Ceduta ai privati, ora al business. Inchiesta sulla sanità a Madrid

La presidenta de la Comunidad de Madrid, Isabel Díaz Ayuso protegge le imprese che fanno affari nella sanità dopo che la sua predecessora, Esperanza Aguirre, ha smantellato quella pubblica. Florentino Pérez, il gruppo tedesco Fresenius e l'olandese DIF sono i principali beneficiari di questa politica.
GORKA CASTILLO MIGUEL MORA
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da CTXT

Ora che i contagi da Covid-19 sono in remissione, il sistema sanitario riprende fiato mentre cominciano a venire a galla i primi relitti del naufragio. Il più evidente è l’enorme quantità di denaro pubblico che l’amministrazione di Madrid ha dirottato, fin dai primi governi di Esperanza Aguirre, verso aziende private e UTEs (Unión Temporal de Empresas, il corrispettivo delle nostre associazione o raggruppamento temporanei d’imprese – Ndt) per sfruttare il filone inesauribile della sanità. Si tratta di un settore immune ai colpi delle crisi: la sua clientela è sicura, i malati; vive di finanziamenti regionali, beneficia delle liste d’attesa di un sistema sanitario pubblico smantellato, ed è in costante rivalutazione grazie alla sua componente speculativa e ai tagli alle attrezzature e alle condizioni di lavoro. La redditività è sempre garantita per le società che possono scegliere in un menù à la carte: costruire ospedali, gestire ospedali o solo servizi esterni, vendere o rivendere asset, spesso senza pagare le tasse in Spagna.

Per quanto la presidente madrilena, Isabel Díaz Ayuso, esibisca ai quattro venti le generose donazioni  e le ultrarapide risposte all’emergenza e l’impegno sociale di alcune di queste aziende, per esperti come marciano Sánchez Bayle, pediatra per 46 anni e attuale portavoce della Federazione delle associazioni per la difesa della Sanità pubblica, il degrado subíto dal sistema pubblico con le privatizzazioni è indiscutibile: 

Madrid è l’unica regione al mondo che dopo aver aperto undici nuovi ospedali ha meno letti per abitante disponibili di prima. Ayuso lo sa e la prova è che, al culmine dell’epidemia, l’esercito dovette aprire una struttura molto precaria, senza Terapia intensiva, in una zona fieristica”

Dall’avvio della privatizzione sanitaria nel 2001 si sono perduti più di 3.000 letti

I dati sono irrefutabili. Madrid è la comunità più impreparata per affrontare una crisi sanitaria. Per numero totale di letti — 2,7 ogni mille abitanti rispetto ai 3,7 dell’Aragona o ai cinque della media Ue — e per il numero del personale sanitario, tremila lavoratori in meno dal 2010. Spicca il dato della riduzione dei letti registrata dagli ospedali pubblici dall’avvio della privatizzazione sanitaria nel 2001: sono oltre tremila, malgrado l’aumento della popolazione.

La collaborazione pubblico – privato di cui Díaz Ayuso tanto parla è propaganda, pubblicità. Solo il dieci per cento degli ingressi ospedalieri per coronavirus vennero inoltrati al settore privato mentre tutti vedevamo come i pronto soccorso e le terapie intensive degli ospedali pubblici, Gregorio Marañon, La Paz, eccetera, erano collassati,

osserva Sánchez Bayle.

IFEMA (Institución Ferial de Madrid, l’ente fiera regionale – Ndt), gioiello della flotta e metafora degli affari del Pp madrileno coi i suoi amici imprenditori, è stata la risposta “miracolo” della Comunità di Madrid alla pandemia. A Guillén del Barrio, infermiere del pronto soccorso e delegato sindacale del Movimento assembleare dei lavoratori di Sanità (Mats), lo hanno crocifisso per criticare i massicci tagli realizzati dal Pp madrileno e per denunciare la mercificazione in cui è stata convertita la sanità. Per lui, come per Marciano Sánchez Bayle, “l’ospedale dell’Ifema è la dimostrazione di un fallimento, del tracollo di un modello che ha beneficiato solamente fondi d’investimento e imprese delle infrastrutture”, assicura.

Questa architettura privatizzatrice invita a immergersi nei libri di storia. Il modello, replicato e esteso in tutti i circuiti del sistema, nasce nei felici tempi immobiliari di José María Aznar. Nel 2003, cinque delle dieci imprese con maggiore capitalizzazione in borsa d’Europa erano spagnole. Tutte quante sono entrate nel settore sanitario per diversificare i rischi e ampliare i mercati. ACS è sempre in testa e gestisce asili, servizi di pulizia e manutenzione ospedaliera, residenze per donne e persone senza casa, centro di assistenza diurna per persone disabili, oltre a gestire migliaia di contratti di personale di assistenza domiciliare non solo a Madrid ma anche a Barcellona.

La Spagna spende il nove per cento del Pil nella sanità.
Di questa percentuale, quasi tre euro su dieci sono diretti al settore privato

Mentre la sanità pubblica veniva sistematicamente fatta a pezzi, i benefici della sanità privata in Spagna non cessavano di crescere, e oggi sono l’invidia delle imprese europee. La Spagna dedica un nove per cento del suo Pil alla Sanità. E quasi tre euro ogni dieci sono diretti al settore privato. Secondo il rapporto della Fondazione Idis (Fundación Instituto para el Desarrollo e Integración de la SanidadNdt), la padronale del settore sanitario privato spagnolo, il peso della spesa sanitaria privata sulla spesa totale è il più elevato d’Europa (28,8%), superiore alla media Ocse (26,5 per cento), molto al di sopra di paesi come Olanda (19,0%), Francia (17,1 per cento) e quasi raddoppiando quello tedesco (15,4 per cento) [in Italia, secondo l’Istat, nel 2020 è al 23,7 per cento – Ndt]. Questo studio, pubblicato nel 2019, calcola che, nel 2016, il mercato sanitario in Spagna ha mosso 28 miliardi e 858 milioni di euro.

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In alto, Florentino Pérez e Juan Miguel Villar Mir. Sotto, Víctor Madera, Luis del Rivero e Javier de Jaime.

Nel mercato della sanità privata madrilena convivono illustri costruttori spagnoli che adorano i paradisi fiscali, grandi gruppi sanitari esteri e vulture fund (fondi avvoltoio). Sacyr (grande immobiliare spagnola quotata nell’Ibex-35, l’indice dei 35 titoli a maggiore capitalizzazione della Borsa di Madrid – Ndt) vendette il suo 49 per cento degli ospedali di Coslada e Parla (due comuni della Comunità di Madrid) a un fondo d’investimento della Lloyds Bank che poi comprò l’ospedale di Arganda. Florentino Pérez costruì l’Ospedale di Puerta de Hierro di Majadahonda in cambio della gestione, prima di venderlo a un altro fondo, questa volta olandese, chiamato DIF Capital Partners, che poco dopo lo trasferì per trecento milioni di euro al gigante finanziario Brookfield, socio privilegiato del presidente del Real Madrid nei suoi investimenti in Spagna, Europa e America latina — in un giro abbastanza sospetto. “La gestione sanitaria di Madrid non è una privatizzazione ma una frode”, afferma decisa Rosa Medel, portavoce di Unidas Podemos nella Commissione Sanità della Camera bassa e oftalmologa, da 35 anni nell’Ospedale universitario Doctor Peset di Valencia.

Il confinamento è servito a questa deputata per approfondire il suo studio del modello sanitario madrileno: da quando Esperanza Aguirre prese la decisione, già prima del Tamayazo (dal nome di Edoardo Tamayo, uno dei due consiglieri socialisti che nel 2003 non presentandosi in aula fecero saltare l’investitura del candidato socialista Rafael Simancas, determinando nuove elezioni vinte dal Pp – Ndt), di ingrassare il sistema sanitario privato con denaro pubblico, “sono stati utilizzati tre tipi di privatizzazioni”, sottolinea Medel. La più comune è quella conosciuta in Spagna come concessione di opera pubblica sanitaria (ufficialmente PFI, acronimo dell’inglese private finance initiativeNdt) e riguarda per esempio i centri di Majadahonda, Coslada e Arganda (comuni della comunità di Madrid – Ndt).

Anche l’Infanta Leonor di Vallecas (zona sud-est dell’attuale confine cittadino della capitale), che sarà nelle mani del fondo olandese DIF Capital sino al 2015; all’Ospedale del Tajo de Aranjuez, costruito sotto il mandato di Aguirre nel 2007 e gestito da Assignia Infraestricturas, di cui fu consulente il controverso ex assessore madrileno alla Sanità, Manuel Lamena, che, come Aguirre, è indagato nel caso Púnica (un’indagine che si concluse con l’arresto nel 2014 di 51 tra amministratori, consiglieri e imprenditori per una supposta trama corruttiva che avrebbe aggiudicato in due anni di opere pubbliche per un ammontare di 250 milioni di euro).

Infine c’è il San Sebastian de los Reyes, costruito e gestito da Acciona, una delle imprese spagnole di riferimento nel settore delle infrastrutture e delle energie rinnovabili. Rosa Medel calcola che tutte queste operazioni “sono costate alla cittadinanza tra le sette e le otto volte di più di quanto avrebbe comportato la sua costruzione e gestione pubblica.

Altro modello di privatizzazione seguito a Madrid è la formula di collaborazione pubblico-privata (CPP), fortemente spinta ai tempi di Aguirre per aprire il settore sanitario al mercato libero. I servizi sono gestiti da imprese private con contratti di sfruttamento di trent’anni, che presuppone un sovraccosto per i bilanci pubblici vicino al 15 per cento.

È il caso dell’ospedale di Valdemoro, Torrejón, di quello di Collaldo Villalba e di quello di Móstoles-Rey Juan Carlos, un complesso di 94 mila metri quadri che costituì un grande affare per la costruttrice OHL, di proprietà del marchese di Villar Mir, buon amico del re emerito e simbolo delle porte girevoli dal franchismo alla Transizione e alla democrazia.

Da Publio Cordón a Fresenius, il gigante corrotto tedesco 

Ma, se c’è un modello avanzato per guadagnare denaro questo è, senza dubbio, quello applicato nella Fondazione Jiménez Díaz — dove vennero ricoverati Esperanza Aguirre e suo marito colpiti dalla Covid-19 —, la cui gestione venne affidata alla IDC Salud, oggi operante col marchio Quirón Salud. 

Quirón Salud è la holding che meglio riassume il boom, la bolla e il crollo vissuti dalla sanità privata in Spagna negli ultimi vent’anni. Fu fondata a metà degli anni Cinquanta dal medico Publio Cordón, sequestrato dal Grapo nel 1995 (Grupos de Resistencia Antifascista Primero de Octubre, formazione armata, attiva dal 1975 al 2004, alla quale sono attribuiti ottanta omicidi e 95 ferimenti – Ndt). Malgrado il pagamento del riscatto, l’imprenditore non venne mai restituito alla famiglia, che mantenne il controllo del gruppo — Pilar Muro, la moglie, era presidente e la figlia, María Cordón, consigliera delegata — fino al 2014, quando il fondo britannico CVC Capital Partners comprò il 61 per cento della compagnia da un altro fondo, Doughty Hanson, per 1,5 miliardi di euro.

Quirón Salud è l’azienda che meglio riassume la bolla e il boom
vissuti dalla sanità privata in Spagna negli ultimi vent’anni 

Prima di vendere, CVC, il fondo diretto in Spagna da Javier de Jaime, consigliere d’amministrazione del gruppo Prisa dal 2017 (editore, tra l’altro, de El País – Ndt), aveva comprato per Quirón altri quattro gruppi ospedalieri, tra cui le due cliniche Ruber di Madrid per 150 milioni di euro, e quattro società di assistenza sanitaria: Muprespa, MC Mutual, Mutua Universal e Fremap, per 180 milioni di euro. Alla fine del 2016, CVC liquidò la sua parte alla multinazionale tedesca Fresenius per un totale di 5,76 miliardi di euro — intascando una plusvalenza di almeno 2,6 miliardi in soli due anni —.

Con la vendita al gigante tedesco, l’allora CEO di Quirón Salud e oggi presidente non esecutivo, Víctor Madera, ricevette 6,1 milioni di azioni, valutate circa quattrocento milioni di euro. Madera è un medico di Oviedo che la stampa amica chiama il mago della sanità privata e che colleziona castelli e palazzi. La crescita delle vendite di Quirón Salud negli ultimi anni ha superato il cinque per cento annuale, secondo il gruppo tedesco. Tra gennaio e giungo 2019, il fatturato di Helios Spain (la società che gestisce le attività di Fresenius in Spagna) è cresciuto del sette per cento fino a 1,668 miliardi di euro.

Lo stesso anno, vari lavoratori dell’Ospedale General Villalba (HGV) denunciarono le loro cattive condizioni di lavoro: “Le / gli infermiere/i guadagnano 1.100 euro mensili netti, mentre il resto degli ospedali di gestione pubblica del SERMAS (Servicio Madrileño de Salud, l’agenzia regionale dei servizi sanitari – Ndt), di cui fa parte HGV, superano i 1.500”. “L’impresa intensifica lo sfruttamento del personale obbligando a raddoppiare i turni. Così Quirón Salud genera i suoi guadagni: meno personale e peggiori retribuzioni”. 

Secondo i lavoratori,

c’è una posizione di vantaggio per gli ospedali di Quirón Salud, derivante da capitolati e convenzioni firmati con l’assessorato alla Salute, che consentono i ricoveri di pazienti da altre zone, fatturati poi all’assessorato alla Sanità con enormi margini di guadagno come prestazioni extra.

Il comunicato riassunse anche la strategia utilizzata negli anni dalla comunità di Madrid per favorire le imprese che commerciano con la salute e indebolire la sanità pubblica:

Ai tempi di Esperanza Aguirre, s’intensificò il processo di privatizzazione aumentando il trasferimento di fondi pubblici in mani private. A questo fine si centralizzò e privatizzò il sistema di appuntamenti in un Centro di attenzione personalizzata (CAP), denominato call center (equivalente dei nostri Cup, centri unici di prenotazione, regionali – Ndt). Da questo vengono indirizzati esami, visite e interventi nei centri privati, dicendo agli utenti che ci sono lunghe liste di attesa nel pubblico. I pazienti, che non sono in grado di verificare l’informazione, rispondono positivamente alla proposta del CAP, finendo negli ospedali a gestione privata come il General Villalba, il Rey Juan Carlos, la Fondazione Jiménez Díaz o l’Ospedale di Valdemoro. Quattro ospedali che hanno casualmente lo stesso padrone, Quirón Salud / Fresenius. 

Fresenius è il principale gruppo sanitario di Spagna.
Nel 2017 finì nel mirino della giustizia Usa per atti di corruzione in 17 paesi 

“In questo modo, i fondi pubblici che vengono ricevuti da questi ospedali possono raddoppiare le quantità dichiarate nei bilanci annuali. Come ha ratificato la Camera de Cuentas (La Corte dei Conti spagnola) nel suo ultimo rapporto del 4 marzo 2019: “Mentre nella maggioranza degli ospedali pubblici del gruppo 3, nel periodo 2010 – 2014, le spese diminuiscono attorno al 10 per cento, quelle della Fondazione Jímenez Díaz (ospedale convenzionato) incrementano del 23 per cento”. 

Ironicamente, Fresenius, che oggi è il principale operatore sanitario in Spagna, ha un passato tanto poco salutare come altre multinazionali tedesche. Nel 2017 entrò nel mirino della giustizia Usa per praticare sistematicamente la corruzione in 17 paesi. L’autorità di borsa statunitense, la Sec, ha accusato Fresenius di aver corrotto tra il 2007 e il 2016 medici e altri responsabili della sanità affinché creassero unità di trattamento delle malattie renali che avrebbero acquistato prodotti per la dialisi di loro fabbricazione. Lo scandalo fu seppellito con un accordo extra-giudiziario. Fresenius pago 207 milioni di euro di multa. 

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In alto, il direttivo di Fresenius. Sotto, i co-fondatori del fondo DIF Capital Partners, Menno Witteveen e Maarten Koopman

Gay Talese scrisse che Frank Sinatra col raffreddore è come Picasso senza i colori, ma peggio. Partendo da qui, nasce una domanda. Che sarebbe di Isabel Díaz Ayuso senza queste grandi corporazioni? Dopo la messa con lacrime nere (Il riferimento è al 26 aprile 2020, durante la messa in memoria per i morti da Covid-19, quando le lacrime di commozione colorate dal trucco segnarono il volto della presidente AyusoNdt), Ayuso è montata su un food-truck per distribuire panini di calamaro nella sagra che organizzò nell’improvvisato centro ospedaliero dell’Ifema che si accingeva a chiudere. In quel luogo, gli stessi medici, infermieri e personale ausiliario che in un mese e mezzo avevano assistito 3.800 persone la accolsero al grido di “sanità pubblica”, “Vogliamo i Test (Covid-19 – Ndt) e “Non ci rappresenti”. La reazione della presidente fu quella di applaudire ai manifestanti che la contestavano e farsi foto dietro allo striscione sotto lo sguardo allibito di una folla di invitati. Lei, al contrario, dette l’impressione di divertirsi come una bambina che gioca nel fango.

