Arnaldo Coelho, l’arbitro indimenticabile 

ROBERTO BERTONI BERNARDI
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Ne ha compiuti ottanta Arnaldo César Coelho, l’indimenticabile arbitro della finale di Madrid, quando gli Azzurri di Enzino Bearzot si imposero per 3 a 1 contro la Germania Ovest, conquistando il terzo titolo mondiale della nostra storia. Da allora, quell’uomo che prese fra le mani il pallone, sollevandolo al cielo mentre Martellini esclamava tre volte “Campioni del mondo!”, è entrato a far parte del nostro immaginario collettivo. Ha ammesso in seguito di essere felice di aver portato in finale uno spicchio di Brasile, benché, come tutti i brasiliani, avrebbe preferito di gran lunga veder correre su quel campo i fenomeni in maglia verdeoro che proprio noi avevamo sconfitto ed eliminato sei giorni prima al Sarriá di Barcellona. Da bambino, giocava a piedi nudi sulla spiaggia di Copacabana, a trentanove anni è arrivato là dove ogni fischietto sogna di arrivare, vivendo una notte di emozioni pure, suggellata proprio da quel Tango España afferrato mentre se lo stavano scambiando Causio e Conti e dall’affetto naturale che tutte e tutti noi, da quel momento in poi, abbiamo provato nei suoi confronti. 

È rato che una giacchetta nera (benché oggi le divise dell’arbitro siano diventate alquanto variopinte) entri nel cuore delle masse. C’è riuscito Lo Bello, c’è riuscito Collina e, sinceramente, pochi altri. Lo stesso Elizondo, l’arbitro argentino della mitica notte di Berlino del 2006, non è passato alla storia, pur avendo arbitrato sia la prima che l’ultima partita di quella memorabile edizione. Lui sì, perché aveva qualcosa in più. L’umanità, la competenza, la grandezza di una stagione irripetibile, la serenità che rivedere quelle immagini ci trasmette: forse c’entra tutto questo. O forse c’entra Pertini, il presidente partigiano che in quei giorni trovò persino il tempo di telefonare al presidente della FIFA, João Havelange, brasiliano anche lui e non propriamente uno dei nostri idoli, per avere rassicurazioni in  merito alla correttezza di un direttore di gara che avrebbe potuto, legittimamente, avere il dente avvelenato nei nostri confronti. Raramente, invece, una designazione è stata più felice. Raramente abbiamo assistito a una direzione più brillante. Raramente abbiamo avuto a che fare con una personalità di quel livello, noi che di torti, dall’inglese Aston in Cile nel ’62 all’ineffabile Moreno del 2002 contro la Corea del Sud, ne abbiamo subiti eccome. Quella volta no: anche per questo gli vogliamo bene. E, per quanto ci riguarda, concordiamo pure con la sua avversione nei confronti del VAR, che ha snaturato il calcio e, in parte, rovinato il gioco. Del resto, non potrebbe essere diversamente, specie se si considera la purezza, l’onestà, la pulizia, la gentilezza e la lealtà di uno dei grandi protagonisti di un calcio che abbiamo amato e oggi, purtroppo, non c’è più. Ma quella gioia a Madrid non potrà togliercela mai nessuno. 

Auguroni, Coelho!

Arnaldo Coelho, l’arbitro indimenticabile  ultima modifica: 2023-01-19T18:47:05+01:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
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