Una fortezza eterosessuale

La nuova legge russa contro la “propaganda delle relazioni e preferenze non tradizionali” è un salto indietro di trent’anni, quando in Russia l’omosessualità era ancora un reato
MATTEO ANGELI
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“Dobbiamo fare di tutto per proteggere i nostri bambini e coloro che vogliono vivere una vita normale. Tutto il resto è peccato, sodomia, oscurità, e il nostro paese sta combattendo contro di esso”, affermava Vjačeslav Volodin, presidente della Duma di Stato, due settimane fa. La camera bassa dell’Assemblea federale russa approvava, all’unanimità, una serie di emendamenti per vietare “la promozione delle relazioni sessuali non tradizionali”. Lunedì è arrivato il via libera definitivo. Vladimir Putin ha firmato la nuova legge, che è entrata così in vigore. 

È una provocazione all’Occidente. Una guerra nella guerra. Lo scontro su questi temi è totale da quando quest’anno la Russia ha deciso di lasciare il Consiglio d’Europa, poco dopo l’invasione dell’Ucraina. Privi del freno imposto dall’organizzazione per i diritti umani che ha sede a Strasburgo, i legislatori russi hanno accelerato sulla difesa di quelli che definiscono valori propri della tradizione russa. Secondo questa prospettiva – che considera l’omofobia un valore – l’orientamento diverso da quello eterosessuale non è altro che una pericolosa importazione dagli Stati Uniti e dall’Europa.

Abbiamo tradizioni, coscienza, comprensione del fatto che dobbiamo pensare ai bambini, alle famiglie, al paese, per preservare ciò che i nostri genitori ci hanno tramandato,

così continuava il discorso di Volodin. Il presidente della Duma di Stato ha brandito come uno spauracchio cifre gonfiate, affermando che il 16 per cento degli europei tra i 14 e i 29 anni s’identificherebbe come LGBTQ+ o che nel Maryland il 45 per cento degli studenti dello stato si dichiarerebbe non binario. Per Volodin e i suoi colleghi, la “colpa” è della propaganda delle “relazioni sessuali non tradizionali”, cioè non eterosessuali, che diventa il virus da estirpare per impedire il tanto temuto contagio culturale. 

La Federazione Russa guidata dall’uomo forte Putin si sogna quindi isola, fortezza eterosessuale. La virilità tanto ostentata dei leader politici russi diventa in tutti i sensi “la norma”. 

Col documento firmato dal leader del Cremlino, il divieto di propaganda delle relazioni sessuali non tradizionali – già in vigore dal 2013 solo per quanto riguardava i minori – viene ora esteso a tutta la popolazione adulta.

Ogni rappresentazione positiva o neutra delle persone LGBTQ+ sarà bandita da social, media, film, pubblicità e, più in generale, nello spazio pubblico.

Nel dettaglio, secondo quanto pubblicato sul sito della Duma, innanzitutto la nuova legge espande la lista delle informazioni che è vietato veicolare ai minori. Sono proibite “la propaganda e la dimostrazione di relazioni sessuali non tradizionali e/o preferenze sessuali non tradizionali” e “le informazioni capaci di provocare nei bambini un desiderio di cambiare sesso”. Il linguaggio è volontariamente vago e vieta di fatto non solo ogni espressione pubblica di un’affettività non eterosessuale, ma anche, semplicemente, il vivere apertamente la propria identità. Le persone LGBTQ+ saranno quindi obbligate ad autocensurarsi. 

D’ora in poi, nei contenuti a pagamento (libri, riviste, siti internet) questo tipo di contenuti sarà accessibile solo usando un codice speciale per confermare l’età dell’utente. Dove ciò non sarà possibile, la distribuzione sarà completamente proibita. 

La nuova legge espande anche i requisiti per la pubblicità, che non potrà contenere informazioni relative a “relazioni o preferenze sessuali non tradizionali”. I “film che promuovono le relazioni sessuali non tradizionali”, poi, verranno marcati con un particolare bollino di distribuzione. 

Con un modo di fare odioso, che equipara le minoranze sessuali alla pedofilia, si afferma che il garante russo delle comunicazioni, Roskomnadzor, sarà autorizzato a bloccare i siti che fanno propaganda di “relazioni sessuali non tradizionali, pedofilia e rassegnazione del genere”. 

Le multe saranno salate. Chi non rispetterà il divieto di propaganda delle relazioni e preferenze sessuali non eterosessuali rischia di pagare fino a 400 mila rubli (circa 6 mila euro), se il reato è compiuto da un normale cittadino. Fino a 800 mila rubli (circa 12 mila euro) invece è la multa per i funzionari e fino 5 milioni di rubli (circa 76 mila euro) o la sospensione delle attività fino a 90 giorni la pena per le organizzazioni. 

I cittadini stranieri e gli apolidi rischieranno l’espulsione dalla Federazione Russa per tali violazioni. Perlomeno non sono passati gli emendamenti che chiedevano un’incarcerazione di cinque anni per il reato di “ripetuta propaganda LGBT”. 

Per la comunità LGBTQ+ russa è un salto nel passato, indietro di trent’anni. Nella Federazione l’omosessualità era un reato fino al 1993. Il testo firmato da Putin non si spinge fino a definire le relazioni non eterosessuali un crimine, ma le conseguenze sono molto simili. Per evitare sanzioni, le persone LGBTQ+ e le loro storie dovranno sparire dallo spazio pubblico. Locali, negozi, libri, film, associazioni. Per essere lasciati in pace, gay, bi o trans saranno costretti a vivere le loro identità di nascosto, solo tra le mura di casa, come ai tempi dell’Unione sovietica.

È il copione classico dell’omofobia. Putin e i suoi accoliti lo usano per marcare la differenza con l’Occidente, promuovendo un’idea di forza intrisa di mascolinità tossica. Tossica, non solo per la comunità LGBTQ+ ma anche per la società russa in generale.

Una fortezza eterosessuale ultima modifica: 2022-12-07T11:36:26+01:00 da MATTEO ANGELI

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