Grave scontro tra poteri dello stato a Madrid

La Corte costituzionale impedisce al Senato di esaminare e votare la riforma del codice penale, già passata alla Camera. Lo scontro in atto tra i poteri giudiziario e legislativo è forse la più grave crisi istituzionale della Spagna democratica.
ETTORE SINISCALCHI
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La Spagna è piombata in un grave scontro tra poteri dello stato. Quello in atto tra legislativo e giudiziario, lontano dalle piazze e quindi dai riflettori, non si percepisce in tutta la sua dirompenza, come accadde per la crisi catalana, ma siamo probabilmente di fronte alla più grave crisi istituzionale della Spagna democratica. L’Europa ha di che preoccuparsi più adesso di quando la Generalitat guidata da Carles Puigdemont e il governo di Mariano Rajoy trascinarono il paese in un conflitto che mimava irresponsabilmente una secessione mai messa in atto. Come per la crisi catalana, lo scontro politico è stato “giudizializzato”, allora affidando a carceri e tribunali il governo dei conflitti politici territoriali, ora mettendo in conflitto il Tribunale costituzionale, massimo organo di interpretazione del Testo, col parlamento spagnolo, sede del potere legislativo, oltre che con l’esecutivo.

Oggetto del contendere è la proposta di legge per la revisione del meccanismo di rinnovo del Tribunale costituzionale. La Corte ha quattro membri scaduti dallo scorso giugno. Le norme prevedono che le nomine siano proposte dal governo in accordo con le opposizioni. Il Partido popular (Pp) si rifiuta di accordarsi con l’esecutivo per non perdere la maggioranza conservatrice attuale. Il Costituzionale non è l’unica istituzione giudiziaria bloccata dai popolari. Lo stesso accade col rinnovo del Consejo general del Poder judicial (Cgpj, il Csm spagnolo), nel quale il rinnovo di otto componenti di nomina parlamentare, su venti, è bloccato dalla maggioranza conservatrice da ben quattro anni — anche guardando al Costituzionale, i cui quattro giudici col mandato scaduto dovrebbero essere nominati due dal governo e due dal Cgpj.

Il governo, dopo un anno di accuse reciproche e falliti tentativi di accordo (il nuovo segretario del Pp, Alberto Nuñez Feijóo si incontrò anche con Pedro Sánchez e il nodo pareva essere sciolto) ha dunque provato a forzare con una proposta di legge di modifica del Codice penale per cambiare la Legge organica del potere giudiziario e quella del Tribunale Costituzionale. E lo ha fatto in un percorso legislativo già di per sé difficile, come la revisione del reato di sedizione, questione legata a doppio filo alla vicenda catalana —è il reato più grave per cui son stati condannati i leader indipendentisti.

L’incontro, poi rivelatosi inutile, tra Sáncez e Feijóo a La Moncloa, la sede del governo spagnolo, nello scorso aprile; fonte

Obiettivo della riforma è consentire il rinnovo dei quattro giudici costituzionali attraverso una modifica della procedura di nomina, sia nel Cgpj che nel Costituzionale, riducendo da tre quinti alla maggioranza assoluta il quorum parlamentare per l’elezione dei componenti del Consejo e eliminando l’approvazione delle nuove nomine da parte del Costituzionale. In questo modo la maggioranza del parlamento tenta di spezzare la tenaglia perfetta del Pp ­—che blocca il rinnovo nel Cgpj, mantiene la maggioranza conservatrice nel Costituzionale e impedisce al parlamento di procedere alle nomine— scatenando la reazione delle opposizioni, Pp in testa.

Il Pp denuncia l’incoerenza legislativa, sono norme introdotte in un progetto che riguardava solo il reato di sedizione, e ritiene anche che la presentazione come proposta e non come progetto di legge, cioè da parte dei gruppi parlamentari e non del governo, sia una mossa per aggirare l’obbligo di chiedere relazioni sul testo al Cgpj, alla Avvocatura e al Consiglio di stato.

Una “riforma-express” incostituzionale per il Pp che — sempre in gara con Vox che ha annunciato una mozione di censura per Pedro Sánchez — ha presentato mercoledì scorso al Tribunale Costituzionale un recurso de amparo, una procedura d’emergenza, chiedendo che la Corte impedisse al parlamento di discutere e votare il testo. Un corto circuito esplosivo.

Giovedì gli undici magistrati del Costituzionale si sono riuniti d’urgenza per studiare le misure sollecitate dal Pp. A prima ora si era tenuta una riunione della componente conservatrice che era pronta a votare favorevolmente ma, quando la riunione è iniziata, si sono scontrati coi cinque giudici progressisti che — altro avvenimento senza precedenti a sottolineare l’eccezionalità dello scontro in atto — si sono rifiutati di discutere e votare senza un dibattito preventivo e il tempo per studiare la complessa materia, minacciando di abbandonare i lavori. Il presidente, Pedro González-Trevijano, ha concesso lo spostamento della discussione a oggi, lunedì. Giovedì quindi, dopo una seduta infuocata con accuse reciproche di golpismo, l’aula parlamentare ha potuto votare il provvedimento — col serrare le fila di tutti i partiti che appoggiano esternamente il governo e una solida maggioranza.

Ma non è finita, giovedì il testo andrà al Senato e oggi, lunedì, il Costituzionale potrebbe teoricamente accogliere la richiesta dei popolari, e impedire alla camera alta di deliberare, anche se la maggior parte dei giuristi ritiene improbabile che questo possa avvenire, proprio perché presupporrebbe la trasformazione del recurso de amparo in un vaglio preventivo da parte della Corte del lavoro del parlamento, funzione esplicitamente scartata nel dibattito costituente. Nel caso avvenisse, il progetto di legge verrebbe paralizzato. Anche i socialisti hanno deciso un’offensiva legale e hanno presentato una domanda di ricusazione dei due giudici costituzionali scaduti, chiedendo che non si esprimano sul ricorso del Pp per conflitto di interesse, essendo direttamente coinvolti nelle conseguenze della decisione dell’organo di cui fanno parte.

++AGGIORNAMENTO++
LA DECISIONE

Dopo aver respinto in mattinata le richieste di ricusazione di due giudici costituzionali da parte di Psoe e Unidas Podemos, motivata col fatto che i due giudici col mandato scaduto erano in conflitto d’interesse, passate le 23,30 di lunedì il TC ha anticipato il dispositivo dell’atto: l’esame in Senato del Progetto di legge è sospeso per le parti contestate. “La lesione di diritti fondamentali invocata non è carente prima facie, sulla base del rapporto di omogeneità che “deve esistere tra gli emendamenti e l’iniziativa legislativa che si pretende modificare . […] Di conseguenza [il Tribunale] ha concordato di sospendere cautelarmente […] l’esame parlamentare delle disposizioni che modificano la Ley Orgánica del Poder Judicial (LOPJ) e la Ley Orgánica del Tribunal Constitucional (LOTC)”.

LE CONSEGUENZE
Il testo potrà proseguire il suo percorso parlamentare, espunto dalle parti oggetto del ricorso, ossia gli emendamenti che modificavano il meccanismo di formazione del Cgpj e del TC. Queste riforme potranno riprendere da zero il percorso parlamentare all’interno di una proposta di legge ad hoc. La parte della riforma del codice penale che riguarda i delitti di sedizione e malversazione, potrà invece concludere il suo camino al Senato ottenendo, presumibilmente, il via libera della maggioranza parlamentare. Il Cgpj oggi si riunisce per votare i sostituti di due dei magistrati del Costituzionale. Nel caso in cui ci fosse un accordo, una parte della crisi giudiziaria in atto sarebbe risolta. Ma gli auspici non sono buoni: la riunione è stata convocata dal Cgpj, col voto della maggioranza conservatrice, appunto per calendarizzare il voto prima che la riforma, ieri bloccata dal Costituzionale, vedesse la luce, e poter così continuare a rimandare le nomine.

