesso e concessione asilo politico. È sposato con una immigrata albanese e ha tre figli. Ezrat ha frequentato la scuola greca e conosce bene la lingua. Si guadagna da vivere come interprete nei tribunali e nei commissariati di polizia, dove è conosciuto.

Nell’agosto del 2021 ha saputo che suo nipote era partito dall’Afghanistan per arrivare in Grecia. “Mi hanno detto che doveva attraversare di nascosto il fiume Evros che segna in confine con la Turchia. Dovevo quindi andare là e  pagare per farlo entrare. Il trasporto attraverso il fiume è in mano a un gruppo di pachistani che hanno sede nella città di Xanthi e collaborano con i poliziotti greci. Quando è arrivato il ragazzo, lo hanno piazzato in un alloggio a Kimmeria, vicino a Xanthi, e per darmelo mi hanno chiesto 2.500 euro. Veramente hanno chiamato prima in Afghanistan e da lì ho avuto il loro numero. Quando ho chiamato mi ha risposto un pachistano che mi ha detto: “Porta i soldi così smettiamo di picchiarlo”. 

Mi sono fatto prestare i soldi e sono partito per Kimmeria. Là ho incontrato dei  pachistani che avevo già conosciuto nei tribunali e una decina di altri stranieri dello stesso gruppo di trafficanti. Un pachistano mi ha detto di aspettare che avrebbero portato il ragazzo. Sono arrivati invece due poliziotti, uno in divisa, l’altro in borghese, e hanno iniziato subito a bastonarmi. Mi hanno preso i soldi dalla tasca e hanno continuano a bastonarmi per mezz’ora. Poi mi hanno ammanettato e gettato dentro una macchina con targhe bulgare. A Xanthi mi hanno scaricato in una scuola abbandonata dove tengono ammucchiati gli immigrati. Là mi hanno spogliato, mi hanno preso le chiavi, una catenina e un anello. Dopo mezz’ora mi hanno dato i vestiti ma senza scarpe né mutande. Ho visto che qualcuno tra gli altri immigrati che stavano lì aveva il permesso di soggiorno ma i poliziotti lo prendevano e lo stracciavano. 

Dopo due giorni ci hanno messo in un pullman della polizia e ci hanno portato alla città da Soufli’ vicino al fiume. Là hanno iniziato di nuovo a picchiarci. Gli ho chiesto perché mi picchiavano. “Perché hai imparato il greco?” mi rispondevano. I trafficanti hanno messo un gruppo nella barca e li hanno portati nudi verso la sponda turca. Io e un altro siamo stati legati insieme con manette di plastica e ci hanno buttati nudi nell’acqua, probabilmente per farci annegare. Per fortuna quelli che erano stati gettati con le mani libere prima di noi ci hanno raccolti e portati alla sponda turca. Là ci hanno preso i soldati, ci hanno vestiti e hanno chiamato i giornalisti, ma io non ho voluto parlarci.

Ezrat è rimasto a Istanbul due giorni, ospite di un conoscente afghano. Ha chiamato la moglie che ha recuperato l’auto e poi si è rivolto al consolato greco che gli ha consigliato di affidare il caso a un avvocato. Ezrat ha seguito il consiglio e dopo qualche giorno l’avvocato l’ha raggiunto a Istanbul e gli ha consegnato i suoi documenti per tornare a casa.

Una volta tornato a Salonicco, nel settembre dell’anno scorso, Ezrat ha sporto denuncia, con tanto di nomi e cognomi dei responsabili, incontrando enormi ostacoli, difficoltà e minacce. Da un anno il caso è nelle mani del procutatore del capoluogo macedone e degli Affari interni della polizia. Intanto Ezrat riceve continue minacce dai poliziotti e sta preparando la sua partenza dalla Grecia. Come prova della veridicità del suo racconto ha mostrato ai giornalisti foto delle sue ferite, del passaporto senza il timbro di uscita per la Turchia delle sedi di trafficanti.

Come la polizia greca utilizza migranti come schiavi per respingere altri migranti lungo la frontiera con la Turchia, segnata dal fiume Evros. Un’inchiesta video de Le Monde.

     

Migranti. Un caso sconvolgente in Grecia ultima modifica: 2022-12-07T18:10:39+01:00 da DIMITRI DELIOLANES
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