Houellebecq, il riformatore

Lo scrittore francese contemporaneo più letto e venduto al mondo crea ancora polemica. Tanto per cambiare.
PATRICK GUINAND
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In un’intervista al noto filosofo Michel Onfray pubblicata lo scorso dicembre dalla rivista Front Populaire, fondata da Onfray, conosciuto per le sue posizioni razionaliste ed edonistiche, e per il suo Traité d’athéologie, Houellebecq non ci gira intorno a come considera la presenza dell’Islam in Francia, e le sue tendenze spesso asociali, persino delittuose o criminali. Teme la rivolta della “popolazione autoctona francese”, l’esasperazione dei “Galli”, che secondo lui potrebbe sfociare in atti di violenza armata, e una sorta di futuro “Bataclan alla rovescia”.

L’autore di Sottomissione, pubblicato nel 2015, pochi giorni prima degli attentati di Charlie Hebdo, aveva già messo in forma di romanzo il graduale passaggio all’islamizzazione delle nostre società occidentali, con l’implicita complicità delle élite politiche e intellettuali, fino all’elezione di un presidente della Repubblica francese di fede musulmana. Ciò aveva rafforzato la sua immagine di profeta visionario e distopico delle nostre società moderne. 

Oggi l’autore parla in modo diretto, senza il filtro della finzione. Sfogo mediatico dai risvolti giudiziari. Il Rettore della Grande Moschea di Parigi è indignato, condanna la discriminazione della popolazione musulmana, accusa Houellebecq di “incitamento all’odio” per le sue dichiarazioni di “stupefacente brutalità”, e lo porta in tribunale. Il rabbino capo offre la sua mediazione. L’incontro ha luogo. Houellebecq promette di chiarire il suo pensiero in un testo successivo e di rimuovere le “ambiguità”. Il Rettore ritira la denuncia.

Giornali e intellettuali si mobilitano. Chi per la “libertà di pensiero”, chi esultando nel trovarvi finalmente la prova – così dicono – della natura profondamente reazionaria o razzista dello scrittore. Il ministro della Giustizia considera le sue osservazioni “insopportabili”. Persino permettendosi di rifarsi a Hannah Arendt e al suo concetto di “banalità del male” per bollare il discorso houellebecquiano. Il caso assume una dimensione politica. Houellebecq all’inizio ironizza e relativizza.

Sarebbe curioso immaginare che le mie posizioni possano avere un’influenza concreta… La prima volta che (la Moschea) mi ha denunciato, ormai vent’anni fa, fui accusato di aver provocato l’odio razziale (aveva dichiarato nel 2001 in un’intervista, “la religione più stupida è comunque l’Islam. Quando leggi il Corano, ti cadono le braccia!”). Era una stupidaggine, tutti sanno che l’Islam non è una razza, ma una religione con scopi universali.

E aggiunge:

Questa volta sono accusato di islamofobia, che è più rilevante. L’islam è una religione che non m’ispira molta considerazione, quindi in una certa misura mi dichiaro colpevole; a patto di aggiungere che sono un islamofobo part-time.

Quindi libero di pensare e dire. Su tutte le materie. Sempre. E a volte senza sfumature.

Va detto che Houellebecq non si sofferma sulla distinzione tra “Islam dei lumi” e “Islam delle tenebre”, come propone ad esempio Richard Malka, avvocato di Charlie Hebdo nel processo contro le vignette di Maometto (anch’egli poi citato in giudizio dalla Moschea di Parigi), che all’epoca si era ripromesso di “far incazzare Dio”, nella sua ultima opera Traité sur l’intolérance, dove cerca di denunciare i discorsi oscurantisti, che si sono fatti più visibili e attivi, e di conciliare islam e laicità alla francese. Un dibattito di alta erudizione e ambizione. “C’è una lotta da portare avanti per far prevalere l’islam della conoscenza e della spiritualità sull’islam settario e politico”, ha dichiarato Malka in una recente intervista a Le Monde. Vuol essere un “avvocato della sfumatura”. Houellebecq, invece, non argomenta, scrive ciò che vive e ciò che vede. E il ritorno di un Islam illuminato, sembra non vederlo, o non crederci. 

Houellebecq, l’acuto lettore di Schopenhauer, che si rifà costantemente agli aforismi del maestro tedesco, proprio come il narratore del suo precedente romanzo distopico Sérotonine, in piena debacle emotiva in una società senza grazia e senza speranza, non intende quindi por fine alla sua misantropia. Con o senza cinismo. E ironia. O anche umorismo. Attendiamo quindi con impazienza il proseguimento della telenovela mediatica e ideologica.