LE REAZIONI
PEDRO SÁNCHEZ

“Il governo, come non potrebbe essere altrimenti, anche se non la condivide, rispetta la risoluzione adottata ieri dall’attuale maggioranza conservatrice del Tribunale costituzionale”, ha detto il presidente del governo in una dichiarazione di questa mattina a La Moncloa. “Pure, conformemente alla legge e alla Costituzione , il governo adotterà le misure che saranno necessarie per porre fine all’ingiustificabile blocco del Potere giudiziario e del Tribunale costituzionale. E, conseguentemente, affinché sia rispettata la Costituzione e la volontà popolare espressa nelle elezioni generali del 2019”. Per Sánchez, la decisione del TC non ha precedenti “in 44 anni di democrazia” e si spiega con “la pretesa del Pp di mantenere con metodi illegittimi un potere che i cittadini non hanno convalidato nelle urne”.
ALBERTO NUÑEZ FEIJÓO

Il presidente del Pp, in una conferenza stampa convocata in tarda mattinata nella sede nazionale di calle Génova, a Madrid, ha dichiarato: “Sánchez ha trasmesso un messaggio subliminale dicendo che farà tutto il possibile per accontentare gli indipendentisti e, dal governo, controllare la giustizia. Io difenderò lo Stato, la democrazia, la garanzia dell’indipendenza del potere giudiziario”. Feijóo si è detto “a disposizione del governo per fare accordi di Stato. A condizione che Sánchez rinunci alla sua “frettolosa” riforma, “mantenga come sono sedizione e malversazione” e “rinunci a controllare i giudici, attenendosi a una riforma di legge non finalizzata a occupare i vertici coi suoi ma affinché siano i giudici a eleggere i giudici”. Se non si verificano queste condizioni, conclude Feijóo, resta “la celebrazione del voto”.
SANTIAGO ABASCAL
Il leader di Vox ha annunciato oggi dal Congreso de los diputados di aver denunciato il presidente del governo e tutti quelli intervenuti nella riforma dei delitti di sedizione e malversazione per “associazione a delinquere”. Per Abascal, Sánchez ha agito per “assaltare” la separazione dei poteri e “fare accordi con criminali condannati e/o latitanti garantendogli l’impunità per i loro delitti”, ha detto riferendosi ai leader indipendentisti catalani. Per questo “accordo criminale”, Abascal ha presentato denuncia alla Seconda sala del Tribunale supremo.

Questioni legislative e costituzionali difficili e noiose — di cui la cittadinanza stenta a cogliere il senso — ma che riguardano la crisi profonda della democrazia spagnola, le cui istituzioni mostrano da tempo limiti, a partire dal disegno costituzionale.

La giudizializzazione della politica, e la politicizzazione della giustizia, sono frutto certamente della deriva del confronto politico ma agiscono nel solco tracciato dai meccanismi costituzionali, dalla regolazione dei  rapporti tra i poteri dello stato, oltre che dai meccanismi di accesso alle istanze di verifica e garanzia — qualsiasi persona fisica o giuridica può presentare un recurso de amparo.

I meccanismi di nomina del Cgpj e del Costituzionale, poi, sono strettamente legati ai partiti —basti vedere a come siano chiaramente rubricati in “progressisti” e “conservatori” i componenti dei diversi organi— facendo sì che il Cgpj, per esempio, sia un organo effettivamente autonomo dal potere legislativo ma non definibile “indipendente”, come accade invece per l’omologo italiano, determinando i partiti in buona parte il meccanismo di nomina, meno articolato e plurale. Il parlamento sceglie in una lista presentata dallo stesso Cgpj, nella costruzione di una rosa costruita più attraverso il meccanismo di veto che nella definizione di scelte condivise.

