Pio, saper andare oltre la cortina di bambù

“Mi ha fatto scoprire un Giappone con durezza, sfacciataggine ma grande amore. Con lui ho imparato a vivere e lavorare qui e coi suoi documentari ho trovato come sempre tanta profondità e curiosità. Perché proprio questo era quello che aveva Pio”.
PIER GIORGIO GIRASOLE
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[TOKYO]

Da quando le navi nere del commodoro Perry arrivarono a fine Ottocento al largo delle coste giapponesi, il popolo di Yamato che finora non aveva avuto occasione e necessità di confrontarsi con il resto del Mondo (fatta eccezione dei rapporti religioso-commerciali con Portogallo, Spagna e Paesi Bassi) inventò il mito del Giappone. Dalla cerimonia del tè, al bushido, passando per lo zen, tutto fu rispolverato, tradotto e presentato alle temibili potenze occidentali, al punto massimo del loro imperialismo, con le quali, in tempo record, il Giappone riuscì a sedere. Arrivò il Novecento che come una grande centrifuga sconvolse tutto il mondo e qui trasformò un Paese di temibili guerrieri in obbedienti funzionari. Lo sguardo dell’Occidente e dell’Italia spesso non andò mai oltre alle rappresentazioni che il Giappone diede di sé per non sentirsi escluso dalla comunità internazionale. 

[FBPio d’Emilia, 4 febbraio] Oggi bella rimpatriata con Giorgio Amitrano, risotto ai funghi (raccolti a misurina e portati qui dopo averli seccati) e zucca. Ci voleva proprio una giornata così. Grazie della visita!

Eppure chi come il sottoscritto arriva qui si trova sempre di fronte a un grande spaesamento. Segno che ci sono dettagli che sfuggono, e con i quali, se si vuole vivere il Giappone, bisogna fare i conti.

Pio d’Emila è stato capace di andare oltre la cortina di bambù e scovare fatti, storie e soprattutto persone che rendono il Giappone davvero unico. Pur essendo tra i primi a cavalcare l’onda del COOL JAPAN, ancor prima che divenne uno slogan del governo, mostrando in tv i Tamagotchi e i primi fenomeni di sottocultura cosplay, con la sua penna e telecamera introdusse agli occhi, forse già decisamente più maturi per natura, di noi Italiani, gli emarginati della Tokyo dei balocchi, la mala gestione di varie crisi, i problemi di tanti stranieri e giapponesi che hanno lavorato, vissuto e sofferto a queste latitudini.

Il suo lavoro univa la giocosa curiosità di noi gaijin appena sbarcati su questo pianeta completamente diverso che è il Giappone, all’attenta, e soprattutto libera, arguzia e testardaggine nel documentare ogni cosa che era doveroso, prima come essere umano e poi come professionista, raccontare.

I reportage da Hiroshima, i racconti del padre francescano Nakae tra gli ultimi di Tokyo, e poi il viaggio a fianco delle famiglie siriane fuggite in Europa, davano il senso del suo animo metà zen e metà francescano, come spesso gli ricordavo. 

[@piodem ] “LA MAGICA A TOKYO – Oddio 3-3 con lo Yokohama non è poi un granché… ma vuoi mettere? Una spruzzata della “magica” sul Giappone in letargo irreversibile? Daje!!!!”

Nonostante l’immaginario dei samurai, questo Paese ha un’anima altruista, pacifista e umana. Ha vissuto guerre, razionamenti e periodi di benessere breve e al medesimo tempo catastrofico, proprio come il nostro.  Pio, laddove molti di noi se ne vergognavano o per pigrizia non ne erano interessati, portava alla luce come tra le tante difficoltà alla fine potesse vincere sempre l’umanità.

Sentimento questo uguale in tutto il Mondo, da Misurina, dove aveva il suo “buen retiro”, a Tokyo, passando per Lesbo.

[@piodem ] “Serata indimenticabile alla Jetee con Wim Wenders, esattamente 40 anni dopo esserci incontrati per la prima volta proprio qui…e che lui rese poi immortale girandoci una scena di Tokyo Ga!!”

