Far pace col pianeta

in un volume curato da Daniele Moretti scienziati, politici, architetti, ambientalisti, imprenditori, artisti, manager, economisti, professori, mettono il lettore di fronte alle grandi questioni ambientali che stanno mettendo a rischio la vita stessa sulla Terra.
BARBARA MARENGO
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Sono trentacinque testi di altrettanti esperti che rappresentano un manuale per difendere Il capitale naturale. Idee e soluzioni per fare la pace col pianeta. A cura di Daniele Moretti (paesi edizioni), con prefazione di Stefano Pogutz, Master Business Administration Director presso l’Università Bocconi, il volume appena uscito dopo la ventisettesima Conferenza sul Clima di Sharm el Sheik vuole proporre pareri positivi e propositivi circa la questione delle questioni, la transizione energetica assieme allo sviluppo sostenibile e alle soluzioni per far fronte alle emergenze climatiche delle quali tutti patiamo le conseguenze. 

Scienziati, politici, architetti, ambientalisti, imprenditori, artisti, manager, economisti, professori, mettono il lettore di fronte alle grandi questioni ambientali che stanno mettendo a rischio la vita stessa sulla Terra: in questi ultimi decenni sviluppo industriale, sfruttamento del suolo e dei mari, uso sconsiderato delle risorse fossili hanno fatto sì che l’umanità si schierasse incoscientemente in una sorta di guerra contro il pianeta, contro la natura in tutte le sue manifestazioni, dall’aria alle acque, dalla gestione dei fiumi all’innalzamento dei mari, dai repentini cambi climatici e conseguenti migrazioni di milioni di persone, da siccità e carestie, sfruttamento delle risorse primarie, estinzione di specie animali, deforestazione, con l’aumento delle temperature che supereranno 1,5 gradi Celsius considerati soglia di sicurezza in tutto il pianeta. Fare la pace con la Terra quindi è possibile, se verranno presi in considerazione i numerosi allarmi lanciati dal pianeta stesso, che ha come portavoce un’importante schiera di esperti. 

“Uomini siate, non distruttori”, ammonisce Ezra Pound dalle prime pagine del libro, quattro parole che racchiudono il tutto e il troppo che è stato fatto contro la natura, senza la quale la specie umana non esisterebbe. Di fronte alle sfide di un oggi drammatico, con la questione energetica esplosa anche a causa dell’invasione russa contro l’Ucraina, si percorre ”un sentiero strettissimo, una fune tesa, ondeggiando tra l’urgenza di far presto, l’ansia soffocante del tempo scaduto e l’indicazione chiara della via della soluzione”, afferma Daniele Moretti, che continua: “Non c’è alcuna ricchezza naturale per l’uomo, senza capitale naturale”. Un capitale che Robert Costanza, professore di Economia Ecologica presso l’Univerity College of London, identifica nei quattro doni gratuiti che la natura ha fatto all’uomo: capitale costruito, umano, sociale e naturale. Solo armonizzando tra loro tali beni che sono la base dalla vita sulla terra si potrà equilibrare il rapporto complesso tra umani e Natura. 

Cambiare mentalità e prospettive, nuovi obiettivi e parametri, concepire economia non disgiunta dall’ambiente, sono solo alcune parole che introducono verso concetti legati alla transizione energetica della quale tutti parlano a livello politico e non solo. 

Johan Rockstrom, scienziato della sostenibilità ambientale, incita a cambiare mentalità e spiega che cos’è questa tanto acclamata transizione energetica: “eliminare gradualmente i combustibili fossili e smettere di emettere tutti i gas serra che ci portano oltre il limite di sicurezza del clima… transizione dei sistemi alimentari, il cibo è la causa principale per cui stiamo trasgredendo ogni aspetto che riguardi il pianeta. Ridisegnare i modelli di business“ per arrivare a “più riciclaggio, più riutilizzo di tutto, dai metalli alle terre rare, alla plastica…”

Naturalmente in questa lista di giusti richiami all’ordine non può mancare la revisione dei mezzi di trasporto, che dovranno diventare sostenibili a emissioni zero (leggi: treni).

Mettere d’accordo economia e ricchezza da distribuire senza spremere come un limone il pianeta vuol dire usare intelligenza e tecnologie. Il filosofo Luciano Floridi richiama alla necessità di una “trasformazione culturale profonda” affiancata dalla politica, assieme a considerazioni basate sui numeri, inconfutabili, che ci spiattella Riccardo Valentini, premio Nobel per la pace nel 2007, esperto di impatti dei cambiamenti climatici su foreste e alberi: duecento milioni erano gli abitanti della Terra duemila anni fa, oggi siamo quasi nove miliardi nella stessa Terra, con tutti gli allarmi che salgono dalla base all’apice della piramide delle emergenze stesse. Emergenze che la presidente del CNR Maria Chiara Carrozza enumera tra sanitarie (pandemia Covid-19 docet), ambientali ed energetiche, affermando che la concentrazione di gas serra oggi sia la più elevata degli ultimi ottocentomila anni, con la temperatura in crescita veloce e lo scioglimento dei ghiacci artici allarmante. La transizione tramite l’utilizzo delle avanzate tecnologie nell’interesse del bene comune concerne il mondo dell’industria, dell’economia, la vita quotidiana, e il CNR mette a disposizione scienza ed intelligenza “per affrontare questa complessità nella maniera migliore”. Informarsi, essere consapevoli: anche in campo di cambiamento climatico “la disinformazione è per certi versi come una specie di virus”. Ce ne parla Naomi Oreskes, che insegna Storia della Scienza e Scienza della Terra a Harvard, California. L’industria dei combustibili fossili (il settore forse più redditizio della storia dell’umanità), “da più di trent’anni cerca di minimizzare le prove scientifiche affermando che il problema non è così grave” affiancata da un’ideologia di mercato legata a combinazione di industria e danaro. 

Energia: parola fondamentale senza la quale il nostro mondo non va avanti, assieme alla tecnologia. Amory Lovins (fisico ambientalista) connette strettamente tecnologia a energia, spiegando come farle andare più che d’accordo, ad esempio costruendo case che non abbiano bisogno di riscaldamento o auto elettriche efficienti. Interessanti i dati relativi al nucleare, totalmente osteggiato dall’autore, che “costa da tre a tredici volte di più per kilowattora rispetto alle energie rinnovabili”. Una politica climatica efficace è dunque possibile, grazie a tecnologie veloci che sostituiscano le emissioni di carbonio letali per l’atmosfera. 

Lunga è la lista che Giovanni Mori, ingegnere ambientale, ci sciorina per arrivare a “fare pace con il pianeta”. “Non vivere per lavorare ma lavorare per vivere”, auspicando una diversa organizzazione della società. Una transizione culturale e mentale che deve associarsi a tecnologie in ogni settore. A meno di non entrare in un gorgo di allarmi legato ad esempio all’inquinamento degli Oceani, come descrive Peter Thomson, ricordando l’emergenza plastica nelle acque che forniscono all’umanità il cinquanta per cento dell’ossigeno necessario alla vita. A Thomson si associa Francesca Santoro, della Commissione oceanografica UNESCO, che evidenzia come sia necessario “trovare soluzioni alle questioni più urgenti (…) circa gli aspetti della nostra vita, dalla gestione dell’energia al consumo e alla sicurezza alimentare” in un mondo globale (sempre pandemia docet) e complesso che ha bisogno di maggiore scienza e conoscenza, educazione e spirito critico. Sempre viaggiando attraverso le acque degli Oceani, Giovanni Soldini skipper di fama ed esperienza racconta di come la temperatura dell’acqua sia salita in questi anni, visibilmente, a causa del riscaldamento globale che Elisa Palazzi docente di Fisica del Clima presso l’Università di Torino imputa all’azione umana, assieme all’emergenza legata alla penuria delle precipitazioni, la scarsità di acque che scendono dalle Alpi al Mediterraneo a discapito della salute umana. 

Andiamo incontro alla natura “Innamorandoci della Terra”, ce lo dice un alpinista come Simone Moro che, assieme a Elisabetta Zavoli fotografa, sottolinea la complessità dei problemi che investono l’umanità. “Cittadini della terra”: Stefano Boeri architetto e urbanista descrive l’Italia in particolare vittima di un’urbanizzazione diffusa che ha intaccato l’ecosistema. E anche qui i numeri parlano, e impressionano. Se tutte le città del mondo fossero riunite in un unico nucleo, occuperebbero il quattro per cento della superficie di tutta la Terra: e se le città fossero concepite con fasce di biodiversità e rispetto per specie animali e vegetali, non avremmo i fenomeni pericolosi legati ai cinghiali a spasso per Roma o ai cervi che invadono le vie di Trento (e la soluzione non è certo l’abbattimento a fucilate a carico di singoli cittadini).

