Myanmar. I generali e la forza aerea di Putin

Il secondo anniversario del colpo di stato in Birmania cade a poche settimane dal primo anniversario dell'invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Dopo il golpe si è registrato un aumento esponenziale di visite di altissimo livello russe nel paese asiatico e vice versa, con la firma di importanti accordi militari e un rafforzamento della cooperazione politica ed economica.
CECILIA BRIGHI
Condividi
PDF

Il secondo anniversario del colpo di stato in Myanmar, che aveva impedito l’insediamento del parlamento democraticamente eletto e la formazione del governo, cade a poche settimane dal primo anniversario dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, e in uno scenario di aumento delle tensioni nel Mare Cinese Meridionale, determinate dalla mai abbandonata strategia di Pechino di riprendersi Taiwan e da un conseguente rafforzamento della strategia degli USA nell’Indopacifico. 

La giunta militare birmana in questi ultimi mesi ha aumentato drasticamente gli attacchi militari soprattutto nelle aree, dove ritiene siano nascosti gli oppositori politici. Secondo i media, dall’inizio del colpo di stato alla fine di settembre 2022, i militari birmani hanno lanciato 190 attacchi aerei su obiettivi civili. A ottobre, l’aviazione birmana ha bombardato un concerto nello Stato Kachin uccidendo almeno 62 persone. E tali attacchi sono continuati ad aumentare negli ultimi mesi soprattutto negli Stati Karen, Chin e nel Sagaing dove sono stati identificati aerei da combattimento russi YAK 130 ed elicotteri Mi-35. Il che dimostra la diversificazione di approvvigionamenti della giunta rispetto al passato, quando acquistava solo aerei militari cinesi. 

Si ritiene che il Myanmar abbia almeno venti jet Yak-130, biposto di cui sei ricevuti nel dicembre 2021, che sono progettati per addestrare i piloti, e comunemente usati per operazioni di contro- insurrezione.

I grafici mostrano gli obiettivi principali su cui sono concentrati i bombardamenti aerei in Myanmar, operati con mezzi e ordigni prevalentemente di fabbricazione russa e l’andamento degli attacchi stesse.

È dimostrato che Cina, Russia e, sempre più anche India, stanno rafforzando le relazioni e gli scambi con i militari birmani. La Cina, nel corso degli ultimi trenta anni, ha messo a punto un piano strategico, che a partire dal “Two Oceans Strategy” ha definito per la Birmania, due specifici piani di azione. Uno, attraverso la “Belt and Road Initiative” e l’altro attraverso il “China Myanmar Economic Corridor”.  

Pechino mira, da un lato a realizzare grandi programmi infrastrutturali e industriali, e dall’altro a garantire una robusta presenza nell’Oceano Indiano, attraverso la realizzazione del mega porto profondo di Kyaukphyu (nello Stato Rakhine), che dovrebbe diventare un porto “dual use”, ovvero un porto sia commerciale ma anche per la marina cinese. Questo permetterebbe contemporaneamente di bypassare lo stretto di Malacca, facendo si che le merci e il gas importato dall’Africa e quelle che verranno prodotte nella futura mega zona industriale di Kyaukphyu possano  arrivare nello Yunnan attraverso una nuova ferrovia, permettendo alle navi cinesi, non solo di accorciare di 5 giorni i tempi di trasporto delle merci, ma soprattutto di evitare il collo di bottiglia dello stretto di Malacca e l’area di un potenziale conflitto nel Mare Cinese Meridionale. Con un porto di questo tipo, Pechino guadagnerebbe anche un controllo dell’Oceano indiano con la presenza stabile della marina cinese in quell’area. Il che, concorrerebbe a ridisegnarne l’architettura della sicurezza. Cosa che desta, ovviamente serie preoccupazioni indiane. 

Yakovlev Yak-130
Mi 35

Nonostante le storiche diffidenze dei birmani, militari inclusi, nei confronti della Cina, Pechino rimane un partner fondamentale, sia dal punto di vista finanziario, che diplomatico, (influenza su alcuni gruppi etnici di frontiera come gli Wa, o l’Arakan Army etc.). 

Non solo Nuova Dehli, ma anche il Giappone – entrambi i paesi sono membri del QUAD (Quadrilateral Security Dialogue che comprende India, Giappone, Australia e Stati Uniti) – sempre più preoccupati del peso di Pechino in Birmania hanno deciso di aumentare le relazioni con Naypyidaw, per contrastare il peso cinese.   

In questo scacchiere, anche Mosca, nonostante lo sforzo bellico in Ucraina, ha rafforzato i propri rapporti con la giunta militare, che nel corso degli anni  ha mandato a studiare nelle accademie militari russe, oltre settemila quadri militari. Non bisogna poi dimenticare che i militari birmani si sono premurati di dichiarare, tra i primi, il pieno sostegno a Mosca per l’invasione dell’Ucraina. 

Dopo il golpe si è registrato un aumento esponenziale di visite di altissimo livello russe in Birmania e vice versa, con la firma di importanti accordi militari e un rafforzamento della cooperazione politica ed economica, visto che Mosca punta a far si che la Birmania diventi un alleato strategico per il proprio ruolo futuro nel  Sud Est asiatico, rafforzando contemporaneamente i rapporti con Vietnam, Malesia e Thailandia.

Inoltre non va sottovalutato l’interesse russo per il gas birmano, che ha portato alla stipula di accordi per di estrazione e ai recenti accordi per la costruzione di un reattore nucleare da parte di Rosatom. 

In questo complesso scenario geopolitico, non pare colta appieno dalla comunità internazionale la minaccia alla pace di queste autocrazie.

Delle 2826 vittime della repressione in Myanmar, dal febbraio 2021, 265 sono bambini, 59 dei quali sotto i nove anni.

Come ha scritto ad agosto 2022 Scott Marciel, ex ambasciatore USA in Birmania:

di fronte a questa situazione la comunità internazionale può essere divisa in tre gruppi. Il primo è costituito dal gruppo che comprende: Russia, Cina e India che sostengono la giunta e, nel caso di Russia e Cina, forniscono armi per promuovere i propri ristretti interessi nazionali. Un secondo gruppo è composto dai paesi di un’ASEAN, organizzazione divisa che ha sottoscritto e continua inutilmente a promuovere il cosiddetto Five-Point Consensus, un’iniziativa nata morta. Il terzo gruppo è composto dai governi occidentali, che hanno imposto sanzioni, offerto aiuti umanitari e assunto forti posizioni retoriche contro il colpo di stato, e fatto critiche nei confronti della resistenza armata, evitando azioni decise e favorendo invece il percorso cauto e inefficace a sostegno del fallito piano dell’ASEAN. Il futuro del Myanmar sarà determinato in gran parte da ciò che accade all’interno del paese, ma la risposta internazionale è importante e potrebbe essere fondamentale in vista delle elezioni truccate del prossimo anno, che la giunta spera legittimeranno il suo governo a livello internazionale.

Purtroppo, infatti, nonostante la scia di sangue che la giunta continua a lasciare quotidianamente dietro di se, l’elenco delle dichiarazioni di condanna si allungano, senza che sostanzialmente cambi nulla nelle dinamiche diplomatiche, nelle azioni dei governi e delle istituzioni internazionali, per contribuire a sconfiggere un’altra dittatura che si alimenta e rafforza, grazie al numero crescente di governi autocratici. 

Persino il segretario generale dell’ONU António Guterres aveva dichiarato al vertice UE-Asean del 14 dicembre scorso che:

La comunità internazionale nel suo insieme ha fallito. E l’ONU fa parte della comunità internazionale. È drammatico vedere la sofferenza del popolo birmano.

Così la recente risoluzione del Consiglio di Sicurezza, la prima dopo 74 anni, si è potuta approvare con l’astensione di Cina, Russia e India, perché nulla dice sulle conseguenze nei confronti della giunta se continuerà a non rispettare i contenuti della risoluzione, ne si impongono sanzioni, a partire dall’embargo sulle armi, che per altro Cina e Russia continuano a inviare alla giunta, ne ci sono impegni sulle responsabilità per i crimini commessi dai militari.

Il disinteresse internazionale è frutto di una miopia politica, che non guarda o sottovaluta gli interessi che i grandi paesi, che sostengono la dittatura, hanno nei confronti del cosiddetto “Paese delle Pagode”. A oggi, la diplomazia internazionale ed europea, per paura di lasciare la Birmania nelle mani di Pechino, ha “esternalizzato” all’ASEAN impossibili negoziati tra una organizzazione debole e divisa, e una giunta che non ne vuole sapere di tornare sui suoi passi.

Non si è ancora compreso fino in fondo la gravità dei possibili sviluppi a medio termine, che una nuova dittatura come quella birmana può produrre. E se Biden ha deciso lo scorso dicembre, con il Burma Act, di sostenere con cinquanta milioni di dollari l’anno il governo di opposizione birmano, le organizzazioni democratiche, il People Defence Force e le Organizzazioni Etniche Armate, l’Europa traccheggia. 

Quel che è peggio e l’assenza totale di una forte mobilitazione nei paesi democratici, promossa quanto meno dalle “forze progressiste” a sostegno della lotta oggi in atto in Ucraina, in Birmania e in Iran contro regimi autocratici, che stanno soffocando le elementari libertà dei propri popoli e della loro autodeterminazione.

Non cogliere la comunanza delle lotte di questi popoli contro i loro regimi, vuol dire non capire cosa concretamente è avvenuto in Siria, Cecenia, Afghanistan e Birmania e cosa sta avvenendo in Iran.

L’Italia, che ben conosce nella propria esperienza il peso di una dittatura e il prezzo del sangue pagato per la liberazione non può rimanere indifferente.

Non sarà una risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU, o una dichiarazione del Rappresentante UE Borrell, che faranno la differenza, ma una azione forte e coordinata dei paesi democratici, che da un lato blocchi le risorse finanziarie e militari della giunta, e dall’altro garantisca il sostegno finanziario e e tecnico a chi nel paese lotta dalla clandestinità per costruire un paese democratico, federale e inclusivo di tutte le etnie. Le decise misure adottate sul piano internazionale nei confronti della Russia, e il sostegno al governo ucraino sono un valido esempio di cosa si può concretamente fare. 

Immagine di copertina: © Unsplash/Saw Wunna Protesta popolare contro il golpe militare (file)

Myanmar. I generali e la forza aerea di Putin ultima modifica: 2023-01-30T15:42:58+01:00 da CECILIA BRIGHI
Iscriviti alla newsletter di ytali.
Sostienici
DONA IL TUO 5 PER MILLE A YTALI
Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento