BRICS e nuovo ordine mondiale. Parla Marco Ricceri

ANNALISA BOTTANI
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Interpretare i nuovi scenari e le nuove alleanze definiti anche a seguito dell’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa. Questa è l’importante sfida da cogliere per comprendere le prospettive di breve e medio periodo e le dinamiche che caratterizzeranno l’assetto internazionale. In tale contesto, il coordinamento BRICS riveste un ruolo strategico, anche alla luce del suo futuro ampliamento. Ne abbiamo parlato con il Professor Marco Ricceri, segretario generale dell’Istituto di studi e ricerche Eurispes ed esperto di politiche sociali e del lavoro europee.

“Una realtà strutturale, non congiunturale ed effimera”, così ha definito i BRICS nel corso della sua ultima conversazione con ytali. A distanza di quasi tre anni, lo scenario politico mondiale è radicalmente cambiato, dalla diffusione della pandemia alla crisi economica globale, dall’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa a nuovi disequilibri geopolitici che si stanno intensificando con il passare dei mesi, anche a fronte del rifiuto russo di cessare le ostilità. A suo avviso, quali sono i fenomeni cruciali emersi in questi tre anni nell’ambito dei BRICS, che valgono ormai circa un quarto del Pil mondiale?
Con i BRICS siamo di fronte a un coordinamento importante tra Stati che svolgono un ruolo di primo piano sulla scena internazionale e che, contrariamente a molte previsioni, è riuscito a mantenersi attivo e consolidarsi in questi anni, intensificando – questo è il punto da sottolineare – sia la cooperazione interna sia la cooperazione esterna. È sufficiente esaminare i progetti e le iniziative comuni promossi con gli ultimi vertici nei più diversi ambiti di attività per avere un’idea precisa di questo processo di consolidamento interno ed esterno. Come noto, i vertici degli ultimi anni – Mosca 2020, New Delhi 2021, Pechino 2022 – sono stati preparati e seguiti da numerosi incontri ai più diversi livelli, da quelli ministeriali a quelli di esperti, operatori economici, accademici e altro, che hanno disegnato e definito precise linee di cooperazione. A titolo di esempio, si può citare il programma strategico di Partenariato Economico 2025 che ha individuato le aree di maggior intervento, dall’energia all’industria, dal digitale all’agricoltura, dal commercio ai servizi. Nella proiezione esterna il coordinamento BRICS ha rilanciato i due progetti, BRICS Plus e BRICS Outreach, anche per rispondere alle richieste di adesione e/o di collaborazione con il raggruppamento che sono pervenute da numerosi Stati di diversi continenti, dall’America Latina all’Africa, dalla realtà mediterranea al Sud-Est asiatico. 

L’ultimo summit virtuale a guida cinese svoltosi a giugno dello scorso anno, secondo alcuni analisti, è stato una preziosa occasione per la Cina, che ha un ruolo predominante in termini economici, per delineare la proposta di un nuovo assetto multipolare che possa coinvolgere ulteriori Paesi in via di sviluppo (tra cui Argentina, Iran e Algeria che hanno già formalizzato la richiesta di adesione ai BRICS) e porsi quale alternativa ad alcuni soggetti politici occidentali (il G7, ad esempio). 
Il vertice G20, tenutosi a Bali a novembre del 2022, tuttavia, non si è focalizzato solo sul confronto tra superpotenze, ossia Cina e Stati Uniti. Altri Paesi membri (ad esempio, Brasile, India, Indonesia, Messico, Arabia Saudita, Sudafrica e Turchia), infatti, hanno richiesto il riconoscimento delle proprie istanze, manifestando la necessità di portare avanti la propria agenda, a prescindere dalle pressioni internazionali e dal conflitto in Ucraina, considerato una “distrazione dalla sicurezza e dallo sviluppo economico”. Come ha influito l’esito di questi due vertici sui rapporti tra i Paesi BRICS e sull’implementazione delle progettualità congiunte?
Per capire l’impatto di questi due vertici – quello BRICS svoltosi a Pechino a giugno del 2022 e quello del G20 a Bali, in Indonesia, a novembre dello stesso anno, sui rapporti tra gli Stati del raggruppamento, bisogna riflettere su un dato importante di premessa: fin dalla loro costituzione formale nel 2009 e poi nel corso di tutti gli anni successivi i BRICS si sono sempre posti come riformatori, non come distruttori dell’ordine globale esistente e del relativo sistema di governance; ad esempio, hanno sempre riconosciuto il ruolo centrale delle Nazioni Unite e di altre istituzioni internazionali quali lo stesso Fondo Monetario e l’Organizzazione mondiale del commercio, di cui ovviamente chiedono una riforma. Anche al vertice informale del G20 a Bali, i BRICS hanno riconosciuto esplicitamente il ruolo del G20 quale principale strumento economico per la costruzione di un modello più equilibrato e valido di sviluppo globale. Questa posizione BRICS è stata confermata anche negli ultimi incontri, cioè in una fase segnata dall’emergere di un processo inatteso di polarizzazione del sistema internazionale segnato da forti e crescenti tensioni e conflitti, com’è la guerra in Ucraina. Gli Stati BRICS presentano indubbiamente degli elementi di grande diversità tra loro, sul piano politico, economico, culturale, sociale, con tutti gli effetti che questa situazione comporta nel loro sistema di rapporti. Ma ciò non toglie che riescano a mantenere fermo il loro obiettivo strategico di riforma del sistema di governance globale per la costruzione di un multilateralismo più equilibrato, in grado di correggere i grandi squilibri che pesano sulla vita della maggioranza della popolazione mondiale. 

