Gino, una grande perdita per Venezia, per la vela al terzo

È scomparso Gino Luppi. Un lutto per i familiari, per gli amici, ma soprattutto per la città che, uno a uno – due anni fa Giorgio Righetti, nei mesi scorsi mostri sacri come Sergio Tagliapietra Ciaci e Bepi Fongher – sta perdendo quei personaggi che danno un senso alla parola “venezianità”.
SILVIO TESTA
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L’Associazione vela al terzo piange il suo presidente onorario, Gino Luppi, scomparso sabato 14 gennaio alla vigilia dei 91 anni: li avrebbe compiuti il prossimo 5 febbraio. Un lutto per i familiari, per gli amici, ma soprattutto per la città che, uno a uno – due anni fa Giorgio Righetti, nei mesi scorsi mostri sacri come Sergio Tagliapietra Ciaci e Bepi Fongher – sta perdendo quei personaggi che danno un senso alla parola “venezianità”. Una parola che vuol dire dialetto, vuol dire rapporto con l’acqua, vuol dire tutela viva delle tradizioni, vuol dire continuità con una storia secolare. Senza, la città non avrebbe più un’anima ma si trasformerebbe in una quinta da teatro per turisti dalla bocca buona. Quello, appunto, che sta succedendo un po’ per il fisiologico passare del tempo, molto per la rapace ingordigia di tanti.

Luppi, personaggio goldoniano per eccellenza, era conosciutissimo in città anche perché la sua bottega di ferramenta (“Trevissoi”) era quasi una mosca bianca nel sestiere di San Marco, unico negozio di servizio tra cichetèrie e vetri a lume (e tuttora lo è, gestita dal figlio). Molti se lo ricorderanno dietro al banco, sempre sorridente, con la battuta pronta, abilissimo venditore nel solco di quel po’ di orientale sagacia commerciale che ancora circola in qualche negozio cittadino e per cittadini, dove chiacchierare e discutere fa parte del rito dell’acquisto e della vendita. 

Ma Luppi era soprattutto noto come promotore e ambasciatore della vela al terzo, che negli anni Settanta del secolo scorso aveva contribuito a rilanciare, dopo anni di stasi, assieme a un gruppetto di appassionati che poi, messo in moto il volano, era cresciuto fino ad arrivare, il 15 aprile 1988, alla costituzione dell’Associazione vela al terzo. Luppi, come scelta naturale di tutti, ne era stato il primo presidente, restando in carica fino al 2001 quando, sentendo lui per primo la necessità di un ricambio generazionale, aveva fatto un passo di lato lasciando la guida dell’associazione all’architetto Massimo Gin. Nell’occasione fu nominato presidente onorario, ruolo introdotto soltanto per lui.

Nei dodici anni della guida di Luppi l’Avt ha costruito l’ossatura che ancora la distingue, con le regate, il campionato annuale, le veleggiate, la scuola vela, la base nautica dietro l’Arsenale, la Coppa del Presidente della Repubblica in Bacino San Marco, i rapporti consolidati con i velisti tradizionali delle due sponde dell’Adriatico, da Cesenatico a Rovigno, nel nome di Venezia. Con Luppi, l’Avt è diventata punto di riferimento ineludibile per gli amanti della Laguna e nei rapporti con le istituzioni, e la sua bottega una sorta di ambasciata dove tutti gli appassionati si ritrovavano per parlare di vela o per comprare bozzelli, caviglie, paranchi tradizionali che Luppi ha amato realizzare a mano fino all’ultimo.

Rispetto alla figura ufficiale di Luppi gli amici preferiscono però ricordare il Gino velista, al timone del suo batèlo a pizzo “Jolanda”, dal nome dell’adorata moglie scomparsa due anni fa. I “topi pontài” sono barche difficili da portare, molto fisiche, faticose, ma fino agli 86 anni Luppi manovrava il suo con la freschezza di un ragazzino, assieme ai fratelli Giorgio e Guido Scarpa, anziani come lui, sempre avversario ostico in regata ma ospite ineguagliabile nelle veleggiate, quando da sotto l’ordinatissima coperta tirava fuori vinelli bianchi o rossi miracolosamente freschi e ogni ben di dio per tutti coloro che gli si ormeggiavano “a lài”.

Il declino di Luppi si è iniziato con la scomparsa della moglie: da allora Gino non è stato più lui, improvvisi, col dolore e la solitudine, sono arrivati gli acciacchi, l’impossibilità di portare la barca, la rassegnazione a cederla, un vuoto affettivo appena temperato dalle visite in casa degli amici. «Gò fàto tuto, no’ gò più gnente da fàr», diceva, e se n’è andato.

Lascia i figli Roberto e Andrea, che l’hanno seguito amorevolmente fino all’ultimo, i nipoti e le nuore, il fratello Bruno.
Il funerale si terrà mercoledì 18 alle 10 nella chiesa di San Francesco della Vigna.

Gino, una grande perdita per Venezia, per la vela al terzo ultima modifica: 2023-01-14T17:25:02+01:00 da SILVIO TESTA
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