Ballarò, sempre più turisti sempre meno palermitani

L’antico suk rischia di fare la stessa fine della Vucciria, che ormai ha poco e niente del mercato dipinto da Guttuso.
PAOLO CORALLO
Condividi
PDF

[PALERMO]

Ballarò è uno dei quattro mercati storici di Palermo ed è il più antico. La sua origine risale infatti al X secolo, in piena dominazione araba, quando i contadini scendevano da Monreale per vendere i loro prodotti nel quartiere dell’Albergheria, che a quel tempo era all’estrema periferia della città e oggi è pieno centro storico. Mille anni fa Monreale era solo un villaggio, il suo magnifico duomo sarebbe stato edificato dai normanni un paio di secoli dopo, e gli arabi la chiamavano Balhara, che sarebbe all’origine del nome di Ballarò.


Dopo tanta storia, si teme che l’antico suk rischi di fare la stessa fine di un altro celebre mercato di Palermo, la Vucciria, reso famoso dal grande dipinto che Renato Guttuso realizzò nel 1974 facendone un simbolo del capoluogo siciliano. Oggi la Vucciria ha poco e niente del mercato che vide Guttuso. Un paio di pescivendoli, un fruttivendolo e un venditore di polipo bollito sono tutto quello che resta. Le botteghe si sono trasformate in trattorie per turisti e la sera le sue stradine si riempiono di moltitudini di ragazzi per il rito dell’apericena. Vucciria in siciliano significa confusione, e anche quella è rimasta. La notorietà, l’essere diventato meta di tanti turisti alla ricerca dell’esotico, ha ucciso il mercato.

“La Vucciria”, dipinto tre metri quadri realizzato da Renato Guttuso nel 1974 nel pieno della sua maturità, fu donato dall’autore all’Ateneo del capoluogo siciliano


Un processo che è iniziato anche a Ballarò. Se si entra al mercato dalla parte di Corso Tukory si ha l’impressione che nulla sia cambiato. Le bancarelle che vendono frutta e verdura e i multicolori banchi del pesce, le grida modulate per decantare la bontà della merce, la ressa dei compratori: tutto sembra quello di un tempo. Non mancano i venditori di sigarette di contrabbando che espongono i loro prodotti su trespoli che possono essere richiusi in un attimo alla vista della polizia.


Ma quando ci si addentra nelle viuzze dell’Albergheria lo scenario progressivamente cambia, ed ecco che si possono comprare porzioni di sarde alla beccafico offerte su piattini di plastica, e poco più avanti cartocci con la frittura di gamberi e calamari. Ancora più in là e ci s’imbatte nel carrettino con le tonde arancine di riso ripieni di carne o formaggio (guai a Palermo chiamarle arancini, che sono quelli di Catania, con la punta), e poi quello che offre le stigghiole (budellini di agnello avvolti ad un cipollotto e cotti alla brace), così come non può mancare quello che cuoce all’aperto e vende quel polipo bollito come solo a Palermo sanno fare, e il panellaro (frittelle in farina di ceci), e chi prepara il pane con la milza, schietta o maritata (con o senza ricotta). Più si procede e più il mercato si trasforma in una grande fiera dello street food.

All’altezza della chiesa del Carmine Maggiore, con la sua magnifica, anche se un po’ malandata, cupola sorretta da enormi cariatidi, la trasformazione di Ballarò è definitiva: solo trattorie alternate a negozi di prodotti tipici venduti in piccoli pacchetti sigillati, ottimi come souvenir. Anche Salvatore, che da quarant’anni ha qui il suo negozietto di verdure, a pochi metri dalla casa natale di Cagliostro, si è adeguato e ai prodotti dell’orto dedica ormai pochissimo spazio per privilegiare la vendita di spezie, frutta candita, pistacchi di Bronte.

I palermitani – spiega – sono sempre meno, preferiscono i centri commerciali. Qui vengono quelli in difficoltà per comprare a credito o per contrattare prezzi migliori. A noi non resta che adeguarci e puntare sui turisti che invece sono sempre di più.


Ma in fondo Salvatore resta ottimista.

No – sostiene – non credo che il mercato di Ballarò morirà. Certo, non ci sono più tutte le macellerie o i pescivendoli di un tempo, ma il mercato continuerà a esistere. Basta sapersi adattare ai cambiamenti.

Ballarò, sempre più turisti sempre meno palermitani ultima modifica: 2023-02-17T18:27:11+01:00 da PAOLO CORALLO
Iscriviti alla newsletter di ytali.
Sostienici
DONA IL TUO 5 PER MILLE A YTALI
Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento