Da vice a presidente dimezzato

Nel suo nuovo libro, Stefano Rizzo racconta gli Stati Uniti di Joe Biden. Tra successi, gaffe ed errori di valutazione, il presidente democratico non è riuscito a oggi a governare all'altezza delle aspettative suscitate. Perché di fondo la crisi americana è più “profonda”, dice l’autore, e interferisce anche con la capacità dell’America di “proporre modelli geopolitici all’altezza dell’emergente mondo multipolare”.
MARCO MICHIELI
Condividi
PDF

Per l’inaugurazione della sua presidenza, l’intenzione di Joe Biden era quella di lasciare il Delaware via un treno Amtrak, partendo dalla stazione che porta il suo nome e che, da senatore, lo aveva visto passare numerose volte, quando rientrava a casa dai figli. Buoni propositi freddati dalla necessità di garantire la sicurezza del presidente dopo l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio da parte dei sostenitori dell’ex presidente Donald Trump. L’episodio pur essendo marginale è tuttavia esemplificativo della presidenza Biden. Buone intenzioni, molta retorica e gesti simbolici piegati dalla dura realtà del sistema politico americano. 

La presidenza Biden è infatti, almeno per ora, essenzialmente un’amministrazione nel guado, come l’ha descritta Stefano Rizzo nel suo libro Gli Stati Uniti in mezzo al guado. La presidenza Biden dall’assalto a Capitol Hill alla guerra di Putin (Manifesto Libri), libro che raccoglie gli articoli pubblicati dall’autore su riviste online, tra cui Italialibera, Terzogiornale, il sito del CRS (Centro per la riforma dello Stato) e ytali.

Il libro di Rizzo racconta in maniera dettagliata e attenta gli eventi che hanno portato l’ex vice di Barack Obama alla presidenza, dalle tormentate elezioni del 2020 alle difficoltà di oggi. Una lettura utile per chi desidera comprendere che cosa è accaduto in questi due anni negli Stati Uniti, dalla persistenza del trumpismo nella politica americana alle prospettive di rielezione dell’attuale inquilino (e dell’ex) della Casa Bianca nel 2024.

Una presidenza, quella del democratico Biden, che avrebbe dovuto essere ponte tra generazioni di politici diversi – democratici e repubblicani – e aiutare il paese a “depolarizzarsi” rispetto agli anni del trumpismo. E che per ora sembra molto lontana dal risultato. Non si vedono all’orizzonte democratici in grado di succedere all’attuale presidente, né i possibili candidati repubblicani alternativi a Trump sembrano avere la forza per mettere in difficoltà l’ex presidente intenzionato a riprendersi quella presidenza che considera – a torto – “rubata”. 

Come si arrivati a questa situazione? Rizzo descrive con precisione la corsa sulle montagne russe che è stata ad oggi la presidenza Biden. Ripercorre infatti gli eventi principali che hanno marcato gli ultimi anni, sia nel campo della politica estera, sia nel campo della politica interna. Dalla notte ”senza risultato” delle elezioni del 3 novembre 2020 all’assalto a Capitol Hill da parte dei sostenitori di Trump il 6 gennaio, dalle conseguenze economiche e sanitarie del Covid-19 al ritiro dall’Afghanistan, dal capovolgimento della sentenza Rod v. Wade alle “culture wars”. Nella seconda parte del libro molta attenzione è dedicata alla politica estera di Biden, in particolare alle sfide e ai pericoli della guerra in Ucraina, che hanno per certi versi rivitalizzato un presidente che sembrava soprattutto e soltanto destinato a marcare simbolicamente il ritorno dell’America almeno nel “galateo” internazionale, dopo la presidenza dirompente di Trump. Ma che ha anche sollevato nuovi dubbi e domande rispetto alla ruolo globale degli Stati Uniti in un mondo che è profondamente mutato.

Quel che traspare dal racconto è il ritratto di un presidente che ha dovuto affrontare numerose sfide e ostacoli, forse molti di più di quelli che si attendevano sia Biden sia i suoi elettori. Il desiderio di chiudere quella che per molti avrebbe dovuto essere la parentesi di Donald Trump non aveva probabilmente fatto i conti con le incognite che la politica spesso si trova ad affrontare. 

Ma nel racconto appaiono anche i limiti delle ambizioni politiche di Biden e dei democratici. Il presidente infatti si ritrova in un guado perché l’appello al ripristino dello “spirito della nazione” e un’agenda politica tra le più progressiste di sempre si sono scontrati con l’incapacità di quella che Biden garantiva essere l’elemento fondamentale della sua “eleggibilità” rispetto ai molti candidati della primarie democratiche del 2019-2020: la sua capacità di trovare accordi con i repubblicani per il bene del paese. Biden si è presentato come un uomo di carattere e competente – in netta opposizione a Trump – e ha scommesso sul fatto che gli elettori si sarebbero orientati verso un “insider” in grado di migliorare le loro vite.

Una lettura del paesaggio politico americano da parte di Biden che è servita a vincere le primarie – con molte difficoltà, rispetto alle quali l’ex vice di Obama ha comunque dimostrato una tenacia come non pochi – e poi le elezioni presidenziali. Ma al governo del paese, quella strategia ha dimostrato i propri limiti. Perché il Partito repubblicano oggi è molto lontano da quello che Biden immaginava. E perché, in assenza di un Partito repubblicano con cui ricercare il compromesso politico, sono riemerse le divisioni all’interno dei democratici rispetto alle quali i senatori ribelli democratici (ed ex democratici) Joe Manchin e Kyrsten Sinema hanno rappresentato soltanto la punta dell’iceberg.

Ma di fondo c’è una crisi americana che è più “profonda”, come dice Rizzo e “cristallizzata nella spaccatura a metà dell’elettorato, dall’abisso culturale fra paese rurale e urbano, integralista e cosmopolita, bianco e multietnico e in una forbice economica insostenibile”. Una crisi di identità del paese, alle prese con rapidi cambiamenti economici e sociali, che interferisce anche con la capacità di “proporre modelli geopolitici all’altezza dell’emergente mondo multipolare”.

Una crisi nella quale i paradossi della politica potrebbero spingere l’ottuagenario Biden a farsi nuovamente “levatrice” per altri quattro anni. Nonostante l’attuale presidente possa apparire sempre più come una reliquia del passato in un paese in fremente attesa di cambiamenti.

Da vice a presidente dimezzato ultima modifica: 2023-01-25T18:38:26+01:00 da MARCO MICHIELI
Iscriviti alla newsletter di ytali.
Sostienici
DONA IL TUO 5 PER MILLE A YTALI
Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento