Amir Ohana. Vincere l’omofobia. Da destra

Il nuovo speaker della Knesset è dichiaratamente gay e dovrà fare i conti con degli alleati apertamente ostili ai diritti LGBTQ+. Ci è abituato.
MATTEO ANGELI
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Lo scorso 29 dicembre Israele ha fatto la storia. L’esponente del Likud, Amir Ohana, uno dei pochi politici di destra apertamente gay nel paese, è stato eletto speaker della Knesset. Ha assunto così la quarta carica più importante dello stato. È la prima volta che in Medio Oriente una persona apertamente omosessuale arriva ai vertici del potere. Ancora più eccezionale: benché la sua nomina sia stata suggerita da Benjamin Netanyahu, essa non è il frutto della decisione di un singolo. Tutti i membri della nuova coalizione di governo, anche gli ultra-ortodossi, hanno votato a favore di Ohana.

La sua traiettoria è per molti versi insolita e straordinaria. Anche se guardata da una prospettiva occidentale. Quarantasei anni, Amir Ohana è nato nel 1976 a Be’er Sheva, città a sud d’Israele, nel deserto del Negev. I suoi genitori erano emigrati dal Marocco e il mondo in cui è cresciuto era decisamente conservatore, lontano dalla liberale Tel Aviv. Non c’erano molti uomini apertamente gay a Be’er Sheva quando nel 1991, il quindicenne Ohana annunciò ai suoi genitori che era omosessuale. Una dichiarazione che i suoi presero “molto male”, come Ohana ha raccontato nel 2019 in un intervista al Nel York Times, aggiungendo che “[la mia omosessualità] era una cosa che non potevo e non volevo cambiare”.

Ciò non gli ha impedito di fare carriera nell’esercito e poi in politica, nelle file del Likud. Nella formazione di destra si è fatto notare nel 2011, quando ha fondato la “fazione LGBTQ”, corrente arcobaleno del partito conservatore. Ma non è per questo che scala rapidamente la gerarchia del partito.

Ohana (a sinistra) con i membri di “Orgoglio Likud”, la fazione arcobaleno del partito conservatore, in occasione del pride a Be’er Sheva nel 2015.

Nel 2015 è eletto deputato alla Knesset, nel 2019 diventa il primo uomo apertamente omosessuale a servire come ministro, prima alla Giustizia e poi alla Pubblica sicurezza. Ha la fiducia del premier Netanyahu, che difende a spada tratta contro le accuse di corruzione e di cui diventa uno dei più stretti confidenti. E si afferma come uno dei beniamini dell’ala destra del partito, quella più nazionalista e conservatrice.

Essere attratto dagli uomini non significa che devi credere nella creazione di uno stato palestinese,

con queste parole Ohana spiega il suo essere gay e di destra. 

La sua è una generazione più a destra di quelle precedenti, il cui immaginario è stato segnato dalla fine dei negoziati di pace tra Israele e l’Autorità Palestinese e dal dramma della seconda intifada. In quegli anni, il giovane Ohana integrò lo Shin Bet, l’intelligence israeliana, unendosi a una task force che aveva il compito di fermare gli attentati suicidi palestinesi, che seminarono il panico nelle strade di Israele. 

Da deputato, Ohana è uno degli architetti della controversa legge sullo stato-nazione, approvata nel 2018, che definisce, per la prima volta nella storia, Israele come la casa nazionale del popolo ebraico. 

In seguito alla suo nomina a speaker della Knesset, Ohana ha ringraziato Netanyahu per il “suo coraggio e la sua fiducia” nel proporre la sua candidatura, aggiungendo che lui e il leader del Likud “hanno fatto una lunga strada insieme” e “con l’aiuto di Dio, continueranno ad andare avanti”. 

Ha inoltre ringraziato i suoi genitori per averlo accettato “per quello che è” e il suo compagno, Alon Haddad, “la mia metà per quasi diciotto anni”, presente in tribuna insieme ai loro due figli, Ella e David.

Ohana ha poi messo in chiaro che la nuova coalizione non tornerà indietro sui diritti LGBTQ+:

La Knesset, durante la leadership di questo speaker, non danneggerà nessun bambino o famiglia. Ai giovani uomini e donne che stanno guardando, voglio che sappiate che non importa chi siete o da dove venite. Potete raggiungere qualunque posizione. 

Ohana con i figli, il marito e Benjamin Netanyahu.

Non tutti hanno gradito in aula. Avi Moaz, il leaded del partito omofobo e di estrema destra Noam, ha guardato volontariamente altrove durante il discorso d’insediamento di Ohana, così come i due deputati ultra-ortodossi, Meir Porush and Moshe Gafni, che si sono coperti il viso. 

Sempre tra gli ultra-ortodossi, Aryeh Deri, leader del partito Shas e ora ministro degli Interni e della Salute, ha detto che Netanyahu lo ha colto di sorpresa nominando Ohana. Uno sdegno molto di facciata, se si tiene conto che Deri e altri membri della Knesset ultra-ortodossi si sono complimentati e hanno abbracciato Ohana dopo la nomina. Non si può parlare di rivoluzione, ma questa è di certo almeno un’evoluzione. Da quando Ohana è uno dei membri di spicco del Likud, gli alleati di destra ed estrema destra hanno cominciato a moderare la loro retorica omofoba. È complicato insultare i partner di governo. 

Ciò non toglie che il sesto governo Netanyahu si presenta, a causa dei soggetti politici che lo compongono, come lo schieramento più a destra nella storia d’Israele e che vari membri dei partiti legati al sionismo religioso si sono espressi a favore di un ritorno al passato, anche sui diritti LGBTQ+. C’è chi vuole annullare il divieto alle terapie di conversione. Chi desidera promuovere la discriminazione da parte di medici e hotel nei confronti di pazienti e clienti LGBTQ+, quando giustificata per motivi religiosi. Chi ha chiesto di cancellare i gay pride. Per non parlare delle uscite di certi rabbini, che hanno usato parole come “abominio” per salutare la nomina del primo speaker apertamente gay della Knesset.

Per questo, vari commentatori ed esponenti politici di sinistra, hanno liquidato la nomina storica di Ohana come una “foglia di fico” per coprire le peggiori malefatte di Netanyahu e dei suoi ministri omofobi. Un giudizio ingeneroso e offensivo. 

Ora il sesto governo Netanyahu e il nuovo speaker della Knesset sono attesi alle prova dei fatti. Per Ohana, la posta in gioco è altissima. Anche perché lui è l’unico esponente dichiaratamente gay nella maggioranza di governo. Più che di una foglia di fico, dal nuovo speaker ci si attende un “freno di soccorso”, in grado d’impedire alla democrazia israeliana di uscire di strada. 

Amir Ohana. Vincere l’omofobia. Da destra ultima modifica: 2023-01-13T20:41:22+01:00 da MATTEO ANGELI
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