Non si torna indietro sui matrimoni gay

In America la nuova legge federale che tutela le unioni tra persone dello stesso sesso è una delle poche vittorie bipartisan dell’amministrazione Biden. È il culmine di una trasformazione sociale e politica lungi dall’aver perso vigore.
MATTEO ANGELI
Condividi
PDF

Martedì 13 dicembre Joe Biden ha firmato il Respect for Marriage Act, legge che impone al governo federale americano di riconoscere la validità di tutti i matrimoni, anche quelli tra persone dello stesso sesso o “interrazziali”. Sul matrimonio gay non si torna indietro, è il messaggio dei legislatori americani. In tutto il territorio degli Stati Uniti, il diritto delle persone dello stesso sesso a sposarsi è garantito dalla sentenza “Obergefell v. Hodges”, emessa dalla corte suprema nel 2015.

Ma oggi gli equilibri nell’alta corte sono cambiati. I giudici repubblicani sono sei, contro i tre a nomina democratica, e hanno già dimostrato in giugno di non aver paura a portare indietro le lancette della storia. In occasione del ribaltamento della sentenza Roe v. Wade, che tutelava a livello federale il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza, il giudice Clarence Thomas disse che la corte suprema avrebbe dovuto riesaminare anche la sentenza Obergefell v. Hodges. 

Per evitare le conseguenze peggiori di un tale scenario, il Congresso americano ha dato vita a uno sforzo bipartisan. Il Respect for Marriage Act stabilisce che, se la Corte suprema permetterà un giorno ai singoli stati di vietare le unioni gay, tutti i cinquanta stati saranno comunque obbligati a riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati legalmente in un altro stato americano. 

Inoltre il Respect for Marriage Act abroga definitivamente il Defense of Marriage Act, legge federale firmata da Bill Clinton nel 1996. Questa non solo definiva il matrimonio come l’unione tra un uomo e una donna, ma consentiva anche agli stati di rifiutare il riconoscimento delle unioni gay officiate in altri stati. Nonostante le sentenze della Corte suprema “United States v. Windsor” e “Obergefell v. Hodges” abbiano di fatto dichiarato incostituzionale il Defense of Marriage Act, questo non era stato ancora abrogato. Cancellando questa norma, si impedisce che un’eventuale decisione avversa della Corte suprema a maggioranza repubblicana faccia fare al paese un salto indietro nella storia. 

Bill Clinton riconobbe pubblicamente l’errore compiuto firmando il Defense of Marriage Act e fece campagna a favore dell’introduzione dei matrimoni tra le persone dello stesso sesso

Da quando Joe Biden è presidente, il Respect of Marriage Act è una delle poche leggi che hanno potuto contare su un consenso bipartisan. Nessun legislatore democratico si è opposto, mentre dodici repubblicani in Senato e trentanove nella Camera dei rappresentanti sono andati contro la maggioranza del proprio partito, per votare a favore della tutela federale per i matrimoni gay. Una decisione in zona Cesarini, perché da gennaio il ramo basso del Congresso passerà ufficialmente in mano repubblicana, in seguito al risultato del voto di midterm di novembre. 

Non è solo una questione di convinzioni, ma anche di convenienza politica. Molti legislatori repubblicani sanno che su questi temi il baricentro della società americana si è spostato. I sondaggi indicano che almeno il 70 per cento dei cittadini sarebbe a favore dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. Dato in continua crescita, anche se si considera che nel 1996 solo il 27 per cento della popolazione adulta sosteneva questa misura. 

Non stupisce quindi che alcuni politici di destra trovino una convenienza nel sostenere le istanze LGBTQ+. Questo è un modo per tentare di recuperare quell’elettorato giovane e acculturato che Donald Trump ha fatto scappare. 

Biden ha firmato la nuova legge durante una cerimonia molto simbolica a South Lawn, alla Casa Bianca, davanti a 5.300 persone tra legislatori dei due partiti e sostenitori. Sam Smith e Cyndi Lauper hanno cantato. La vicepresidente Kamala Harris ha ricordato quando celebrò un matrimonio tra due donne a San Francisco. Chuck Schumer, il leader dei Dem in Senato, portava la stessa cravatta viola che aveva indossato al matrimonio della figlia Alison, la quale insieme alla moglie aspetta un figlio entro primavera. 

Grazie ai milioni di persone che hanno speso anni per promuovere il cambiamento e al lavoro tenace dei miei colleghi, mio nipote vivrà in un mondo che rispetta e onora il matrimonio delle sue madri,

il commento di Schumer.

Era presente anche Nancy Pelosi, ancora per poco Speaker della Camera. Pelosi qualche giorno prima aveva ricordato come nel suo primissimo discorso alla Camera, nel 1987 incitò l’amministrazione Reagan a uscire dall’inerzia e a mostrare capacità di leadership nella crisi causata dalla pandemia di Aids.  

Proprio come ho iniziato la mia carriera lottando per la comunità LGBTQ+, sono felicissima che il Respect for Marriage Act sarà una delle ultime leggi che firmerò in quanto speaker. Questa norma assicura che il governo federale non ostacolerà mai più il matrimonio della persona che si ama,

ha detto Pelosi.