Amante del buon cibo e di tutta la cultura, credeva che il bello avrebbe salvato l’umanità e raccontandone tanta, ci ha reso tutti più consapevoli di come alla fine le differenze siano solo ostacoli che ci poniamo per non sentirci alla fine “fratelli tutti”.

Sorrido al pensiero che nonostante la sua travolgente passione politica avrebbe apprezzato moltissimo anche la grande citazione qui sopra, ma ho sempre pensato che quella era la sua capacità. Saper guardare all’uomo oltre alla divisa, o alla mascherina per essere al passo coi tempi. 

Cera una volta il Giappone di Pio d’Emilia
Pio d’Emilia. Il cordoglio degli studiosi del Giappone di Giorgio Amitrano
Pio, un grande giornalista, un ottimo amico di Beniamino Natale
In quelle foto c’è l’anima di Pio di Marco Cinque


Il Giappone di Pio è quello che studieremo sui manuali di storia e economia. Il Paese che mi ha affascinato e che mi ha portato a conoscerlo, standogli dietro da quando ero al liceo e passavo le vacanze estive a Tokyo.

Pio mi ha fatto scoprire un Giappone con durezza, sfacciataggine ma grande amore. Con lui ho imparato a vivere e lavorare qui e coi suoi documentari ho trovato come sempre tanta profondità e curiosità. Perché proprio questo era quello che aveva Pio.

Il suo essere curioso e il voler spostare la porta scorrevole dell’Impero è proprio il suo lato migliore. Mettendo in pratica il sogno proibito di ogni giapponese: potersi distinguere e finalmente dire no, come teorizzavano e auspicavano, seppur con altre finalità, i financial guru giapponesi nella fase dorata della loro economia, che però ci rendemmo conto non avere solide fondamenta. 

[@piodem ] Con l’artista Ai Weiwei
[@piodem ] “Che onore essere “schiacciato” tra due miti…”

Pio, dicendo no, ha fatto tanto per il Giappone, spesso mettendo a nudo il potere e difendendo i suoi cittadini e i lavoratori. 

Ha criticato anche la guerra e ha sempre voluto avere solo un elmetto, quello con la scritta PRESS sopra, per la guerra sì viverla ma per raccontarla come sconfitta di tutti.

Il Novecento si porterà dietro Hiroshima e Nagasaki, i suoi sopravvissuti a cui Pio dedicò un servizio per la televisione italiana, ma anche il Japan as number 1 a cui ammise di aver creduto erroneamente, presa di posizione che indica più di ogni altra il suo essere umano oltre che professionista.  

Pio e Pier Giorgio

Ero io a non voler crederti umano, caro Pio, per tutto quanto di umano sei stato e hai raccontato. Come quando ammettesti di aver battuto il futuro imperatore a tennis, mostrando come anche “il figlio del figlio del cielo” (per citare il nostro caro amico di avventure Stefano Carrer) alla fine non poteva sopraffare la tua energia (anche se tu avresti voluto farlo vincere per non apparire troppo scortese, quanto eri giapponese senza rendertene conto!) Non dimenticherò mai la nostra prima intervista con te quando per un errore mio la camera ti inquadrò dal basso col risultato che dovemmo aggiustarle il video per evitare di fare brutta figura con tu che stavi girando il tuo documentario sulla dieta. 

E adesso ti verrò a cercare su queste pagine, che mi hai fatto conoscere tu e sui cui ho l’onore di poter scrivere anche io. Ma forse come sai molte cose te le voglio dire sicuro che tu possa rispondermi, come sempre facevi, e quindi le lascio al cuore dove so che sempre sarai a ribattere ancora prima che finisca la frase.

Nel frattempo cercherò di andare oltre la cortina di bambù con la tua umanità. 

Ovunque tu sei,

tuo Himawari.

Pio, saper andare oltre la cortina di bambù ultima modifica: 2023-02-16T13:37:33+01:00 da PIER GIORGIO GIRASOLE
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