Amore e Psiche stanti di Canova: una vicenda singolare

GIUSEPPE PAVANELLO
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Nota la vicenda di alcune opere d’arte già in proprietà di Veneto Banca, di Montebelluna, messe in vendita insieme a tutti gli altri asset della banca, aI fine di reperire fondi per dare ristori agli azionisti beffati nel crack di quell’istituto di credito.
Il caso rimbalzato sulla stampa concerne l’antico gesso dell’Amore e Psiche stanti di Antonio Canova, formato nello studio romano dell’artista negli anni fra Sette e Ottocento, quindi trasferito a Possagno, dopo la morte del grande scultore, dall’erede universale Giambattista Sartori e da lui donato alla nipote, Antonietta Bianchi, andata sposa al conte Filippo Canal, i cui eredi l’hanno venduto a Veneto Banca nel 2004.

Ora una nuova vendita al miglior acquirente attraverso la casa d’aste Bonino, con il coordinamento di Matteo Smolizza. Vicenda davvero singolare, che si può riassumere in vari passaggi.

  1. Annuncio che l’opera viene messa in asta con tre differenti prezzi a scalare: prima 400.000; quindi, in caso di mancanza di offerte, si scende a 300.000 euro, e poi, se ancora non si fa avanti nessuno, 200.000 euro.
  2. Nel frattempo, l’opera viene notificata dalla competente Soprintendenza, come bene nazionale, quindi non esportabile all’estero.
  3. Diretta conseguenza, come avviene sempre in questi casi, il valore di mercato tende ad andare in picchiata. Diciamo che risulta congelato – nonostante le attenzioni di acquirenti adeguati – per ben due battute d’asta, quelle a 400.000 e a 300.000.
  4. A questo punto, la Casa d’aste aumenta verticalmente la pubblicità, contatta una ad una moltissime delle migliori collezioni italiane, anche in serrato confronto con gli esperti, e soprattutto affronta la vendita spiegando – con una trasparenza disarmante – il metodo di produzione dei gessi di Canova, ossia l’invenzione da parte del Maestro e la materiale esecuzione da parte dei suoi collaboratori, i cosiddetti gessini: il che, tra l’altro, provoca non pochi mal di pancia nel mercato e persino in contesti espositivi.
  5. E tuttavia il 26 gennaio – imprevedibilmente, o forse no – si scatena una incredibile bagarre, degna delle migliori sedute d’asta di Londra o di New York, e il prezzo balza, con rilanci continui e sostanziosi, a un milione e 228 mila euro. Incredibile?

Amore e Psiche stanti, dettaglio, Gesso, 148 x 68 x 65 cm

Tutti restano senza fiato e la vicenda incrina certezze consolidate. 

Prima cosa: la notifica, in questo caso, ha ‘funzionato’ solo parzialmente, per esempio escludendo acquirenti museali internazionali – in particolare statunitensi – che si erano interessati all’opera.

Il collezionismo italiano, dapprima scettico, rivela invece una grinta imprevista. 

Pensare che, intervenendo subito – diciamolo francamente, speculando meno sulla discesa della base d’asta – si poteva gareggiare su quel gesso, di grande rarità, con una platea di contendenti molto più ridotta, forse aggiudicandoselo a 400.000 euro, fa rimescolare il sangue degli addetti ai valori, di chi vende, e, soprattutto, di chi acquista.

Contento, senz’altro, Canova, che vede il gesso d’una sua scultura apprezzata come si conviene: il mercato, si sa, indica anche valori. Quel prezzo è conseguente all’altra aggiudicazione in asta, che fece scalpore parecchi anni fa, del gruppo canoviano in gesso di Adone e Venere, acquistato per una grossa somma di denaro presso la casa d’aste Finarte da un noto collezionista milanese (gesso presentato alla mostra Canova e l’Antico al Museo Archeologico Nazionale di Napoli).

E, per concludere, è stato un bene anche aver portato l’Amore e Psiche stanti nelle mostre su Canova del 2022-2023: di Treviso (Canova Gloria Trevigiana) e di Bassano del Grappa (Io, Canova Genio Europeo: quest’ultima tuttora aperta), per farlo conoscere al grande pubblico. E per consentire a molti grandi collezionisti e intenditori di vederlo e giudicarlo autonomamente nell’anonimato della folla. Con la sincerità e l’ammirazione che si prova di fronte ad un’opera di estrema rarità. 

Amore e Psiche stanti, Gesso, 148 x 68 x 65 cm

E qui la scheda che aveva accompagnato nel catalogo (Silvana Editoriale) l’opera esposta nella mostra Canova Eterna Bellezza al Museo di Roma-Palazzo Braschi (2019).

Gesso del gruppo di Amore e Psiche stanti ricavato nello studio romano di Canova, dove si sa che   lavorarono sull’opera i ‘gessini’ Giuseppe Torrenti e Vincenzo Malpieri (A. Canova, Scritti, a cura di P. Mariuz,  2014, pp. 405, 408, 413). Il marmo fu scolpito, nella prima versione, per il colonnello  John Campbell, ma entrò poi nella collezione di Gioacchino Murat, nel castello di Villiers-la-Garenne. La replica, destinata inizialmente ancora a Campbell, fu ceduta invece a Joséphine de Beauharnais (1802-1803). Esposta al Salon parigino del 1808, fu acquistata, assieme agli altri marmi canoviani dell’ex imperatrice, dallo zar Alessandro I nel 1815 e si trova quindi all’Ermitage di Pietroburgo. 

Il nostro gesso, spedito da Roma a Possagno nel 1829, assieme a un altro gesso simile ora nella  Gipsoteca di Possagno, fu donato al conte Filippo Canal dall’erede universale di Canova, il fratello uterino, l’abate poi vescovo Giambattista Sartori, avendo il nobile veneziano sposato la nipote del monsignore, Antonietta Bianchi, vedova di Piero Stecchini Per moltissimo tempo fu tenuto nella villa La Gherla nei pressi di Crespano, dove fu individuato da chi scrive negli anni settanta del secolo scorso. Fu quindi venuto a VenetoBanca nel 2004. Ottimo lo stato generale di conservazione, a parte l’amputazione delle estremità di tre dita della mano destra di Psiche.

Il mito di Psiche, la più bella favola dei greci secondo Voltaire, è oggetto di particolare attenzione da parte di numerosi artisti: pittori soprattutto, alla fine del Settecento, ma è solo Canova che lo reinventa connotandolo di significati filosofici. La bellezza, sembra suggerire il neoplatonico Canova, è eminentemente spirituale, trascende i sensi e aspira alle mistiche nozze con Eros in Olimpo

Prima espressione delle riflessioni di Canova sul mito di Amore e Psiche, il gruppo “di carattere assai caldo ed appassionato” di Amore che ridesta Psiche, detto Amore e Psiche che si abbracciano (marmo a Parigi, Musée du Louvre), cui si contrappone il gruppo “platonico” – definizione di Canova – di Amore e Psiche stanti (1796-1800): opere entrambe, come la statua di Psiche, “del genere delicato e gentile”, fatte di “molle carne più che dura pietra” (L. Cicognara, Storia della Scultura, III, 1818, p. 249).

L’opera venne iniziata verosimilmente nel 1796:  la menziona Canova stesso in una lettera a Giuseppe Falier databile agli inizi del 1797: “un gruppetto di Amore e psiche platonico” (A. Muñoz, Antonio Canova  1957, p.  58). Dal disegno conservato presso il Museo Civico di Bassano (Eb 112.1123) si evince che l’artista aveva esitato sulla collocazione della figura di Amore, presentato in due differenti posizioni, sia alla destra che alla sinistra di Psiche: uno studio che sembra anticipare i ‘pensieri’ dello scultore sulle Grazie

Evidente il modello antico: l’Amore e Psiche del Campidoglio, o degli Uffizi, ma il rinvio all’illustre prototipo – su cui è sostanzialmente esemplato il panneggio di Psiche – è come negato dalla totale assenza di ali in entrambe le figure: ciò che viene a togliere ai due personaggi, qui cresciuti in età, ogni connotazione ‘mitologica’. Per converso, gli adolescenti di Canova non sono presentati in atto di baciarsi: gruppo “platonico”! Fra altri esemplari classici, si può anche citare il marmo della collezione Ludovisi raffigurante Amore e Psiche, con Amore ignudo  e Psiche, semiabbigliata, in atto di trattenerlo

Quatremère de Quincy, recensendo l’esposizione dei marmi canoviani al citato Salon parigino del 1808, ne sottolineava dipendenza e originalità rispetto agli esemplari antichi. Lo scultore era riuscito, secondo le sue parole, a “dare in luce in modo affatto originale le idee dell’antico”, cioè “ripetere ciò ch’era stato già detto, senza usare le stesse forme di dire, e come si possa torre ad imprestito senz’essere debitore ad alcuno”. Per far riferimento a un esemplare moderno, il gruppo di Pietro Bracci (Londra, Wallace Collection) presenta una coppia d’infanti, secondo lo spirito dell’Arcadia. Ma si può richiamare anche il gruppo in porcellana di Johann Peter Melchior raffigurante Amore consola Psiche, qui alata (Regards suo Amour et Psiche, a cura di P. Lang,  1994,  cat. 16).

L’apparente aneddoto – una coppia di giovani intenti entrambi (nel disegno bassanese citato lo faceva soltanto Psiche) a sostenere fra le mani una farfalla: capolavoro di abilità esecutiva paragonabile ai rami d’alloro nel gruppo di Apollo e Dafne di Bernini, ammiratissimo da Canova – si sublima nel richiamo spirituale a un destino di trascendenza. Così Psiche – l’anima «riscaldata dall’amore celeste» (A, D’Este, Memorie…di Canova, 1864, p. 316) – è maggiore in altezza rispetto ad Amore, totalmente ignudo. Come nella statua di Psiche, il suo gesto rinvia ai versi danteschi citati già nelle fonti: “Noi siam vermi nati a formar l’angelica farfalla”

“Questi fanciulli e fanciulle, uomini e donne non allungano mai le mani in modo violento verso il corpo dell’altro. Questi innamorati parlano con l’altro di qualcosa, giocano con una corona o con una farfalla, meditano insieme ma non si desiderano” (R. Zeitler Klassizismus und Utopia 1954, p. 252). 

Ancora della grazia: e quale vertice! Fra altre sottigliezze nella lavorazione, il dettaglio delle due teste accostate, con il discrimine delicatissimo fra l’una e l’altra. Si comprende bene perché tale soluzione non abbia trovato, sin dall’antichità, esiti frequenti, ma Canova raccoglie la sfida in anni in cui vuole dimostrare l’ardimento, oltre che di una mente fervida, di un operare impeccabile. 

Burke aveva osservato nel suo trattato sul Sublime (1757) che una qualità essenziale per la bellezza è la levigatezza: “non ricordo alcuna cosa bella che non sia anche liscia”. E ancora: “le qualità della bellezza sono le seguenti: la prima, l’essere relativamente piccoli; la seconda, l’essere lisci; la terza, l’avere una varietà nella direzione delle parti; ma, in quarto luogo, l’avere quelle parti non angolose, bensì fuse per così dire l’una nell’altra. In quinto luogo, l’essere di forma delicata, senza notevole apparenza di forza”.

Per finire, una citazione: “L’amante e l’amata, più che blandirsi, si contemplano come in uno specchio l’uno nell’altra, realizzando così quell’atarassia, anche nella passione, che è il canone fondamentale della ‘rivoluzione’ winckelmanniana” (C. Maltese, Storia dell’arte in Italia 1960, p. 51).
[scheda di Giuseppe Pavanello]

Amore e Psiche stanti di Canova: una vicenda singolare ultima modifica: 2023-01-30T13:40:06+01:00 da GIUSEPPE PAVANELLO
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