Nel dibattito sullo stato della giustizia in Spagna, spesso si sottolinea come la Transizione alla democrazia costituisca il punto critico, avendo traghettato indenne tutta la magistratura franchista nel nuovo ordine democratico. Se questo costituisce un vulnus, amplificato dall’aver consentito il passaggio di elementi delle forze di polizia nei ranghi giudiziari — favorendo il mantenimento di una cultura autoritaria, se non ostile alla democrazia, formatasi giuridicamente in una società verticale e non paritaria — questa lettura non sembra sufficiente, da sola, a spiegare le criticità attuali. In 45 anni di democrazia si sono formate nuove leve della magistratura, l’autonomia è da molti giudici interiorizzata nella funzione e nell’azione giudiziaria, anche il filtro di classe, gli studi giuridici sono cari e prevedono lunghi apprendistati non retribuiti, è stato parzialmente compensato dal sistema delle borse di studio. Lo stesso Costituzionale è stato a lungo ente autorevole e al di fuori della lotta politica, anche se oggetto di pesantissime campagne volte a indirizzarne le deliberazioni sin dall’inizio. Ci sono da valutare dinamiche più ampie. Una, strutturale, insita nella Costituzione spagnola, nei meccanismi di formazione degli organi di garanzia, nel rapporto tra poteri; l’altra, da questa in parte derivata, che attiene ai disegni e alle prassi dei partiti.

Quella spagnola è una Costituzione “flessibile”, può quindi essere modificata con semplice maggioranza assoluta e senza procedimenti rafforzati e/o meccanismi di verifica popolare. Ciò vale anche per gli organi costituzionali, modificabili con procedimenti ordinari. Di questa caratteristica ha approfittato il Pp quando, con la maggioranza assoluta del governo Rajoy, ha modificato le funzioni del Costituzionale. Si trattava allora di preparare il terreno per lo scontro con la Catalogna, che si avviava nella spirale del Procés verso l’indipendenza, creando le condizioni per trascinare la Spagna in un conflitto tra nazionalismi che allontanasse l’attenzione dalla corruzione, contro cui si scagliava, appoggiato dalla società spagnola, il movimento degli Indignados, mentre le inchieste travolgevano il Pp al potere a Madrid e il “nazionalismo moderato” catalano.

Pedro José González-Trevijano Sánchez, conservatore, dal 2021 presidente del TC; fonte

La riforma della Ley Orgánica del Tribunal Constitucional (LOTC), voluta dal Pp nel 2015, ha conferito al Costituzionale poteri, come quello di sospendere senza processo cariche istituzionali o pubbliche o di impedire deliberazioni e/o iniziative di assemblee elettive, che ne hanno fatto uno strumento della lotta politico-culturale.

Sempre nel quadro dello scontro nazionalistico, il Pp modificò anche il reato di malversazione, con le stesse modalità “express” che ora ritiene incostituzionali, ridisegnandolo in maniera tale da essere utilizzabile all’interno della contesa territoriale, con provvedimenti che inserivano nell’ambito corruttivo l’utilizzo improprio di fondi di bilancio per finanziare iniziative indipendentiste.

L’attenzione del Pp al controllo della giustizia è antica. Nel 2013 la prima riforma del Cgpj, con Alberto Ruiz Gallardón ministro della Giustizia del primo governo Rajoy, accentrando sul presidente poteri che prima erano collegiali. Poi la nomina a presidente di Francisco Pérez de los Cobos — figlio di un fondatore del partito monarchico-assolutista di ispirazione fascista,Forza nuova, attivo nella Transizione — che nel 2016 si scoprirà iscritto al Pp, cosa totalmente illegale, senza ritenere di doversi dimettere.

Il processo di decadenza del Tribunale costituzionale, e del sistema della giustizia spagnola, è figlio dell’azione dei partiti, che hanno progressivamente abbassato la qualità delle nomine, consentita dai meccanismi di formazione, che ne determinano la subordinazione alla politica, in un equilibrio dei poteri un po’ squilibrato. L’autorevolezza del Tribunale era data dalla qualità dei giuristi e dalle sue deliberazioni. Sentenze e interlocuzione con la politica dimostravano l’indipendenza “ideale” e etica dei suoi membri, e quindi quella concreta dell’organo. I partiti proponevano nomi di alto profilo, impermeabili alle loro stesse pressioni e a quelle degli esecutivi. Lo testimoniano i molti casi in cui giudici costituzionali hanno deliberato in contrasto agli interessi dei loro partiti di riferimento, bocciando provvedimenti qualificanti, come la sentenza che annullò le condanne della dirigenza del partito basco Herri Batasuna, sancendo l’incostituzionalità della legge che le aveva determinate.

