Il liutaio magico

Incontro con Guido Capitanio, che realizza chitarre di alto livello a via Garibaldi, nella parte ancora “veneziana” di Venezia.
ANTONELLA BARETTON
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A ripensarci, le tre chitarre che campeggiano in bella vista nella vetrina di Guido Capitanio, all’anagrafico  di Castello 1240, verso la fine di via Garibaldi, potrebbero ricordare le forme affusolate di prosciutti. Quegli stessi che venivano esposti nella storica macelleria di famiglia, gestita prima dal nonno e poi dal  padre, infine dallo stesso Capitanio, prima di determinarsi a trasformarla definitivamente in una liuteria.
Passione, quella del legno e dei suoni, che gli nasce da ragazzino, interessato, dopo il diploma nautico,  a costruirsi modellini statici di velieri in legno, ma col chiodo fisso per la chitarra classica. Prende lezioni,  ma poi molla, suo padre lo vuole in negozio. Ma fare il “becher”, seguire la tradizione di famiglia, non è  proprio nelle “sue corde”. E poi i tempi stanno rapidamente cambiando e anche di “Arsenalotti”, storici  avventori di via Garibaldi, ce ne sono sempre di meno a farsi i panini dopo il lavoro.

È già adulto  quando riprende gli studi giovanili di strumento. Si concede lezioni private e comincia, da assoluto  autodidatta, a costruirsi la prima chitarra. Si documenta sul legno più adatto alla risonanza, l’altissima  precisione e il lavoro col calibro – anche un decimo di millimetro fa la differenza sugli spessori delle  tavole armoniche, per la trasmissione della pastosità e dell’integrità del suono -, è materia che non lo  spaventa. Soccorrono le esperienze dei modellini nautici e il formidabile orecchio (quasi assoluto!) che  gli consente di percepire frequenze che ad altri sfuggono. Il giorno del suo primo saggio di chitarra, il  maestro lo invita a suonare con lo strumento che lui stesso si è costruito. Al termine della prova, sono  in molti che chiedono il nome della liuteria di produzione per la timbrica eccezionale.  

A Guido Capitanio piace raccontarsi e raccontare la sua arte. Spiega che più il legno ha i pori chiusi ed  è rigido, più c’è trasmissione del suono e risonanza. Il contrario di quanto serve in nautica, dove i legni  per le barche devono invece essere elastici, come il mogano. L’abilità del liutaio si misura soprattutto  nell’incatenatura, la legatura tramite listelli di legno di abete nella tavola armonica, all’interno della  chitarra. Consente di ampliare o ammorbidire la caratteristica sonora dello strumento. Altra fase delicata  (anche questa molto spesso tenacemente custodita e non svelata sui vari tutorial che si possono trovare  anche in rete) è quella della finitura della chitarra. L’utilizzo della gommalacca e altre essenze si rivelano  essenziali per la trasmissione sonora e, fondamentalmente, consentono di distinguere una produzione  artigianale da quella industriale dove si fa largo uso di vernice. La vernice compromette la trasmissione  sonora e dunque la timbrica dello strumento ma viene utilizzata, comprensibilmente, anche per celare l’utilizzo del compensato al posto del legno per la costruzione della cassa armonica. 

Si comprende allora come la liuteria, arte autenticamente artigianale, implichi abilità tecniche e  approfondite conoscenze scientifiche ma necessiti anche di un naturale talento, circostanze che la  rendono difficilmente trasmissibile.  

In Veneto, spiega Capitanio, non ci sono scuole di liuteria, presenti invece in Emilia Romagna, in Toscana e in Lombardia con la prestigiosa Civica Scuola di Liuteria di Milano. Quanto a coltivare  eventuali apprendisti – “qualche giovane talvolta si affaccia alla bottega chiedendomi di insegnargli” – la  maggiore criticità consiste, a detta di Capitanio, nella stringente normativa sia in termini di sicurezza del  lavoro e l’assenza di incentivi fiscali che scoraggiano eventuali assunzioni. Un po’ quello che succede  con tutte le produzioni artigianali, vetro artistico compreso. Del resto, la disattenzione o l’errato utilizzo  della strumentazione per la lavorazione dei legni, può risultare fatale per incidenti sul lavoro. 

Altro problema, secondo il liutaio risiederebbe nella difficoltà di “fare rete” tra i liutai del territorio, oltre  alla scarsa attenzione delle istituzioni locali a supporto. 

In ogni caso sarebbe proficuo sia per il liutaio che per i diretti fruitori, cioè i musicisti, creare occasioni di  incontro per testare gli strumenti, verificarne le diverse caratteristiche. Quando un musicista entra nella mia  bottega gli dico sempre, dimmi le criticità, non quello che va bene….quello, mi serve per migliorare. In tal senso  sarebbe auspicabile che lo stesso Benedetto Marcello raccogliesse l’iniziativa di invitare ai propri masterclass o  workshop anche i liutai, oppure organizzasse un’esposizione di chitarre classiche con possibilità, come detto, di provare gli strumenti sia per professori che per allievi. L’iniziativa sicuramente troverebbe riscontro e anche  sponsor interessati al progetto, tenuto conto dello straordinario appeal esercitato da un sede prestigiosa come il nostro Conservatorio di Venezia

In tale ambito, è sicuramente degna di plauso la manifestazione organizzata lo scorso aprile da  Confartigianato, sotto la direzione del liutaio Davide Pusiol, alla Scuola Grande di San Teodoro: la First Venice International Artisan Guitar Show che ha messo in mostra la miglior produzione nazionale ed  internazionale di chitarre elettriche e classiche.  

La poca sinergia tra i colleghi liutai (naturalmente non di tutti) oltre alla mancanza delle istituzioni -salvo,  qualche timido tentativo a supporto – sembrano criticità in grado di compromettere, inesorabilmente,  non solo la diffusione, ma anche l’esistenza stessa della liuteria veneziana, che pur vanta un’assoluta  tradizione di eccellenza.  

Il mercato a livello internazionale muove viceversa ingenti capitali, con la Cina che esercita una  formidabile concorrenza nella produzione di chitarre (industriali) e una politica fortemente aggressiva  quanto a prezzi di vendita.  

Emblematico il caso della tempesta “Vaia”, nell’ottobre del 2018, responsabile dello sradicamento di  circa 14.000 alberi, in prevalenza abeti rossi, adatti alla produzione di chitarre. Racconta Capitanio che all’epoca molti liutai prospettarono l’idea di costituirsi in consorzio per l’acquisto del legno. In realtà arrivarono i cinesi che acquistarono l’intera partita, lasciando gli altri a bocca asciutta. Caricarono i legni  con centinaia di camion parcheggiati a Marghera… Chiaramente i prezzi delle chitarre cinesi, prodotte  industrialmente, risentono sia del materiale utilizzato (compensato invece del legno) che della finitura “a vernice”, per quanto si è già osservato. Nelle nostre Dolomiti, è pregiato il legno della Val di Fiemme (acero, cipresso, abete, mogano); tuttavia molto costoso, mentre la Spagna – altro paese dall’immensa  tradizione – è in grado di offrire il miglior rapporto qualità prezzo in termini di materia prima, anche per  l’ampia varietà dei legni disponibili. 

Cina e Corea sono anche i paesi che manifestano la maggior domanda di prodotti di alto artigianato ed  eccellenza per quanto attiene alle chitarre classiche. Non sfugga il parallelismo con l’analogo fenomeno  dell’alta moda dove la forte domanda da parte cinese di prodotti autentici e di alta gamma, contrasta  con un’offerta molto spesso di beni a prezzo vile e basso pregio. In realtà Cina e Corea vantano musicisti e appassionati di chitarra classica che ricercano e riconoscono l’artigianalità del prodotto.

Il problema,  semmai, è che pratico prezzi troppo bassi rispetto alle ore di lavoro (circa 250 ore per costruire una chitarra); mi  è stato detto che in questo modo scredito il mio lavoro, rispetto ai prezzi mediamente praticati all’estero per  prodotti di questa gamma. Ma questa politica, per quanto mi riguarda, serve per non rendere impossibile ad un  giovane musicista, l’eventuale acquisto di un mio pezzo e non ho intenzione di cambiarla. 

In ogni caso per un prodotto così tailor-made e customizzato, essenziale si rivela la prova diretta da  parte del fruitore, mentre una vetrina “online”, – come quella confezionata dalla CNA Venezia per  promuovere le imprese artigiane veneziane Venice Original dove pure Capitanio è presente non può che rivelarsi scarsamente significativa in termini di fatturato. Se davvero le istituzioni e l’associazionismo di categoria  volessero supportare le eccellenze in ambito di costruzione di strumenti, dovrebbero piuttosto rendersi  pionieri di eventi rigorosamente in presenza dove domanda e offerta, (liutai e musicisti) possano davvero incontrarsi, in uno scambio fecondo per entrambi. Per il resto, vale ancora il passa parola tra gli addetti  al settore, il consiglio del professore d’orchestra che ha verificato personalmente lo strumento e ne ha saggiato le caratteristiche. 

© Antonella Baretton

Nel resto della conversazione con Guido Capitanio, ci s’intrattiene a parlare dei cambiamenti radicali del quartiere che – pur restando ancora autenticamente popolare – ha massivamente risentito dello spopolamento comune a tutte le altre aree cittadine e della riconversione di gran parte degli alloggi alla  locazione turistica. 

Quando ero ragazzo, via Garibaldi contava quindici banchi di frutta e dieci di pesce. Il rifacimento della  pavimentazione con la rimozione del porfido, normative edilizie, urbanistiche e sanitarie più stringenti e restrittive, hanno progressivamente importato la chiusura di tutte queste attività commerciali., Ad oggi rimane la  barca della frutta, una pescheria e un altro esercizio a metà della strada. Io stesso, prima della liuteria, esercitavo  in questi spazi una gastronomia, poi un negozio di articoli sportivi e integratori alimentari. L’ottanta per cento delle  abitazioni sono destinate all’affitto breve. Occorre tuttavia dare atto che l’apertura di bar e ristoranti ad uso  turistico non ha comunque impattato negativamente sulla zona. Complessivamente ha contribuito a un suo  miglioramento. Il turismo che frequenta via Garibaldi è di tipo culturale, strettamente legato alla visita delle  Biennali Arte e Architettura. È alta la domanda da parte di gallerie ed artisti di spazi espositivi, magazzini e  depositi vengono richiesti e consentono rendite di posizione insperate. Anche per il mio negozio, è stata formulata  richiesta di condivisione da parte di un’artista che desidera esporre le sue opere accanto a un autentico  artigiano.  

Il distretto dell’arte, musica, architettura, alto artigianato sembra dunque avere buone possibilità di  formarsi in questo angolo di Venezia, che potrebbe prestarsi ad una riconversione foriera di nuove  occasioni di lavoro; laboratori di eccellenza che finirebbero per trascendere l’aspetto esclusivamente  turistico per creare occasioni per vecchi e nuovi residenti. È doveroso compito delle istituzioni locali  non compromettere un processo che sembra, timidamente, da qualche tempo essersi innescato e che  consentirebbe di superare, per una volta, la monocultura turistica che impera oramai nelle altre parti della città.

Il liutaio magico ultima modifica: 2022-12-13T21:12:42+01:00 da ANTONELLA BARETTON
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