Ennio Pouchard, l’arte dell’amicizia

Dell’artista restano le opere, dell’intellettuale restano gli scritti, del poeta le poesie: è un patrimonio di tutti, che non ha più tempo e che avremo voglia di riprendere e riscoprire. Noi, in più, conserviamo anche il ricordo di avergli voluto bene e l’orgoglio di sapere che, per lui, siamo stati importanti.
GIAMPAOLO SBARRA
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Ennio Pouchard se n’è andato. Un evento che in qualche modo aspettavamo, ma che pareva sempre lontano innanzitutto per la vivacità, la lucidità e l’amore per la vita che mostrava ogni volta che ci si incontrava; quante volte abbiamo fatto paragoni con altre persone, che affrontavano la vecchiaia con stanchezza, senza prospettiva, senza entusiasmo. Niente di tutto questo, in Ennio; Ennio amava la vita, amava la moglie, amava gli amici, amava il confronto, amava le sue passioni, il suo passato, le sue molte vite, i luoghi che aveva conosciuto, le avventure che gli erano capitate. Amava raccontare e ogni volta ci raccontava qualcosa di nuovo, e noi ci guardavamo stupiti.

Altri avranno modo di entrare nel merito delle sue varie esperienze: il fanciullo felice, l’esule, il pilota, l’artista, lo scrittore, il critico d’arte, il curatore di mostre.

Per mio conto, dirò alcune cose dell’uomo; di colui che ha passeggiato per Venezia con Ezra Pound, che ha intrattenuto rapporti profondi con Emilio Vedova, con Armando Pizzinato, con Rigoni Stern e con molte altre illustri personalità del mondo del’arte e della cultura e che, a un certo punto, arrivato a Treviso, ha voluto incontrarmi e mi è divenuto amico.

Non ho mai sopportato chi, dovendo ricordare l’amico scomparso, finisce per parlare di se stesso; e chiedo scusa fin d’ora, se dovessi esagerare; ma mi è stato chiesto un ricordo.

Ogni vita procede per fasi, con alcune costanti strutturali: in alcuni momenti è più probabile l’incontro, in altri più probabile il distacco; la giovinezza, l’età adulta, la vecchiaia.

Addio, Maestro Pouchard di Adriana Vigneri
Ed Ennio prese il volo
di ytali

Ennio ha conosciuto gli incontri felici come i distacchi, anche dolorosi, ma nel complesso si riteneva fortunato, e lo ribadiva spesso, perché il giro delle sue amicizie trevigiane era di un’altra generazione e trovava stimolante la relativa giovinezza che lo circondava; del resto, l’incontro tra generazioni, stabilizzato dall’amore e dalla collaborazione culturale, era il segno distintivo della sua vita quotidiana insieme a Elsa. I viaggi, gli incontri, le mostre, i giornali, la cucina.

Io avevo avuto modo di vedere e sfiorare Ennio ed Elsa a Treviso, alla fine degli anni Novanta, ma non avevo avuto occasione di conoscerli personalmente.

E fui colpito quando venni avvicinato per un invito a cena; mi aveva visto all’opera al Palazzo dei Trecento, impegnato nell’attività di consigliere comunale e gli ero piaciuto, così aveva pensato che potevo entrare nel giro della sue frequentazioni trevigiane.

Ennio Pouchard, Flowing with You, Serigrafia su acetato, 1973

Devo dire che, inizialmente, la qualità e la quantità della sue esperienze e delle sue relazioni, un po’ intimorivano il professore di un liceo artistico di provincia; ma Ennio aveva la caratteristica di metterti a tuo agio, di farti partecipare alle sue storie, ai suoi incontri; non ho mai percepito in lui un moto di arroganza, quando parlava delle sue storie passate. Del resto, sapeva anche ascoltare, sapeva valorizzare ciò che sentiva ed era curioso delle storie, delle vite e delle esperienze di chi gli stava intorno.

Non posso dimenticare la volta che, per il mio cinquantesimo compleanno, riesumò il violino, dopo decenni di abbandono, per suonarmi Happy Birthday to you.

Come ricordo bene la bellissima espressione, di ingenuo e incredulo stupore e subito di gratitudine, quando, in una mostra di ritratti di Paolo del Giudice, vide esposto il ritratto che Paolo gli aveva fatto, unico vivente tra Pasolini, Zanzotto, Magnani, Moravia e tanti altri grandi artisti scomparsi.

Ennio era capace di profondi affetti e di inaspettate dolcezze, ma anche di impuntature, che non era facile scalfire; e però le impuntature lo amareggiavano interiormente, e si capiva che dietro al puntiglio e alla convinzione di avere ragione, stava l’attesa della ricomposizione, del ritrovamento della serenità.

Sapeva parlare chiaramente anche delle questioni più importanti e profonde, che spesso entravano nelle nostre serate; e io apprezzavo quella chiarezza, anche quando presentava le mostre e glielo dicevo; “Ennio, mi piaci perché non la tiri inutilmente lunga e ci dai le chiavi di lettura per entrare nelle opere esposte, e non lo fai per accondiscendenza, ma con naturalezza e semplicità”; ho ritrovato queste idee in una corrispondenza tra Ennio ed Emilio Vedova:

Tu hai – scriveva Ennio nel 1999 – il bel dono naturale di pronunciare parole che sono immediatamente “cose”, e che si sovrappongono, schiacciandole, alle tante astrazioni scritte da altri;

e continuava, in merito al catalogo di una mostra del grande artista informale,

E parliamo del catalogo: penso siamo tutti d’accordo che debba essere costituito principalmente di testi e immagini esplicativi sulla mostra, fatti per chi lo compera; non per chi lo scrive, strizzandosi l’occhio allo specchio, con allusioni e giochi di erudizione, pur attinenti, ma non centrati sull’evento. È un libro che deve essere chiaro, esauriente, al limite della semplicità linguistica, ma con totale ricchezza di idee.

E, in conclusione, la sua schiettezza:

Infine un rilievo personale: non posso non dirti che sono rimasto contrariato per l’omissione del mio nome da parte di chi ha eseguito la scelta degli autori e dei relativi servizi da inserire nella bibliogafia. E con ciò concludo. Certamente da me ti aspettavi chiarezza, ed è questo che ho cercato di darti, con l’amicizia in cui tu credi. Tuo Ennio.

Ennio se n’è andato, niente sarà più come prima.

Dell’artista restano le opere, dell’intellettuale restano gli scritti, del poeta le poesie: è un patrimonio di tutti, che non ha più tempo e che avremo voglia di riprendere e riscoprire.

Noi, in più, conserviamo anche il ricordo di avergli voluto bene e l’orgoglio di sapere che, per lui, siamo stati importanti.

Ennio Pouchard, l’arte dell’amicizia ultima modifica: 2023-01-16T17:33:51+01:00 da GIAMPAOLO SBARRA
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