Il suo intervento fu un inno al libero mercato e alla collaborazione pubblico – privato. Un proclama che per i detrattori altro non  che un’arringa che tenta di nascondere uno dei più grandi fallimenti assistenziali che si ricordi. Con l’economia in crisi, la disoccupazione alle stelle e le trombe della paura che suonano alle porte delle grandi imprese beneficiarie, il suo governo ha iniziato a guardare alla ricostruzione con trepidazione e sta cercando di costruire argini per sostenere la privatizzazione del sistema sanitario e abitativo che il suo partito sta applicando come un mantra. 

Come lo sta facendo? “La prima fasa è stata la legittimazione  della funzione sociale della grande impresa, il supposto motore dell’equazione neoliberale che produce ricchezza, occupazione, crescita, progresso e sviluppo”, afferma Pedro Ramiro, coordinatore dell’Osservatorio sulle multinazionali in America latina (Omal) e studioso della relazione tra neoliberismo e povertà. “L’esempio è la pubblicità che fanno alle donazioni di materiali e attrezzature sanitarie realizzate da aziende come El Corte Inglés, Orange, la Fondazione Amancio Ortega, il Real Madrid, Repsol, la banca BBVA, Telefónica, Iberdrola, etc. È un attacco per anticipare le critiche alla collaborazione pubblico – privato propugnata dal Pp”, spiega l’esperto.

Residenze mortali 

Una strategia che cerca di riciclare l’immagine di un affare che la pandemia ha messo nell’angolo. Il paradigma sono le residenze per gli anziani, commissariate dal governo dopo che la ministra della Difesa e numerosi testimoni e famigliari descrivevano come un orrore. Il segnale di allarme era accesso già prima dell’arrivo del virus ma la Comunità ha guardato da un’altra parte. E ci sono altri casi, per la maggior parte in strutture cedute dal governo autonomico a fondi avvoltoio e alla crema del settore infrastrutturale spagnolo. A fianco del succulento affare, la sia di vittime è agghiacciante: almeno 5.860 morti, per il momento. La procura ha indagato oltre settanta residenze private o convenzionate a Madrid per omicidio colposo per negligenza e altri delitti. 

Ayuso ha tentato di uscire dall’imbarazzante pantano delle residenze trasformandolo in artiglieria pesante contro il governo centrale, che la presidente accusa di “guardare dall’altra parte” e di non aver fatto “assolutamente nulla” per affrontare la situazione. Davanti a quanto accaduto si è limitata a promettere “piani di assistenza completi” per migliorare il servizio, effettuare un “monitoraggio sociale e sanitario” e “intensificare l’assistenza” agli utenti. 

Il sociologo Guillermo Fernández, autore del libro Qué hacer con la extrema derecha (Che fare con l’estrema destra), spiega così la tattica di Ayuso in quei momenti:

Ideologicamente, somiglia un poco a Vox e a Rocío Monastero (ex componente della formazione di Santiago Abascal), quanto a cultura dello scontro e all’ostentazione di simboli come la bandiera, l’inno o l’esaltazione emotiva di una nazione ferita unita contro il virus. Ma soprattutto la grande similitudine è con Esperanza Aguirre perché, come lei, è riuscita a convertirsi nell’avanguardia dell’opposizione al governo centrale, al punto che quando interviene nell’Assemblea di Madrid a risponderle è Pedro Sánchez nel Congresso. 

Non sorprende che, in questo coacervo di acrimonia partitica, Díaz Ayuso appaia molto più temibile e astuta di quanto pensassero i suoi detrattori.

traduzione di Ettore Siniscalchi

Immagine di copertina: Isabel Díaz Ayuso ed Esperanza Aguirre ritratte da Luis Grañena (da CTXT)

Ceduta ai privati, ora al business. Inchiesta sulla sanità a Madrid ultima modifica: 2023-02-19T13:57:54+01:00 da GORKA CASTILLO MIGUEL MORA
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