2022. L’anno delle ingiustizie

ROBERTO BERTONI BERNARDI
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Non possiamo non iniziare questo bilancio dell’anno che sta per concludersi con un pensiero rivolto al calciatore iraniano Amir Nasr-Azadani, che rischia di essere impiccato per aver partecipato attivamente alle rivolte contro il regime. Più di un osservatore sostiene che il boia potrebbe scatenarsi proprio in questi giorni, approfittando della nostra distrazione per via delle feste natalizie e, forse, della stanchezza che cominciamo ad accusare dopo dodici mesi segnati dalla violenza e dagli orrori che, da Kiev a Teheran, hanno insanguinato il mondo. Proprio per questo, invece, abbiamo il dovere di resistere alla tentazione del disimpegno, per quanto momentaneo, e di continuare a illuminare a giorno una vicenda che riguarda lo sport ma, più che mai, la vita di tutte e tutti noi. Abbiamo il dovere, insomma, di non dimenticarci degli ultimi, dei deboli, di chi soffre e di chi rischia la vita, famoso o meno che sia. E lo sport, formidabile veicolo di propaganda, da sempre utilizzato dalle dittature, e non solo, anche per fini spregevoli, non può non farsi portatore di umanità e solidarietà, soprattutto al termine di un periodo che ha visto in primo piano un Paese che non rispetta alcun diritto e ricorre spesso a metodi intollerabili per conseguire i propri obiettivi.

Il 2022, infatti, passerà alla storia come il triste anno dei Mondiali in Qatar, in una terra innaturale e da sempre disinteressata al calcio, attenta unicamente ai soldi, al profitto e all’arricchimento dei suoi padroni. E passerà alla storia, vogliamo sperare che accada, anche per la resipiscenza dell’opinione pubblica internazionale in merito a un modello di sviluppo insostenibile: una globalizzazione senza dignità, in cui la persona non è tenuta in alcun conto e il denaro può acquistare tutto, compresa una finale che ha visto contrapposti Messi e Mbappé, ossia il vanto dell’attacco di un club artificiale come il Paris Saint-Germain.

Ci auguriamo che a qualcuno, a questo punto, venga voglia di immaginare la società in maniera diversa, che ci si renda conto dell’inganno e, soprattutto, dell’impossibilità di far fronte alle cifre che hanno introdotto questi personaggi, falsando i campionati, alterando le competizioni internazionali e innescando una corsa al rialzo che ha trasformato un mercato già prima ai limiti dell’assurdo in un qualcosa che sta uccidendo l’idea stessa di sport e, di conseguenza, la passione di milioni di persone.

Per carità, abbiamo detto e scritto che è stata una finale bellissima, non mettiamo in dubbio la classe né di Messi né di Mbappé né degli altri protagonisti, ma che non si dovesse giocare in quel contesto, di fronte a quei personaggi, alle soglie dell’inverno e sfasciando i calendari del globo per dar vita a un trionfo della falsità e dell’artificio spinto all’estremo continueremo a ripeterlo all’infinito, affinché qualche coscienza possa risvegliarsi e ci sia risparmiato quanto meno il possibile Mondiale in Arabia Saudita che potrebbe svolgersi nel 2030. Sarebbe il colpo di grazia per il calcio e per lo sport.

Quanto alla dignità umana, il livello di guardia è stato ampiamente superato da tempo. Sul versante nazionale, abbiamo applaudito l’impresa di Pecco Bagnaia, degno erede di Valentino Rossi, di cui peraltro è stato allievo, e la riscossa di una straordinaria casa motociclistica come la Ducati di Borgo Panigale.

Infine, ci siamo arrabbiati, e non poco, per le sofferenze che sono state inferte a Paola Egonu, orgoglio della nostra pallavolo, simbolo di integrazione e riscatto sociale, costretta a fare i conti con le discriminazioni e il razzismo di pochi miserabili, purtroppo assai rumorosi. A Roger Federer, ritiratosi all’apice della gloria, va il nostro plauso e la nostra gratitudine per le innumerevoli emozioni che ci ha fatto vivere negli ultimi due decenni.

Quanto al 2023, non abbiamo grandi speranze, neanche in ambito sportivo. Certo, ci auguriamo che la Nazionale di Mancini approdi agli Europei tedeschi del 2024 e vediamo cosa ne sarà di una Ferrari il cui rosso non è mai stato così stinto. Sarà interessante seguire, poi, gli altri sport, in vista delle Olimpiadi di Parigi 2024. E sarebbe bello se lo sport potesse porsi in contrasto con un modello socio-economico e politico ovunque devastante, tornando ai valori che dovrebbe incarnare per natura. Non accadrà, lo sappiamo, ma un minimo di fiducia nel futuro avvertiamo il dovere di conservarlo. Altrimenti tutto perde di senso e noi, uomini e donne di sport, suoi appassionati cantori, capaci di amarlo anche quando ci infligge un torneo artefatto come la passerella degli emiri, non possiamo permettercelo.

2022. L’anno delle ingiustizie ultima modifica: 2022-12-23T16:37:12+01:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
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