Vele al vento, alla riscoperta del mare nostrum

“Vento e Cicale”, di Giovanni e Marina Testa (Mare di carta), è una sorta di diario di tante crociere che i due autori hanno fatto in Egeo in gioventù e nella maturità, e poi dopo il 2019, una volta ritornati nei mari di casa con alle spalle dodici anni trascorsi a fare il giro del mondo per i sette mari, e forse qualcuno di più.
SILVIO TESTA
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Sgombriamo subito il campo. Sì, siamo parenti: è mio cugino. Ma correrò ugualmente il rischio di fare la recensione di un suo libro, sperando di non meritare l’accusa di familismo. Si intitola Vento e Cicale (Mare di Carta editore), ed è dedicato agli amanti della vela, ma non solo: è una sorta di diario di tante crociere che Gianni Testa (appunto mio cugino) e Marina, sua moglie, hanno fatto in Egeo in gioventù e nella maturità, e poi dopo il 2019, una volta ritornati nei mari di casa con alle spalle dodici anni trascorsi a fare il giro del mondo per i sette mari, e forse qualcuno di più.

Si dirà: il solito diario di viaggio; anzi peggio: il solito libro di bordo, perché in barca a vela è obbligatorio tenere nota giorno per giorno di quello che accade in crociera. Siamo partiti alle 8, mèta Santorini, 35 miglia, trovato mare, vento da Nord Est 14 nodi stabile, visti delfini, mangiato spaghetti, arrivati in otto ore…

Gianni e Marina, giovani

Ebbene, no! È molto di più: è un dialogo con il mito prima ancora che con la storia, poi con la poesia, poi con la musica, poi con la natura, poi con gli uomini e le donne incontrati. Leggere per credere. Ed è un dialogo anche per immagini, perché mio cugino ama dipingere ad acquerello, e tra le pagine sono riprodotte molte delle “istantanee”, non saprei come altro chiamarle, con le quali ha fissato sulla carta l’emozione di un atterraggio in qualche porticciolo conchiuso da ulivi e da bianche casette o di un ancoraggio in una baia appartata lambita dall’ultima luce dorata di un tramonto greco.

Con l’ultima Eutikìa (si potrebbe tradurre con buona sorte, buona fortuna), il nome greco dato a tre delle quattro barche che nel tempo hanno posseduto, Gianni e Marina hanno passato in mare buona parte degli ultimi anni della loro vita, traendone due libri: Eutikìa, Pacifico per due (Il Frangente) e Eutikìa, una vela sugli Oceani (Mare di Carta), e nel leggerli viene in mente l’ultima frase che Roy Batty, l’androide di Blade Runner, pronuncia prima di morire: “Io ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi…”, tanti sono gli incontri, le esperienze, i luoghi, le avventure raccontate.

Ma dopo trent’anni di mare nostrum prima, e centinaia di ancoraggi in giro per il mondo poi, avverte Gianni ”… una scelta conclusiva, me la sono sempre riservata…: il Mediterraneo”, l’alfa e l’omega dell’andare a vela di Gianni e Marina. Il Mediterraneo, il brodo di cultura di noi europei, italiani, veneziani; e nel Mediterraneo l’Egeo, battuto dal Meltemi e con la colonna sonora dell’incessante frinire delle cicale, vento e stridìo (o canto?) che già dovettero accompagnare Ulisse nel suo perdersi sulla via per Itaca al ritorno da Troia.

L’iniziazione è negli anni Settanta.

Quella notte – scrive Gianni – sotto l’Acropoli di Lindos fu da sogno. Mi addormentai al fresco, sulla coperta a prua, avvolto tra le pieghe del genoa. Lo scuro profilo delle architetture doriche del tempio di Atena toccava la volta del firmamento, qua e là stelle cadenti scivolavano e svanivano nel buio. Il giorno dopo, per la prima volta, incontrai tra quelle colonne, incorniciate nell’indaco del mare, ciò che fino ad allora avevo solo studiato sui libri d’arte e di storia o letto con curiosità su alcuni manuali di archeologia.

Ogni navigazione, ben si capisce, è dunque un viaggio sentimentale, ovvero un calarsi nelle emozioni che la bellezza della natura egea di primo acchito suscita, evocando poi pensieri, ricordi, storie, riflessioni.

Il colpo d’occhio è immediato: mare indaco, cielo terso, candidi villaggi, chore lassù calcinate dal sole, e il vento, il vento che per noi velisti è tutto. Taverne sotto platani ombrosi e pacifici, terrazze appese al cielo, monasteri, momenti di pace per l’anima, piccoli e accoglienti mandraki….

Ma questo è solo l’innesco.

Superata la prima, immediata meraviglia, spento il plotter o riposta la fotocamera, ci sono pagine e pagine da sfogliare, da leggere con sempre più avvinto interesse sulle vicende storiche, artistiche, letterarie di questo mare, sino al mito. Non esiste al mondo una simile opportunità.

Ecco l’unicità dell’Egeo.

Nel libro sono raccolte sedici crociere, spunto abbiamo visto di mille pensieri e riflessioni, intervallate da racconti e da incursioni negli infiniti mondi ai quali possono introdurre, e il bello è che in molte delle pagine il lettore troverà dei “QR Code” che, inquadrati con l’apposita applicazione che chiunque può scaricare nel proprio cellulare, rendono vivo il racconto, con filmati, musiche, interviste, piccoli documentari, che rimandano alle pagine del testo e lo rendono, se possibile, ancora più coinvolgente. Quando si dice immergersi nella lettura!

Vele al vento, alla riscoperta del mare nostrum ultima modifica: 2023-01-07T21:38:05+01:00 da SILVIO TESTA
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