Irlanda, una storia complicata e una canzone d’amore e nostalgia

MARIO GAZZERI
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A fine maggio, in Irlanda, ricorrerà il centenario della fine della guerra civile, amaro frutto della guerra di indipendenza combattuta contro gli inglesi e che si era conclusa con un compromesso favorevole al Regno Unito a cui fu consentito di mantenere la sovranità sulle nove contee dell’Ulster. Michael Collins e i suoi eredi, comunque favorevoli alla trattativa con Londra anche a costo di consistenti ‘mutilazioni’ territoriali, si scontrarono sanguinosamente con i patrioti sopravvissuti alla Insurrezione della Pasqua del 1916, repressa dagli inglesi che si macchiarono di odiose rappresaglie con impiccagioni e fucilazioni senza l’ombra di un processo. Ma la conoscenza della verde Irlanda, dell’‘isola di smeraldo’ che ha dato al mondo alcuni dei più grandi scrittori di lingua inglese, non si conosce solo sfogliando un libro di storia.

Connemara, County Galway, Irlanda

L’Irlanda si conosce leggendo Dubliners di Joyce o Diario d’Irlanda del Nobel tedesco Heinrich Böll o guardando il film dell’inglese Ken Loach Il vento che accarezza l’erba o l’epica vicenda de La figlia di Ryan di David Lean. O, ancor di più, ascoltando brani di musica celtica, solo apparentemente simile a quella di Scozia, Cornovaglia o della Bretagna. Una musica che riesce a fondere malinconia ed allegria (un “cocktail” sentimentale tipico dell’anima irlandese), eseguita con violini, con l’antica “lira“ (una sorta di arpa) al ritmo degli spoons, battuti l’uno contro l’altro, e che divenne popolare anche in Italia e altrove grazie ai Chieftains e ad altri gruppi folk di alcuni decenni fa.

Rarissimo l’impiego della scozzese cornamusa. Ma poi, c’è una vecchia canzone d’amore e nostalgia scritta da un inglese (ma di genitori irlandesi) che divenne, e ancora è, un vero e proprio inno patriottico famoso e amato nel paese delle arpe e dei trifogli quanto il National Anthem. Parliamo, naturalmente, della canzone intitolata It’s a long way to Tipperary, portata al successo dal grande tenore Franck McCormack e che veniva cantata dai soldati irlandesi mandati a combattere in Belgio, nel 1916, a fianco delle truppe inglesi (ennesima contraddizione) contro i tedeschi.

County Tipperary, Irlanda

La canzone piacque anche agli altri reparti e alle stesse truppe inglesi e venne poi tradotta in varie lingue. Il brano ha un ritmo di “marcia melodica“ e parla di un irlandese che si trova a Londra e della sua nostalgia per l’amata, che in realtà può esser letta come una bella ragazza o come la stessa Irlanda. Le parole son semplici, quasi elementari, ma nascondono un senso di forte nostalgia, di ‘dolore del ritorno’, smussato dal desiderio della propria donna, del proprio paese. Il testo del refrain dice in sostanza questo:  

It’s a long way
to Tipperary,
it’s a long way to go, 
…to the sweetest girl I know.
Goodbye Piccadilly, 
Farewell Leicester square…
It’s a long way to Tipperary
But my heart’s right there….” 

La canzone divenne, di lì a poco, nota in tutto il mondo grazie alla interpretazione del grande tenore irlandese John McCormack che aveva studiato canto e musica a Milano e si definiva spesso “un cantante lirico italiano”. Grazie anche a quella nostalgica canzone, il tenore divenne molto ricco e si spostò negli Stati Uniti dove ottenne la cittadinanza americana. Mc Cormack era nato ad Athlone, una cittadina a metà strada tra Dublino e il Connemara (“Vicino al mare”, in gaelico) con il famoso strapiombo nell’Atlantico delle Cliffs of Moher.

Breakfast stile irlandese al Niamh’s cafe, Clonmel, Tipperary, Irlanda

Tanti anni fa, diretti nel Connemara in una cittadina chiamata Oughterard, ci fermammo a mangiar qualcosa proprio ad Athlone dove una cameriera carina e, ovviamente, dai capelli rossi (forse era lei The sweetest girl I know’…)  ci informò come Tipperary fosse poco più di un grosso paese a sud di Athlone e che ci saremmo potuti arrivare in poco tempo. Ma noi proseguimmo per la nostra strada, in un paese dove tutto sembra richiamare la poesia e la magia. Un paese nel quale, come scrivono i curatori di Diario d’Irlanda (Mondadori), “il dolce si mescola all’amaro, la preghiera alla maledizione, un luogo in cui la poesia si incontra anche all’angolo della strada”. Tipperary, dunque, grosso centro rurale e già sede dei re del Munster, divenuta nota in tutto il mondo come simbolo di nostalgia per la propria terra, per la propria donna, e per questo così amata dai soldati irlandesi al fronte della Grande Guerra, una guerra che non li riguardava.

immagine di copertina: Dromineer, County Tipperary, Irlanda [da Twitter: @ReneChampion1]

Irlanda, una storia complicata e una canzone d’amore e nostalgia ultima modifica: 2023-02-10T19:18:18+01:00 da MARIO GAZZERI
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