L’8 dicembre Nancy Pelosi in occasione della firma del Respect for Marriage Act alla Camera dei Rappresentanti

Il grande protagonista della serata è stato però Joe Biden. Il presidente in carica è il politico che più di tutti ha saputo interpretare e fare propria la parabola della società americana su questi temi. Diversamente ad esempio da Nancy Pelosi, Biden, uno dei politici di fede cattolica più noti del paese, non è sempre stato un fervente sostenitore dei diritti LGBTQ+. 

Da quando è stato eletto per la prima volta senatore nel 1973, Biden si è spesso schierato con la parte “conservatrice” del Partito democratico, su temi come aborto, matrimoni gay e riforma della pena di morte. Nell’epoca in cui il presidente americano è nato e cresciuto, gli Stati Uniti erano in effetti un paese molto meno tollerante nei confronti delle minoranze sessuali. Perciò Biden in passato sostenne una misura che limitò il modo in cui si parlava di omosessualità nelle scuole, votò nel 1996 a favore del famigerato Defense of Marriage Act o, ancora nel 2008, in un dibattito con la candidata repubblicana alla vice-presidenza, Sarah Palin, si oppose a una “ridefinizione da un punto di vista civile di ciò che costituisce il matrimonio”. 

Tuttavia, al momento giusto Biden seppe abbandonare in toto le remore che avevano fino ad allora accompagnato la sua azione politica, e diede una spinta decisiva al cambio di passo dell’amministrazione Obama sulla questione.

La svolta storica di Biden avviene il 6 maggio 2012. Barack Obama sta preparando accuratamente la sua rielezione e non vuole ancora sbilanciarsi su questo tema. In un’intervista sulla NBC, durante il format “Meet the Press”, Biden, allora vicepresidente, sorprende tutti con una fuga in avanti rispetto al presidente e al suo partito.

[Il dibattito sul matrimonio gay] ruota attorno a una semplice proposta: Chi ami? Chi ami e sarai fedele alla persona che ami? Questo è ciò che la gente sta scoprendo, è ciò che alla radice hanno in comune tutti i matrimoni,

disse dieci anni fa Biden aggiungendo: 

Sono assolutamente d’accordo col fatto che gli uomini che sposano degli uomini, le donne che sposano delle donne e gli uomini e donne eterosessuali che si sposano tra loro debbano avere gli stessi diritti, tutti i diritti civili.  

Questa singola intervista trasformò per sempre il politico Biden, che fino a quel momento aveva sempre fatto attenzione a non prendere posizioni che avrebbero potuto bollarlo come “troppo di sinistra”. Il coraggio che dimostrò gli valse invece apprezzamenti unanimi all’interno del partito e contribuì a definirne l’immagine “presidenziale” a livello nazionale. E obbligò Obama a prendere posizione. Tre giorni dopo, il presidente s’espresse a favore dei matrimoni gay. 

Da allora Biden è diventato un campione dei ditti LGBTQ+ e, da quando è diventato presidente, non perde occasione per intervenire sulla questione. Ha annullato il divieto dell’amministrazione Trump che impediva alle persone trans di servire nell’esercito. Ha voluto al suo fianco Pete Buttigieg, segretario di stato ai trasporti, prima persona dichiaratamente gay a far parte del gabinetto del presidente. Ha voluto Rachel Levine come assistente segretario per la salute degli Stati Uniti, prima persona trans a occupare una carica che richiede la conferma del Senato. E soprattutto, è intervenuto a più riprese contro la valanga di decreti a firma conservatrice, a livello di stati e locale, che cercano di far indietreggiare i diritti delle persone LGBTQ+ e in particolare dei giovani trans. 

Ora all’età di ottant’anni, la firma del Respect for Marriage Act è la sua definitiva consacrazione. Quella di Biden è la storia di una generazione che ha saputo mettersi alle spalle i pregiudizi dell’epoca in cui è nata e cresciuta. 

Rispetto e ammiro il fatto che Biden sia stato in grado di ammettere che il suo punto di vista non era più al passo coi tempi e abbia saputo cambiare posizione sulla questione, diventando ora un paladino e sostenitore dichiarato dei diritti LGBTQ+, 

ha commentato martedì Kelley Robinson, presidente della Human Rights Campaign, la più grande organizzazione LGBTQ+ d’America. 

La firma del Respect for Marriage Act è una grande vittoria, ma la guerra culturale su questi temi è lungi dall’essere conclusa.

A South Lawn Biden ha usato parole chiare:

Razzismo, antisemitismo, omofobia, transfobia, sono connessi tra di loro. Ma l’antidoto contro l’odio è l’amore. 

Biden circondato dai pesi massimi dell’establishment democratico, tra i quali Kamala Harris, Nancy Pelosi e Chuck Schumer, festeggia la firma del Respect of Marriage Act

ORGOGLIO ARCOBALENO

di Matteo Angeli

2022 – ytali editore

ACQUISTA IL LIBRO SU STREETLIB

ACQUISTA IL LIBRO SU AMAZON

Non si torna indietro sui matrimoni gay ultima modifica: 2022-12-16T23:42:26+01:00 da MATTEO ANGELI

VAI AL PROSSIMO ARTICOLO:

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento