Ottant’anni, cittadino del mondo, Barenboim e i “Trii” di Beethoven

MARIO GAZZERI
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Ha compiuto ottant’anni due mesi fa, direttore di grande livello è anche uno dei più acclamati pianisti del mondo. Daniel Barenboim è argentino ma ha anche altre tre cittadinanze: spagnola, israeliana e palestinese. Israelita, oltre vent’anni fa diede vita assieme allo scrittore palestinese Edward Said al progetto di un’orchestra composta da giovani musicisti israeliani e palestinesi, la West-Eastern Divan Orchestra, con il dichiarato obiettivo di contribuire attraverso un messaggio universale, come la musica, a superare per quanto possibile le abissali distanze che dividono le due comunità. Noi lo ascoltammo a Roma molti anni or sono all’Auditorium di via della Conciliazione (di proprietà vaticana) molto prima che cominciassero i lavori per la costruzione del nuovo Auditorium di Renzo Piano.

Edward Said e Daniel Barenboim

Lo vedemmo nella duplice veste di pianista e direttore: dal suo Steinway uscivano, preziose e sfuggenti, le note del Terzo concerto di Beethoven e, nei momenti in cui sulla tastiera era impegnata solo la destra, con l’altra mano, con l’altro braccio, Barenboim indicava all’orchestra di Santa Cecilia le luminose vie del concerto con una gestualità convincente seppur ridotta al minimo. Molti anni dopo, i concerti per piano di Beethoven furono ripetuti nello storico Teatro Colòn di Buenos Aires, con Barenboim sul podio e al piano Martha Argerich, altra gloria argentina (anche con nazionalità svizzera).

 Antonio Pappano e Daniel Barenboim nelle prove per il concerto a Santa Cecilia (8 maggio 2007)

In quell’occasione i due grandi bonaerensi suscitarono un’onda di incredibile entusiasmo, favorito anche da un giustificato sentimento di comune appartenenza nazionale. Ma la meticolosità esecutiva di Barenboim che si può apprezzare senza dubbio nella direzione e nell’interpretazione dei cinque concerti di Beethoven è forse, oseremmo dire, ancor più incisiva nei Trii del grande musicista di Bonn che ne compose ben dodici.

Ma sono due, a nostro avviso, quelli che si distinguono per il cantabile seppur rigoroso stile compositivo. Ci riferiamo, come è facile immaginare, al celeberrimo Trio dell’Arciduca e al più composto e strumentalmente meno articolato Trio degli spettri (Geister Trio). Il Trio dell’Arciduca (dedicato all’Arciduca Rodolfo d’Asburgo protettore di Beethoven ed egli stesso compositore dilettante) è uno dei grandi capolavori della storia della musica da camera.

Daniel Barenboim e Martha Argerich

Come osserva la giovane e brava critica Silvia Corbetta si tratta di un vero e proprio “miracolo della musica d’assieme per pianoforte”. I quattro movimenti del Trio sono pervasi da un’onda di ‘gioiosa malinconia’ (ci si passi l’ossimoro), il sonoro intreccio dei dialoghi tra pianoforte, violino e violoncello si traduce in un perfetto equilibrio tra i tre elementi base che costituiscono l’ossatura di ogni brano musicale di ogni genere, vale a dire l’armonia, il ritmo e la melodia che la musica del Novecento sembra non aver più seguito né riconosciuto nella sua secolare e gloriosa architettura. L’impianto armonico dell’Arciduca è in Si bemolle Maggiore, una tonalità ariosa ma composta, con due soli semitoni (Si e Mi). Il ritmo è scandito dal pianoforte (anche nell’“infinito” trillo in ottava alta nell’ultima parte del brano) in questo affascinante trio in cui la melodia varia in ognuno dei quattro movimenti (Allegro moderato – Scherzo, allegro – Andante cantabile ma però (!) con moto – Allegro moderato). Le indicazioni dei tempi furono scritte a mano dallo stesso Beethoven in italiano, lingua universale della musica.

A volte, violino e violoncello, più che in un dialogo sembrano impegnati in una coinvolgente sfida, ‘vinta’, a nostro parere, dal violoncello le cui corde vibrano in un territorio musicale di incerti e dolenti sentimenti. “Altra musica” per quanto riguarda il trio in re maggiore noto come Gli spettri, con ogni probabilità in riferimento al secondo tempo del brano (largo assai ed espressivo) in cui domina un’atmosfera cupa, a tratti quasi funerea ma a suo modo affascinante, e nel quale la sonorità di violino e violoncello appaiono quasi spente, probabilmente composto in uno dei non rari periodi di depressione di cui soffriva Beethoven. Barenboim, che ha un’assoluta padronanza della tastiera, dovuta anche al precoce ed assiduo studio del Clavicembalo ben temperato di Bach, come racconta lui stesso nel suo bel libro La musica sveglia il tempo (Feltrinelli), negli ultimi anni ha formato un nuovo trio. Al violino ora c’è il figlio Michael, avuto dalla pianista russa Elena Bashkirova sposata dopo la precoce scomparsa della prima moglie, la celebre violoncellista inglese Jacqueline du Pré, morta per una grave forma di sclerosi multipla a soli 42 anni, come abbiamo ricordato in un recente articolo.

Michael Barenboim

La violoncellista britannica, tra le migliori al mondo, faceva parte negli anni Settanta del trio di Barenboim che si avvaleva anche dello straordinario violino di Pinchas Zukerman. Accanto a Michael Barenboim c’è ora l’ottimo violoncellista austriaco Kian Soltani, di genitori iraniani. Gli ‘Spettri’ furono composti nel 1808 e l’Arciduca nel 1814, anno in cui Beethoven suonò per l’ultima volta il pianoforte in pubblico. La sordità gli impediva ormai di ‘sentire’ l’orchestra e di valutare il suono stesso del suo piano sui cui tasti esercitava una pressione basata solo sul ricordo. L’influenza beethoveniana nella musica da camera durerà fino all’epoca romantica e oltre; Schumann, Schubert, Mendelssohn, ma per certi versi anche Liszt e Chopin, furono letteralmente travolti dalla mole, dalla qualità innovativa della produzione beethoveniana. L’eco del quartetto in do diesis minore op.131, dei dodici Trii e perfino delle sonate per piano solo o per piano e violino, si può avvertire in numerose composizioni dei musicisti citati. Forse meno nei musicisti dell’Europa orientale, Bartók, Smetana, Janáček e gli altri. Per non parlare, nei decenni successivi, di Tchaikowskij, ad esempio, e del suo Trio in la minore che è la sublimazione musicale dell’anima russa.

Immagine di copertina: Daniel Barenboim  © DG

Ottant’anni, cittadino del mondo, Barenboim e i “Trii” di Beethoven ultima modifica: 2023-01-18T16:21:25+01:00 da MARIO GAZZERI
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