Gianluca Vialli, campione con dignità 

ROBERTO BERTONI BERNARDI
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Gianluca Vialli, il cui addio, per quanto purtroppo atteso, ci lascia senza parole, era uno dei motivi per cui continuiamo ad amare il calcio nonostante se stesso. Continuiamo ad amarlo, infatti, perché sa ancora regalarci notti come quella di Wembley, quando l’Italia del suo storico amico Mancini si laureò campione d’Europa ma la nostra attenzione fu colpita soprattutto dal loro abbraccio a fine gara. Continuiamo ad amarlo per quelle sensazioni profonde, per la passione che riescono a trasmetterci, per il senso di meraviglia con cui, a dispetto dei milioni, degli scandali, delle proposte di Superlega e di altre porcherie, torniamo a essere bambini e perché, in fondo, pensiamo che la favola bella di un campione con dignità possa comunque prevalere sulle brutture di una società in declino e di un ambiente che ne costituisce l’esempio più lampante. 

Gianluca Vialli incarnava la provincia italiana di una volta: onesta e laboriosa. E tale è rimasto nel cuore per tutta la vita, pur avendo condotto la Sampdoria di Vujadin Boškov e del presidente Mantovani alla conquista dell’unico, indimenticabile scudetto della sua storia e pur avendo vinto tutto ciò che c’era da vincere nella Juve di Trapattoni prima e Lippi poi. Infine, la lunga parentesi inglese nelle file del Chelsea, quando erano i sedicenti “Maestri” a dover imparare da noi e ad aver bisogno del genio italiano per rilanciare le proprie squadre, e Vialli non si tirò certo indietro, dispensando anche a quelle latitudini tutta la propria classe. 

Non sono le statistiche, tuttavia, a interessarmi. Ora che non c’è più, che il fuoco si è spento e che il maledetto tumore al pancreas ha avuto la meglio sulla sua tenacia e sul suo desiderio di resistere il più a lungo possibile, ora vogliamo lo sguardo indietro e ci rendiamo conto che nulla è scontato, che in quegli abbracci col Mancio, in quei sorrisi tirati ma sinceri, nelle parole dolcissime rivolte alle figlie, nella sua gioia di vivere, velata da una costante sensazione di tristezza e dalla convivenza forzata con il pensiero della morte e in quel suo essere diventato un personaggio quasi letterario, era racchiusa non solo la bellezza di un uomo che aveva sempre dimostrato di possedere principî saldi ma anche la consapevolezza che il suo tratto di strada sarebbe stato breve. E pertanto non voleva privarsi di alcuna emozione, non voleva mancare ad alcun appuntamento, non voleva arrendersi al destino che lo stava inesorabilmente condannando, non voleva cedere alla trappola dell’infelicità e non voleva sottrarsi ai piaceri di un’esistenza che era ormai agli sgoccioli, e lo sapeva, ma che proprio per questo voleva rendere speciale. 

Vialli ha donato al prossimo tutto ciò che aveva: il suo talento, le sue giocate, la sua spontaneità, il suo affetto, la sua amicizia e, negli ultimi anni, il suo coraggio. Non si è mai tirato indietro, non ha mai nascosto il suo male, non ha mai smesso di affrontare un argomento così straziante con passione e con la certezza di non potersi arrendere, non si è mai compatito e non ha rinunciato neanche a pianificare il futuro, ben sapendo che qualcosa, anche in sua assenza, sarebbe rimasto. A noi resta tanto, caro Gianluca. Ci restano i tuoi sguardi, le tue parole sempre misurate, la felicità che ci hai regalato per tanti anni, la tua spontaneità; ci resta quella notte londinese in cui siamo tornati sul tetto d’Europa e ci resta la tua lezione di umanità, virtù così rara al giorno d’oggi, che non dimenticheremo mai. 

Personalmente, mi rimane anche il tuo legame con due città che conosco e amo a mia volta: Cremona e Genova, due luoghi dell’anima per entrambi, due posti che sanno voler bene senza mai diventare invadenti, che ti prendono per mano con dolcezza ed entrano a far parte della tua vita ma lasciandoti, al contempo, la possibilità di essere te stesso. E avendo amato a lungo anche la Juve, mi rimane il ricordo di quella notte romana in cui alzasti al cielo, da capitano, la coppa dalle grandi orecchie, divenuta ormai il sogno inconfessabile e l’autentico incubo di ogni tifoso bianconero. Quella Juve vinse non solo perché c’eri tu, con la tua grandezza e il tuo carisma, ma perché era, prima di tutto, una comunità. Del resto, eri fatto cosi: non sapevi essere egoista, non avresti mai accettato di giocare in un contesto in cui ciascuno pensava unicamente a se stesso. 

Caro Gianluca, avrei ancora tante cose da dirti ma forse suonerebbero retoriche, forse non è il caso. A te, per essere straordinario, in fondo, bastava un sorriso. Cercherò a mia volta di regalartene uno, anche se, per un po’, dovrà farsi strada fra le lacrime. 

Gianluca Vialli, campione con dignità  ultima modifica: 2023-01-07T11:18:45+01:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
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