Il quartier generale dei BRICS e della New Development Bank a Shanghai

Ritiene che l’avvio del processo di “de-dollarizzazione” del mercato finanziario globale e, dunque, di una fase post Bretton Woods, auspicato da alcuni Paesi, sia un obiettivo concreto oppure si è ancora molto lontani da una variazione, anche minima, dell’ordine attuale?
Questo è uno degli aspetti più significativi della cooperazione BRICS. Leggendo i progetti in corso di attuazione, ci si rende ben conto dei passi avanti concreti che stanno facendo per costruire un loro originale sistema monetario per contribuire – questo è il punto che evidenziano – a una maggior stabilità ed equilibrio dei mercati finanziari mondiali. I BRICS stanno procedendo nella formazione di una loro valuta comune, di comuni riserve di investimento, nel moltiplicare gli accordi reciproci riguardo all’impiego delle valute nazionali, un passaggio quest’ultimo che è visto con particolare favore anche da molti Stati esterni al coordinamento, emergenti e in via di sviluppo. Oltre alla loro banca di sviluppo – NDB – e al Fondo di Riserva – CRA, negli ultimi tempi i BRICS hanno creato diversi organismi importanti come l’Insurance Pool, il BRICS Exchange Alliance, hanno elaborato uno specifico programma di supporto alle relazioni commerciali denominato “Promozione commerciale finanziaria”, un programma per le operazioni speciali legate alle attività di esportazione-importazione etc. Certo un impulso forte a intensificare le iniziative in questa direzione è venuto dalle tensioni emerse sulla scena internazionale, dalle sanzioni occidentali alla Russia alla caduta di molti elementi di fiducia tra i principali attori dello sviluppo mondiale.  