I fisici sono in prima linea per spiegare i cambiamenti legati al clima, dalle alluvioni alle siccità. Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia, collega la guerra in Ucraina ai problemi energetici, e a ragione: “La Russia fa parte a pieno titolo dell’oligopolio globale” legato a fonti fossili, petrolio e gas. La pace quindi è possibile se e quando con azioni comuni si passerà dal petrolio al solare, all’eolico, alla mobilità elettrica. 

“Liberarsi della dipendenza dai combustibili fossili“ per essere meno vulnerabili, spendere meno e non alimentare la crisi climatica, afferma Maria Grazia Midulla, Responsabile clima ed energia di WWF Italia. La riduzione di CO2 nell’atmosfera è possibile se si darà impulso alla riforestazione, a pratiche agricole sostenibili, afferma Mauro Albrizio di Legambiente, con investimenti necessari calcolati in 5800 miliardi entro il 2030. Numeri che si rincorrono e che dobbiamo quantificare osservando quello che avviene nel mondo ogni giorno, mentre sotto i nostri occhi prendono sostanza forme di energia alternativa che sfruttano il vento, il sole, le acque. Stefano Caserini è ingegnere ambientale e parla di pace raggiungibile attraverso l’uso delle energie alternative, anche attraverso la messa in sicurezza a seguito di distruzioni legate ad esplosioni nucleari. Tutte spade di Damocle che mai come in questi mesi sentiamo incombere sull’intera umanità. Dal 1990 l’Ipcc (rapporto intergovernamentale sui cambiamenti climatici) afferma che “la comunità scientifica identifica nel cambiamento climatico un fenomeno di origine antropica”: Antonello Pasini fisico e climatologo compie un excursus imperdibile sul riscaldamento globale, chiamando in causa la politica che deve considerare prioritaria questa emergenza mettendo in atto anche programmi legati all’educazione ed ai comportamenti da tenere in caso di sempre più frequente disastri ambientali. 

La tecnologia al servizio dell’umanità, per risolvere problemi che la tecnologia stessa ha generato (vedi presenza di pesticidi in agricoltura): Antonio Navarra presidente del Centro Euromediterraneo sui Cambiamenti Climatici e Carlo Brabante Direttore dell’Istituto di Scienze Polari del CNR ci ricordano l’importanza della preservazione dei ghiacci dell’Antartide assieme alle centinaia di appelli lanciati per l’improrogabilità dell’obiettivo della decarbonizzazione entro il 2050. Laura Cozzi, Chief Energy modellar dell’International Energy Agency sottolinea a tale proposito che siamo già in possesso delle tecnologie necessarie per arrivare a tali scadenze preparati, mentre Ermete Realacci ambientalista afferma che l’economia verde in Italia è all’avanguardia. Roberto Cingolani, fisico ed ex ministro della transizione ecologica, prospetta un ruolino di marcia graduale che metta accordo ecologia, industria e società. Nei prossimi dieci anni, afferma il DG dell’Enel Francesco Starace, molte saranno le novità legate ad un settore elettrico più conveniente, affrontando il problema delle centrali nucleari oggetto di studi recentissimi (fusione nucleare) ma che avranno bisogno di molti anni per entrare nell’uso quotidiano. 

Parole ricorrenti in ognuna delle relazioni raccolte da Daniele Moretti, per raggiungere l’obiettivo prefissato durante la Conferenza sul clima del 2015 a Parigi, che vuole limitare ad 1,5 gradi Celsius l’aumento delle temperature entro il 2030/2050. 

Secondo le dichiarazioni di Antonio Guterres, Segretario generale delle Nazioni Unite: “Riconoscendo la Natura come un alleato indispensabile, possiamo mettere l’ingegno umano al servizio della sostenibilità e garantire così la nostra salute assieme al quella del Pianeta. Fare pace con la Natura è il compito decisivo per l’Umanità nei prossimo decenni”.

Far pace col pianeta ultima modifica: 2022-12-23T21:10:37+01:00 da BARBARA MARENGO
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