Le sfide della Chiesa

SANDRO VIGANI
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Mi è stato chiesto di scrivere qualcosa sulle sfide che la Chiesa italiana e le parrocchie dovranno affrontare nel 2023. Di getto, mi verrebbe da dire che non ne avranno, poiché la parola ‘sfida’ contiene l’idea di movimento, dinamicità, lotta… mentre la nostra Chiesa oggi è bloccata, stanca, incapace di intraprendere percorsi nuovi e creativi. Ma so che non è del tutto vero, perché in molte comunità c’è ancora voglia di fare, vivacità. È piuttosto il quadro generale della nostra Chiesa a far pensare, perché appare privo di progettualità e strategia, ‘impagliato’, come ama dire il Cardinal Angelo Scola a proposito dell’Europa. Si affrontano problemi nuovi con strumenti e linguaggi vecchi, elaborando riflessioni e documenti che difficilmente incidono sulla realtà.

Già alla fine degli anni Settanta-Ottanta la Chiesa italiana riconobbe che ormai l’Italia era secolarizzata, occorreva tornare ad evangelizzare. Nel 1976 si era tenuto a Roma il primo Convegno Ecclesiale della Chiesa italiana, “Evangelizzazione e promozione umana”, che aveva risvegliato le coscienze dei cattolici. Erano anni nei quali la Chiesa viveva un dinamismo pieno di entusiasmo. Gli anni del cardinal Poma, di Bartoletti, Magrassi, Del Monte, Cé, Ballestrero, Pellegrino, Martini… uomini che hanno lasciato un segno profondo nella Chiesa di allora (e anche di oggi). Anni di intenso lavoro della Conferenza Episcopale Italia, la cui vivacità di allora contrasta con quella sorta di ‘ristagno’ che sembra caratterizzarla in oggi.

Erano gli anni della grande espansione dei movimenti e delle associazioni ecclesiali, che spesso si trovavano in contrasto tra loro (ricordo i contrasti tra Azione Cattolica e Comunione e Liberazione, le difficoltà che poneva alla Chiesa il Cammino Neocatecumenale), ma erano dialettiche che aiutavano a crescere tutta la Chiesa.  Oggi, dopo anni nei quali si è dibattuto della Nuova Evangelizzazione e intanto le nostre chiese si sono svuotate, impostiamo la pastorale come se vivessimo ancora in regime di cristianità, senza renderci pienamente conto di essere invece un piccolo gregge, cui è affidato l’annuncio meraviglioso del Regno di Dio.

Siamo ormai prossimi all’avverarsi della ‘profezia’ che Ratzinger fece nel lontano 1969:

… dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diverrà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Non sarà più in grado di abitare gli edifici che ha costruito in tempi di prosperità. Con il diminuire dei suoi fedeli, perderà anche gran parte dei privilegi sociali (…). Sarà una Chiesa più spirituale, che non si arrogherà un mandato politico flirtando ora con la Sinistra e ora con la Destra. Sarà povera e diventerà la Chiesa degli indigenti.

Siamo vicini: in molte regioni del mondo la situazione della Chiesa è già questa… ma sembriamo non accorgercene. Prendiamo come esempio una questione che negli ultimi anni viene molto dibattuta, a causa della diminuzione inarrestabile delle vocazioni al sacerdozio: la corresponsabilità dei cristiani laici nella vita della comunità.

Se ne parla ad ogni incontro ecclesiale, in tutte le possibili declinazioni. Ormai anche la corresponsabilità dei laici è diventata uno slogan, come accadde per la Nuova Evangelizzazione. Concretamente cosa si fa per dare corpo allo slogan? La parola corresponsabilità ne richiama altre due: autorità e potere. I preti sono davvero disposti a rinunciare non al proprio ministero di pastori, ma ad un po’ del loro potere, per promuovere l’impegno dei cristiani laici, affidando loro quegli spazi che, nella comunità cristiana, il prete occupa da sempre senza che gli competano veramente? Insomma, siamo disposti a fidarci veramente dei cristiani laici, riconoscere il sacerdozio che hanno ricevuto col battesimo e li rende artefici della vita della comunità tanto quanto il prete?

Anche il linguaggio conta: è opportuno continuare a parlare di ‘clero’ e ‘laici’, perpetuando in questo modo una dicotomia che inevitabilmente contrappone, invece di usare semplicemente la parola ‘battezzati’, come ha suggerito più di una volta papa Francesco parlando ai vescovi? La grande novità che in quest’ultimo anno tutta la Chiesa sta vivendo è il Sinodo promosso dal Papa. Un evento che ha un carattere così straordinario da poter essere paragonato per certi versi al Vaticano II. Per la prima volta infatti il popolo cristiano viene coinvolto e consultato nella sua interezza, per indicare le vie del rinnovamento della Chiesa.

È un passo importante verso il superamento di quel clericalismo che da secoli condiziona la vita della comunità cristiana. La sfida maggiore che attende le parrocchie nel 2023 è prendere coscienza della straordinarietà di questo evento e cercare di viverlo con un po’ di entusiasmo, non come un impegno in più, una fatica ulteriore. Viverlo come un’occasione per mettere in comune le diverse idee di Chiesa, le attese, le critiche, le provocazioni, le proposte coraggiose per una reale conversione. Paradossalmente per un cammino sinodale, che si fonda sull’incontro e sull’ascolto, credo che questa sfida possa essere vissuta soprattutto a livello personale e di piccoli gruppi che, a partire dal proprio impegno, contagino più persone possibili, perché – almeno a quanto mi pare di vedere – le proposte che vengono dall’alto passano ancora attraverso quegli ingranaggi clericali ormai arrugginiti e lenti, che certo non dispensano entusiasmo. Sandro Vigani

Le sfide della Chiesa ultima modifica: 2023-01-05T19:10:25+01:00 da SANDRO VIGANI
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