Vorrei soffermarmi brevemente sul ruolo dell’India. Secondo quanto riportato dal New York Times, in base ad alcune previsioni “ottimistiche”, il Paese, ora al quinto posto, sarà la terza economia mondiale entro il 2030, dopo Stati Uniti e Cina. Secondo il ministro degli Esteri indiano, a causa dell’impatto determinato dalla guerra in Ucraina, l’ordine mondiale, ancora profondamente occidentale, sarà sostituito da un mondo basato sul “multiallineamento”, ove i Paesi potranno scegliere di perseguire le proprie politiche e i propri interessi. Malgrado le recenti dichiarazioni del primo ministro Narendra Modi sulla guerra in Ucraina (“Now is not the time for war”), l’India ha mantenuto, comunque, stretti rapporti politici, economici e militari con la Russia, consolidando, nel contempo, l’alleanza con Stati Uniti e Giappone nell’ambito del piano strategico dell’Indo-Pacifico (l’Indo-Pacific Economic Framework), anche in un’ottica di contenimento del dominio cinese. Considerata la posizione di India e Cina, come potranno coesistere tali istanze nell’ambito della realtà dei BRICS?
In occasione dell’ultimo summit (Pechino, giugno 2022), il premier indiano Modi, dopo aver sottolineato che, a causa del Covid, questo era il terzo vertice svolto in videoconferenza, ha dichiarato: “Noi, Paesi membri dei BRICS, abbiamo una visione simile sulla governance dell’economia globale. E di conseguenza la nostra reciproca collaborazione può dare un utile contributo alla ricostruzione globale post-Covid”. Quindi, ha richiamato il fatto che, nel corso degli anni, “abbiamo fatto un notevole numero di riforme istituzionali nei BRICS che hanno aumentato l’efficacia dell’organizzazione. È un elemento di soddisfazione che, ad esempio, sia aumentato il numero dei soci della nostra nuova Banca di Sviluppo”, che “la nostra reciproca collaborazione sia aumentata in molte aree” come, ha citato tra le altre, “il coordinamento tra i dipartimenti doganali”, “la creazione di un sistema satellitare condiviso”. La soddisfazione per il progresso dei BRICS espressa dal primo ministro indiano Modi e il suo impegno attivo nel coordinamento possono anche sembrare in contraddizione con la partecipazione dell’India ad altri diversi organismi di coordinamento internazionale. In effetti, a ben riflettere, non lo sono, poiché gli assi strategici della politica BRICS riguardano la riforma del sistema di governance mondiale e lo sviluppo della cooperazione reciproca orientata a promuovere gli interessi dei singoli Stati membri. Rispetto a questi obiettivi, che sono stati definiti primari, i BRICS hanno classificato come di rilevanza secondaria le questioni aperte tra i singoli membri. È il caso delle tensioni tra India e Cina sul confine del Pakistan. Un ultimo aspetto da non sottovalutare riguarda il fatto che l’India, secondo le previsioni Onu, in questo 2023 dovrebbe superare la Cina per numero di abitanti, raggiungendo 1,43 miliardi di persone, diventando così il Paese più popoloso del mondo; che la forza lavoro indiana (persone dai 15 ai 64 anni) aumenta ogni anno di almeno 10 milioni di unità, che la popolazione indiana ha un’età media di 27 anni, mentre quella cinese è di 39. Anche questo richiamo dovrebbe aiutare a riflettere meglio perché le istanze dei BRICS e dell’India al suo interno trovano un impulso importante anche in questi processi di cambiamento demografico, ben diversi, ad esempio, da quelli in atto nel nostro sistema europeo.

Vladimir Putin durante un incontro-video con Emmanuel Macron, 26 giugno 2020 (Президент России @KremlinRussia)

Passiamo ora alla Russia. A seguito dell’invasione dell’Ucraina, il Cremlino, stretto nella morsa dell’isolamento internazionale e delle sanzioni, ha messo in campo le proprie strategie di soft power per fomentare il risentimento di alcuni Paesi del Sud America, dell’Africa e dell’Asia che non si sentono adeguatamente rappresentati nell’ambito dell’assetto geopolitico attuale, con l’obiettivo di creare, in un’ottica “anticolonialista” (un termine ormai presente nella narrazione putiniana), un fronte antioccidentale. In tal senso, la transizione verso i BRICS Plus potrebbe essere l’occasione per raggiungere tale obiettivo. Su quali ambiti, a suo avviso, punterà il Cremlino per costruire una base progettuale utile non solo nell’ambito dei BRICS, ma anche della politica interna?
Francamente non ho elementi per valutare lo stato e gli orientamenti dell’attuale politica interna della Russia. Registro piuttosto il fatto che numerosi progetti portati avanti concretamente dal coordinamento BRICS sono di supporto agli interessi nazionali di quel Paese, come degli altri Stati membri: mi riferisco ai piani di investimenti nelle infrastrutture, nell’energia, alla discussione in corso tra i presidenti delle banche centrali BRICS sull’organizzazione di un sistema di pagamento comune, con riferimento a un’unica valuta convertibile. Dai documenti ufficiali si apprende che si sta discutendo anche del possibile nome da dare a questa unità monetaria, la nuova moneta dei BRICS: “RULIND” oppure “R5” con riferimento alle iniziali delle monete dei cinque Stati membri. Poi vi è un altro elemento da valutare con attenzione: la Russia è stata uno dei due principali promotori, insieme alla Cina, del coordinamento BRICS avviato nei primi anni Duemila. Fin dall’inizio l’esigenza di tutela degli interessi nazionali si è combinata con quella dell’organizzazione di un diverso, più equilibrato multilateralismo. Queste due esigenze sono valide anche nella situazione attuale. Un situazione che registra, da un lato, il procedere dei processi di globalizzazione, sia pur con modalità del tutto diverse anche dal recente passato, e, dall’altro, l’emergere di richieste sempre più chiare e incisive da parte delle realtà emergenti che soffrono maggiormente gli effetti degli squilibri generati dall’unilateralismo. Insomma, sempre più diffusa è la domanda di una vera riforma dell’ordine globale, testimoniata dal moltiplicarsi di nuovi organismi di coordinamento regionali (si pensi al caso del MITKA) o del rilancio di quelli già esistenti. In queste condizioni, non vedo il formarsi di una “piattaforma antioccidentale” da parte della Russia, perché i BRICS sono strettamente intrecciati all’Occidente. Vedo piuttosto un gran problema aperto che riguarda tutta la comunità internazionale: saper affrontare e risolvere la suddetta riforma, con lo stesso impegno, ad esempio, con cui si è arrivati a definire in sede Onu una valida strategia per lo sviluppo sostenibile condivisa da tutti gli Stati membri.

Xi Jinping in visita al comando centrale dell’esercito popolare cinese, 28 gennaio 2022

L’ampliamento della realtà BRICS dovrà procedere necessariamente per step. Si tratta di stabilire non solo lo status dei nuovi membri (osservatore e altri ruoli intermedi), ma anche i rapporti con la banca di riferimento (la New Development Bank), armonizzando gli obiettivi e le esigenze di Paesi alquanto eterogenei in termini socioeconomici, politici e culturali. Senza dimenticare i Paesi che hanno manifestato l’interesse ad aderire, tra cui l’Arabia Saudita, la Turchia, l’Egitto e l’Indonesia, solo per citarne alcuni. Quali saranno i requisiti per l’adesione e il modello di governance previsto?
Il rilancio delle strategie BRICS Plus (nuovi membri) e BRICS Outreach (ampliamento della cooperazione esterna) coglie un’esigenza diffusa nelle realtà emergenti del mondo. Questo è il dato su cui riflettere. All’interno dei BRICS la discussione, molto viva, verte sull’approccio da seguire nelle future adesioni: quale tipo di adesione promuovere, quale nuovo assetto istituzionale assumere, quale sistema decisionale? All’esterno della realtà del coordinamento si diffondono le richieste di collaborazione e di adesione ai BRICS, sintomo di un interesse e di bisogni diffusi insoddisfatti, cui le istituzioni tradizionali non sembrano in grado di dare adeguate risposte. Due esempi, per maggiore chiarezza: cosa può significare per i futuri orientamenti di sviluppo dell’America Latina il fatto che, oltre al Brasile, membro fondatore dei BRICS, anche l’Argentina, di recente, ha maturato la richiesta di adesione al coordinamento? Situazione simile si registra nell’area mediterranea ove tre Stati importanti – Turchia, Egitto e, di recente, Algeria – hanno chiesto di entrare a far parte dei BRICS. Sono scelte importanti che rappresentano in fondo un voltare le spalle all’Unione europea. Certo i rapporti bilaterali tra gli Stati del Mediterraneo continueranno a mantenersi e ad approfondirsi, come è emerso anche con le recenti iniziative dell’Italia. Ma sarebbe davvero miope non cogliere il significato anche politico delle scelte dei suddetti Stati in favore dei BRICS. Penso che, in ambito Ue e dell’Unione per il Mediterraneo UpM, sarebbe quanto mai opportuna una riflessione approfondita sulle vere ragioni di queste scelte che incideranno su tutta l’area, che è anche di primario interesse per l’Italia. 