La contestazione davanti al Burgtheater di Vienna, novembre 1988

Quando nel 2019, a Salisburgo, ricevette il Gran Premio Nazionale di Letteratura Europea assegnato dall’Austria, Michel Houellebecq confidò nel suo discorso la sua ammirazione per Thomas Bernhard. C’è in effetti un’aria di parentela che percepisce.

Bernhard diffamato, citato in giudizio, trattato come un reazionario, dovendo subire fino alla morte le offese, i cumuli di letame depositati davanti al Burgtheater di Vienna durante la prima nel novembre 1988 di Heldenplatz, la sua ultima pièce che rievocava le nauseabondi vicende dell’anti-semitismo austriaco e l’Anschluss, accolta da una polemica tumultuosa, che ha fatto storia, tra i fischi di bande di estrema destra e gli applausi frenetici della maggioranza del pubblico, poche settimane prima della sua scomparsa, Bernhard lo scomodo “fanatico della verità” l’aveva già affermato in Der Weltverbesserer (Il Riformatore del mondo), un’opera teatrale del 1978: il mondo è una cloaca irrespirabile, le montagne, il mare, la natura, impossibili, la stupidità è ovunque, la filosofia non serve più a niente, le persone per lo più odiose, persino gli accademici sono ridicoli e insopportabili, non capiscono niente, si può migliorare il mondo solo sopprimendolo. L’assenza di speranza rende comunque il tutto, malgrado tutto, sopportabile. Una sfuriata tra il tragico e il comico, bernhardissima.

A Bernhard piaceva definirsi un Übertreibungskünstler, un artista dell’esagerazione. Il suo Riformatore, un concentrato di paranoici soliloqui bernhardiani, distruttori di idee consolidate, è uno dei più brutali, e si cimenta in un ininterrotto gioco al massacro. Ma come scrive nelle sue Memorie il grande attore Minetti, uno dei suoi interpreti prediletti, ideatore del ruolo del Riformatore a cui è dedicata la pièce, proprio come l’omonima commedia Minetti, questo sogno di un teatro impossibile di un vecchio attore solitario, la constatazione anche della sua impossibilità di stare al mondo, Bernhard è tuttavia “un autore concreto, realista”. Nessuna isteria. La semplice realtà. Il mondo così com’è, se lo si vuol vedere. E scriverne. Houellebecq non gli è lontano. 

Roberto Sturno e Glauco Mauri alla Pergola di Firenze con “Interno Bernhard”. Lo spettacolo (in prima nazionale) vede i due attori affrontare per la prima volta l’autore austriaco. In scena Il riformatore del mondo e Minetti, ritratto di un artista da vecchio. Dal 10 al 15 gennaio. (© Manuela Giusto, da Toscana Eventi)

Questo mese di gennaio 2023 la Compagnia Glauco Mauri – Roberto Sturno mette in scena a Firenze e a Roma uno spettacolo composto da due opere teatrali, Il Riformatore del Mondo e Minetti. Una scelta sempre attuale. La rabbia di Bernhard sta tutt’altro che per estinguersi. E ci costringe ad ascoltare. Il suo radicalismo virtuoso continua ad avere senso. Houellebecq, riformatore a modo suo, potrebbe anche lui trovare facilmente eco, con i suoi romanzi – per mancanza di commedie, come si faceva con certi romanzi di Bernhard – sui palcoscenici dei nostri teatri. Dove è ancora possibile, e necessario, raccontare il mondo.

“La letteratura giustifica la sua necessità con il bisogno di altre vite”, ha detto, lo scrittore delle vite spezzate, nella sua lectio magistralis pronunciata all’Università Kore di Enna lo scorso giugno, ricevendo dall’ateneo siciliano la laurea honoris causa. Così come il teatro, luogo per eccellenza di altre vite, avrebbe potuto aggiungere. Fuggire, se possibile, dall’impossibilità del mondo.

Cerimonia di conferimento della laurea magistrale honoris causa in Lingue per la comunicazione interculturale a Michel Houellebecq, Università degli Studi di Enna “Kore”

Immagine di copertina: L’imam Chems-Eddine Hafiz, Rettore della Grande Moschea di Parigi, e lo scrittore Michel Houellebecq (© FISOM7691 / Silvina Frydlewsky / Ministerio de Cultura de la Nación)

Houellebecq, il riformatore ultima modifica: 2023-01-11T21:57:07+01:00 da PATRICK GUINAND
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