Mutando la qualità della politica, è mutata quella degli organi costituzionali. I partiti hanno cambiato approccio, conta il controllo. Ora nelle mani di una componente che interpreta la Costituzione in senso restrittivo, con uno spirito “costituzionalista” — come si sono denominate le destre autoproclamandosi guardiane e depositarie della Costituzione — più che “costituzionale”. Negli ultimi anni la Corte ha quindi deliberato disconoscendo diritti che precedentemente non avrebbe messo in discussione, confermando condanne come quelle a un sindacalista per aver definito “puta” la bandiera o a un utente di Twitter per essersi rallegrato della morte di un torero, sanzionato per aver offeso una “categoria rappresentativa” della “cultura nazionale” spagnola; ha avallato leggi, come quelle sull’ordine pubblico, che sono state ripetutamente criticate da organi internazionali in quanto lesive di diritti fondamentali, con inviti a procedere a urgenti modifiche; ha dichiarato anticostituzionale lo stato d’allarme disposto dal governo durante la pandemia, ritenendo che sarebbe stato necessario dichiarare lo stato d’eccezione, malgrado la lettera della Costituzione dica espressamente che il primo sia quello da applicare in caso di emergenze sanitarie .

La giustizia spagnola si è evoluta e modernizzata ma l’uso politico della giustizia anche. Episodi in cui la “guerra culturale” vince sull’applicazione della legge, attraverso la sua interpretazione, sono pane quotidiano. È normale che esponenti politici depositino denunce nei tribunali per affermazioni o atti compiuti da singoli politici o assemblee legislative, la legge lo consente; quindi è normale che i partiti guardino alle nomine, e alle catene di nomine conseguenti, come strumenti per garantirsi giudici sensibili alle loro istanze. Le strumentali riforme legislative, l’uso dei tribunali come arma politica, la delega alla giustizia dello scontro politico, hanno determinato il corto circuito attuale. Le sentenze, siano quelle dei tribunali ordinari che quelle del Costituzionale, sono spesso gravate dal sospetto della motivazione politica. L’autorevolezza degli organi non è più tale da tacitare i dubbi.

La crisi della giustizia si somma a quella territoriale, della politica, della monarchia, di un intero disegno costituzionale che non riesce più a tenere insieme il paese, non lo rappresenta, è motivo di divisione. Una Costituzione che, oltre a essere flessibile, ha anche un’altra caratteristica, la sua interpretabilità. Ieri Enric Juliana, vicedirettore del quotidiano La Vanguardia, ha ricordato le parole dello studioso italiano Vincenzo Cocozza, ordinario di Diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, pronunciate nel 2014 in un dibattito a Roma sulla crisi catalana.

Uno dei tratti distintivi della Costituzione spagnola e che è tutta interpretabile e teoricamente modificabile. Non esiste un nucleo duro fuori discussione, come accade in altri testi europei. Tutta l’architettura spagnola è interpretabile e questo converte il Costituzionale in un organo assolutamente decisivo e sottoposto a fortissime tensioni politiche.

In questa settimana dunque si vedrà se lo scontro tra poteri in atto in Spagna prenderà strade potenzialmente drammatiche, col Costituzionale che impedisce la deliberazione del potere legislativo, o se questo verrà ricondotto alle comunque agitate acque della corretta verifica costituzionale a posteriori delle leggi, nei tempi e modi previsti. Certamente, il 2023 sarà per la Spagna un anno incandescente e drammatico.

Immagine di copertina: le sedi del Congresso dei deputati e del Tribunale costituzionale, a Madrid; elaborazione da queste fonti

Grave scontro tra poteri dello stato a Madrid ultima modifica: 2022-12-19T19:18:32+01:00 da ETTORE SINISCALCHI
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