Cyril Ramaphosa, presidente del Sudafrica

Quest’anno la presidenza del coordinamento dei BRICS spetta al Sudafrica. Quale ruolo svolgerà il Paese nella gestione ordinaria delle principali iniziative in programma e, nel contempo, delle gravi criticità – in primis, il conflitto in Ucraina – che il sistema internazionale sta affrontando in questa fase?
Il Sudafrica ha espresso con molto chiarezza gli obiettivi della sua presidenza BRICS 2023. Sul piano interno, poter usufruire della cooperazione degli altri Stati BRICS per sostenere con adeguate iniziative commerciali e di investimenti il proprio Piano Nazionale di Sviluppo. Sul piano regionale, con riferimento al continente africano, impegnare i BRICS nel sostegno alle iniziative dell’Unione Africana (UA), il principale organismo di coordinamento del continente, e soprattutto al suo programma strategico dell’Agenda 2063. In sostanza, creare una sinergia stretta BRICS-Africa. Sul piano internazionale, promuovere con i BRICS l’Agenda del Sud Globale (Global South), collegando questo impegno al raggiungimento degli obiettivi dello sviluppo sostenibile enunciati dall’Agenda 2030 dell’Onu. A livello globale, infine, premere nelle sedi internazionali per garantire una rappresentanza adeguata ai Paesi emergenti e in via di sviluppo e una loro adeguata partecipazione alla governance dei processi globali.

Il neopresidente brasiliano Lula Inácio da Silva accetta le credenziali dell’ambasciatore di Cina a Brasilia Zhu Qingqiao

Nel 2015 l’Eurispes ha istituito un laboratorio dedicato ai BRICS. Su quali progetti è impegnato attualmente? La crescente repressione messa in atto dal Cremlino, la transizione verso una forma di governo che è possibile definire “totalitarismo ibrido” e la militarizzazione della società consentono ancora di avviare un dialogo con le istituzioni del Paese?
Il Laboratorio sui BRICS di Eurispes è un organismo aperto di riflessione e studio cui partecipano, su base volontaria, esperti e accademici delle più diverse discipline. È un organismo scientifico e culturale, non politico. Abbiamo preso spunto per questa iniziativa da una riflessione di Romano Prodi, già presidente della Commissione europea, il quale segnalò che il Mediterraneo, area di primario interesse per l’Italia, non era più da considerare un “Mare nostrum” perché i maggiori processi di cambiamento facevano riferimento a Stati esterni, appartenenti al coordinamento BRICS, in primis Cina e Russia. Da qui lo spunto ad approfondire la natura, gli obiettivi, le politiche di questo coordinamento poco conosciuto, un’analisi che si è sempre più estesa all’impatto dei BRICS nelle aree e nei settori internazionali su cui gravita anche l’interesse del nostro Paese. Il nostro approfondimento sul tema ha suscitato un crescente interesse, in Italia e all’estero, e la notevole partecipazione di esperti qualificati. Siamo, quindi, di fronte a un’iniziativa di carattere scientifico. Di fronte alla guerra in Ucraina, Eurispes, fin dall’inizio, ha preso una posizione molto netta e chiara di condanna della guerra e dell’aggressore russo, com’è testimoniato anche dalle considerazioni generali del presidente Fara pubblicate nell’ultimo Rapporto Italia 2022. Mi permetto di aggiungere al riguardo una riflessione strettamente personale, che non coinvolge minimamente l’Istituto e che ispira il mio impegno. Ogni giorno in Ucraina muore gente. Di fronte a questa realtà mi devo spogliare di ogni sovrastruttura di pensiero e cercare l’essenziale: come contribuire a fermare questa tragedia? Politica? Economia? Armi? Sanzioni? Diplomazia? Mi sembra che finora queste aree di intervento non abbiano funzionato. Può servire mantenere aperti i canali della collaborazione culturale e scientifica? Sono i canali che parlano alle coscienze delle persone e forse è questa la sola strada da percorrere, nelle attuali condizioni. La cultura e la scienza esprimono valori universali; prospettano linee di progresso condiviso: altrimenti non possono essere definite tali. Chi riceve il frutto delle nostre analisi e riflessioni può essere indotto a riflettere sul valore di scenari alternativi a quello della guerra, può riflettere e agire nel suo ambito di responsabilità e di azione per bloccare questa tragedia quotidiana. È una possibilità, non una certezza, ma, comunque, è una via da percorrere. Penso che sia un dovere, anche etico, lasciarla aperta. In questa direzione si è espresso chiaramente anche il presidente Mattarella che ha richiamato l’importanza di mantenere aperti i canali degli scambi culturali e scientifici, come strumenti di pace.   

BRICS e nuovo ordine mondiale. Parla Marco Ricceri ultima modifica: 2023-02-07T14:07:40+01:00 da ANNALISA BOTTANI
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