La governance del turismo

Gestire il flusso di turisti è possibile, senza ticket
FRANCESCO PEDRINI GIUSEPPE TATTARA
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Più di quarant’anni fa l’autorevole economista Remy Proud’homme concludeva un rapporto su Venezia scrivendo “Venezia rischia di morire di turismo”, per aggiungere che era “meglio morire di turismo che di fame”. Queste lucide parole inquadrano il dilemma in cui tutt’oggi siamo immersi e che sono sottolineate dai risultati dello studio di sociometrica, su dati Istat pubblicati alcuni giorni fa sui quotidiani. Il valore aggiunto derivato dal turismo a Venezia è molto alto; tolte le attività legate direttamente o indirettamente al turismo e al pubblico impiego le occasioni di lavoro a Venezia restano poche, mentre la domanda di lavoro per il turismo fa leva su personale per lo più pendolare, scarsamente qualificato, e quindi anche la domanda di residenza ne risulta ridotta.

Il turismo è ininterrottamente aumentato a Venezia nel corso degli anni; è stato dapprima mal sopportato nei periodi di maggior affollamento, i ponti primaverili e autunnali, ma oggi la crescita molto rapida del numero dei visitatori in una città che si sta spopolando giorno dopo giorno pesa in modo particolare. La vita quotidiana risulta congestionata in ogni periodo dell’anno, tanto da stravolgere le consuetudini e rendere difficile l’esistenza a chi vi risiede abitualmente. I veneziani soffrono per tutti i “costi esterni” dell’attività turistica e pagano con le tasse molti servizi che vanno anche a vantaggio dei turisti, mentre vedono ridursi quelli su cui possono contare. Va a questo proposito ricordato che nessun costo esterno entra nei calcoli del valore aggiunto sopra richiamato perché questa grandezza rileva solo le transazioni che “passano attraverso il mercato” e non gli effetti indiretti sull’ambiente naturale e sociale delle attività di trasporto, di produzione o di consumo turistiche, i costi esterni appunto. Se per assurdo Venezia fosse un unico museo, in base a questi parametri, il valore aggiunto  della città probabilmente aumenterebbe ancora.

Un giovane turista impegnato a scattare foto in piazzetta San Marco © Andrea MEROLA

Ma non è certo questo quello che vogliamo! Il nostro valore fondamentale è tenere viva la città con i suoi abitanti, una città in cui residenti e turisti convivano liberamente per il bene di tutti. Per questo è necessario, almeno nel breve-medio periodo, concentrarci sulla gestione del turismo utilizzando al meglio le esperienze e le tecnologie disponibili, mentre si deve pensare a un piano organico d’intervento volto a promuovere nuove attività, facilitare l’accesso al mercato della casa e regolamentare il mercato immobiliare, come si sta ormai facendo in molte città europee.

Il Comune ha puntato con decisione sul ticket d’ingresso come principale strumento per affrontare il turismo in eccesso. Ricordiamo in primo luogo la costituzione che dice che ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza (art.16). Limiti quindi motivati ed eccezionali, che non possono costituire la base per una politica del controllo dei flussi che richiede interventi strutturali, di lungo periodo. Sul regolamento presentato dal Comune è in corso un vivace dibattito che ha messo in luce irrealizzabili proposte di riscossione e controllo oltre a incredibili esenzioni (ad esempio i veneti), che aumentano i caratteri di discriminazione e quindi di illegittimità del provvedimento. È un’idea irrealizzabile che va rigettata senza se e senza ma. A noi pare tuttavia che la legittima protesta dei cittadini sul ticket non debba scalfire la convinzione che i flussi turistici vadano comunque gestiti. Questi ultimi devono essere studiati e governati con diversi strumenti coordinati tra loro: analisi delle criticità, monitoraggio continuo dei numeri in gioco (quantità e qualità), prenotazioni, simulazioni, modelli.

No al ticket d’ingresso, Venezia è una città, 19 novembre 2022. © Andrea MEROLA

È necessario un piano della mobilità urbana. In primo luogo va fissata la capacità della città di accogliere un certo numero di visitatori nei periodi di massima affluenza e poi va studiata possibilità di gestire in modo ordinato l’ingresso dei turisti, pianificandone gli accessi. La tecnologia è disponibile, si basa sui computer, sui telefoni cellulari, sulle reti telematiche, su card intelligenti e  offre la possibilità di programmare la presenza di almeno una parte dei visitatori per mezzo di prenotazioni acquisite direttamente on line e dotare i visitatori che hanno prenotato di uno strumento obbligatorio (la “card”) che facilita il loro soggiorno, semplificando l’accesso ai servizi e garantendo la disponibilità delle risorse turistiche prenotate (trasporti, alberghi, musei, spettacoli,  servizi, ecc.).

Sono due aspetti strettamente collegati. La prenotazione richiede di studiare un calendario prospettico e quindi bisogna raccogliere e distribuire informazioni sullo stato di occupazione delle risorse turistiche, prevenendo le situazioni di maggiore congestione e regolandosi di conseguenza. Vanno anche stabilite delle priorità di accesso differenziate alle varie “popolazioni” presenti in città: i residenti, gli studenti, i lavoratori, i turisti residenti, i turisti escursionisti. Si devono creare zone a traffico limitato acquee che riducano la congestione nel bacino di San Marco e va bloccato al traffico turistico il ponte della libertà. Ogni azione di controllo va coadiuvata da una coerente politica di prezzi e sconti (sull’ingresso ai musei, su negozi, su alcune attività tipiche) utili per distribuire le presenze turistiche nel tempo e nel tessuto urbano.

La Smart Control Room del Tronchetto

A Venezia è già in funzione la Smart Control Room, un innovativo sistema di monitoraggio integrato di flussi, fenomeni e comportamenti di persone e mezzi. Gran parte di ciò che ha a che fare con gli spostamenti delle persone è analizzato a campione attraverso dati provenienti dalle celle telefoniche a cui si agganciano i telefoni cellulari di residenti, pendolari e turisti, integrati dai dati trasmessi da una rete composta di una trentina di sensori di passaggio e da alcune video camere. Vanno poi condivise le informazioni in possesso dei vari enti preposti alla fornitura dei servizi (ACTV e Veritas innanzitutto) che possono interfacciarsi con le indicazioni sui flussi turistici.

Ciascun tipo di dati da solo fornisce un quadro parziale della situazione, ma integrando fra loro grandezze di tipo diverso ed elaborandole con opportuni algoritmi, si ottengono delle descrizioni campionarie attendibili del movimento pedonale. Sulla base di questi dati si può stimare quante persone sono state e sono a Venezia, si possono misurare e prevedere gli affollamenti nelle aree di particolare interesse e, attraverso modellazioni e simulazioni, suggerire adeguate misure di intervento. Si possono gestire i movimenti di persone e di mezzi, coordinarli e programmarli in funzione di grandi eventi, di esigenze logistiche, si può controllare il traffico in modo da limitare il moto ondoso, l’inquinamento, cosa che ci si attende da una città che si proclama capitale della sostenibilità, ma che oggi sostenibile non è.

Alla base di tutto il ragionamento deve esserci la ferma convinzione che qualsiasi fenomeno ci si proponga di gestire va innanzitutto misurato; affidarsi alla percezione, “al fiuto”, può portare fuori strada. Venezia d’altra parte è un laboratorio ideale per una moderna analisi dei flussi turistici: ne ha i mezzi e potrebbe essere un caso-studio per altre città storiche sotto l’egida del ministero dei Beni culturali e dell’Unesco.

Si sente parlare di pericoli per la privacy, ma i dati che provengono dalle celle telefoniche sono anonimi e vengono sistematicamente distrutti: sono rilasciati solo dati aggregati. La Control Room è finanziata con fondi europei e comunali, che sono soldi pubblici e, proprio per questo, le informazioni di cui dispone devono essere liberamente accessibili alle università e ai centri di ricerca per promuovere lo studio di soluzioni flessibili che vengano sperimentate e a mano a mano implementate. Vanno coinvolti i cittadini, le categorie economiche e sociali, i tour operator, i grandi operatori internazionali che gestiscono direttamente le attività turistiche per lo studio di soluzioni graduali che partano dal controllo dei gruppi organizzati, delle agenzie turistiche per poi scendere a modalità di intervento più sofisticate, e le varie misure devono venire via via presentate e discusse in dibattiti pubblici con la cittadinanza.  

Il turismo può essere una straordinaria fonte di ricchezza per la città, un volano per molte altre iniziative, ma deve essere governato da un organismo che ne garantisca la buona gestione, cui facciano capo accanto al Comune, altre istituzioni cittadine, che operino nella massima trasparenza e che possano intervenire agendo sulle leve più opportune, evitando manovre inutilmente restrittive per i turisti, ma non lasciando al caso la fruizione di Venezia.

La governance del turismo ultima modifica: 2022-12-08T17:58:09+01:00 da FRANCESCO PEDRINI GIUSEPPE TATTARA

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