La montagna oltre la neve

Le frequenti precipitazioni nevose di scarsa entità sembrerebbero voler decretare il de profundis alle aree interne, a quelle montane, dove il turismo mordi e fuggi, di neve condito, dall’imprenditoria drasticamente esogena, annaspa, fino a sciogliersi come neve al sole
Marcello Di Martino
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Senza neve, non c’è speranza. Senza neve, crollano le illusioni.
La montagna oltre la neve. La montagna fuori dalla retorica abusata dello spopolamento e dell’orizzonte senza futuro. La montagna ostile e irriducibile. La montagna oggetto, microcosmo da recuperare, stereotipo con cui la si disegna nei convegni e nei dibattiti di sociologia ed economia sulle aree interne e svantaggiate. 

Un fatto di cronaca, la visione di un film e la lettura di un saggio aiutano a offrire spunti di riflessione su questa dimensione geografica e antropologica estrema.

Tre vie di uscita da questo labirinto. Tre approcci non convenzionali alla montagna. Tre spunti di lettura della montagna. 

Il fatto di cronaca 

A fine estate, tre ragazzi piemontesi dipingono, sulla cima più alta della Majella, Monte Amaro, quota 2.793 metri, parte della cupola geodetica in metallo, bivacco, simbolo della vetta. In condizioni di semiabbandono, ruggine e sporcizia al suo interno. Il Parco Nazionale della Majella, apparentemente indifferente al suo degrado, subito, però, in prima fila, in modalità “benpensante”, per stigmatizzare la performance artistica. 

Opera di street-art o di land-art, non le si riconosce, ricorrendo a tecniche più diverse e nel caso a bombolette spray, una forma espressiva di arte moderna, praticata in luoghi pubblici e in ambienti incontaminati, solitamente senza alcun protocollo autorizzativo. 

Media e Istituzioni subito tutti d’accordo per definire l’accaduto un “atto vandalico” una forma di espressione libera, senza alcun filtro, “quadro moderno” di zone più disparate. “Giovani escursionisti imbrattano il Bivacco Pelino”. 

Nulla a che vedere con le recenti incursioni ambientaliste che hanno, loro sì, imbrattato le mura del Senato o versato salse di pomodoro su dipinti famosi in Musei Internazionali.  

Cosa spinge ragazzi ad arrivare fino a quella quota per esprimersi artisticamente? Quale nesso ci può essere fra desiderio di esprimersi e frequentare luoghi estremi, se non stabilire con la montagna una relazione artistica al di fuori dei canoni asettici delle mostre e delle esposizioni? 

Alessandro Borghi e Luca Marinelli in una scena de Le Otto Montagne

Le Otto Montagne è il film, diretto da Felix Van Groeningen e Charlotte Vandermeersch e tratto dall’omonimo romanzo di Paolo Cognetti. Interpretazione sublime di Luca Marinelli e Alessandro Borghi, in coppia anche nel film di Claudio Calligari, Non essere cattivo. Rappresentazione estrema dell’amicizia, sullo sfondo di una montagna disincantata. L’episodio dei giovani metropolitani, amici di Pietro, che sognano di immergersi nella natura, di lasciare il lavoro e mettere a posto una baita, da ristrutturare e da vivere, immersi nella natura è cruciale per una lettura autentica della montagna. La natura è un termine non in uso fra gli “abitanti” della montagna. E Bruno incalza.

Siete voi di città che la chiamate natura. È così astratta nella vostra testa che è astratto pure il nome. Noi qui diciamo bosco, pascolo, torrente, roccia, cose che uno può indicare con il dito. Cose che si possono usare. Se non si possono usare, un nome non glielo diamo perché non serve a niente.

Ci sono i suoi prodotti, ma non la sua sintesi. I boschi che danno la legna per costruire e riscaldarsi, i sentieri per accompagnare le vacche al pascolo, l’acqua per far girare la turbina idroelettrica e irrigare i prati. Ma non la natura. Una montagna al servizio dell’uomo. Una montagna vissuta per la sua accoglienza e osteggiata per le sue asperità. La solitudine, dimensione esistenziale propria della montagna. La montagna come luogo di avvicinamento per mondi umani diversi, sostrato fertile per la costruzione di amicizie profonde.

Il capobrigante Domenico Fuoco, tra storia e leggenda è il corposo saggio di Maurizio Zampardi. In oltre quattrocento pagine, la biografia del Brigante Domenico Fuoco, protagonista della parabola del brigantaggio postunitario, è ricostruita attraverso una “imponente e ridondante” documentazione giudiziaria e saggistica. Sergente del Regno Borbonico, non si arrende alla dominazione sabauda, dando vita, inizialmente, a una sorta di brigantaggio politico, in opposizione al nuovo ordine delle cose stabilito dalla recente Unità d’Italia. Sul monte Meta e sulle Mainarde. Ai margini San Pietro Infine  e Mignano. In quella che allora era Terra di Lavoro. Fra Molise, Lazio e Abruzzo. Qui si trova il fortino della Guardia Nazionale, il Blockhaus, ormai in rudere, nella Conca del Biscurri. Quel che resta, pietre squadrate alla base, fu edificato per combattere il brigantaggio, particolarmente attivo in questa zona di confine. Proprio ai piedi dei Monti della Meta, fra Vallerotonda e Picinisco, fu tradito da un suo compagno  e ucciso Domenico Fuoco. Sono questi, i segreti della montagna. I tradimenti. Gli anfratti per nascondersi. Gli strati di storia umana che emergono dalle rocce, dalle grotte, dalle vette. La montagna vissuta dalle storie di uomini, che non la modificano ma ne traggono benefici per la sua inospitalità. I sequestri di persona, i tradimenti, i fiancheggiatori, i briganti antesignani di gruppi armati degli anni settanta del secolo passato. La montagna, così, diventa, da fossile, testimone del passato recente e offre spunti di approfondimento culturale e storico su fatti e personaggi ai più sconosciuti, ma di indubbia modernità.

Il fatto di cronaca, il film e il saggio disegnano, così, tre possibili forme di inquadratura della montagna: una montagna quale luogo aggregativo ed espressivo di nuove generazioni di artisti, una montagna quale allestimento scenografico per dare forma e sostanza al sentimento dell’amicizia, una montagna quale suggeritore di storie e dalla memoria ancora viva. 

Anche senza la neve.

Immagine di copertina: Vernice spray sul rifugio del Cai, Bivacco Pelino (da Terre Marsicane)

L’autore cura la sezione Tra_Monti, dedicata al mondo della montagna

La montagna oltre la neve ultima modifica: 2023-01-15T19:10:06+01:00 da Marcello Di Martino
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