Venezia secolo XXI. Un rinascimento sostenibile

La città dei Dogi si reinventa di fronte alle nuove sfide politiche, economiche e ambientali.
SERGIO PASCOLO
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Il testo che qui di seguito pubblichiamo è la traduzione di un saggio, Pour une renaissance durable de Venise, che appare sul catalogo della mostra „Venise Revéléé“ [Grand Palais des Champs-Élysées, Parigi, 21 settembre 2022 / 19 febbraio 2023]

L’equilibrio tra opera dell’uomo e natura, che è stato il paradigma fondante della Repubblica Serenissima, ha permesso di costruire e sviluppare nei secoli una straordinaria struttura urbana concepita come ecosistema, curando e proteggendo la Laguna, cioè il suo habitat naturale, modificandola sapientemente per migliorarne la resilienza senza alterarne la bellezza e la naturalità. Allora i veneziani hanno saputo capire che questo era possibile non solo con una continua manutenzione accurata, sofisticate tecniche idrauliche e un grande rigore nel far osservare le regole dell’equilibrio idrologico e alimentare, ma anche guardando oltre i propri limiti geografici, per esempio proteggendo le foreste in montagna anche se erano indispensabili per fornire il legname per costruire la città. Un disboscamento troppo accelerato avrebbe causato frane e smottamenti e portato, con l’inquinamento degli ecosistemi acquatici alla distruzione del sistema lagunare sul quale si stava fondando la città, la sua economia, il suo approvvigionamento alimentare e quindi la sua sopravvivenza. (1)

Questa antica saggezza dell’equilibrio, troppo spesso dimenticata, è ancora più necessaria oggi nei primi decenni del ventunesimo secolo che guarda con le Agende per il Clima alle scadenze del 2030 e 2050, cruciali per la sopravvivenza del pianeta.

 © Fabrizio Olivetti

Venezia, città d’acqua, è seriamente minacciata dagli effetti dei cambiamenti climatici, in particolare dall’innalzamento del livello del mare. Contemporaneamente, in quanto città d’arte, è anche minacciata, come molte altre destinazioni turistiche, dall’aumento esponenziale del turismo globale di massa che sottrae abitazioni e servizi per i residenti mettendo a rischio l’esistenza stessa della città, intesa come polis e cioè come luogo abitato da una comunità di individui.

Entrambe queste minacce sono di origine antropica e in quanto tali possono essere considerate come sfide al cambiamento (2), delineando per la città lagunare una nuova prospettiva, che interseca strategie di resilienza per il contrasto al riscaldamento globale e nuove dinamiche economiche e sociali per correggere gli squilibri della monocultura turistica, entrambi fattori cruciali sia per Venezia che per il futuro di molte città. Trasformare le fragilità in punti di forza è la storia di Venezia, e il progetto del suo futuro non può che fondarsi coniugando l’innovazione con l’equilibrio.

Nell’ambito della complessa questione ambientale, l’innalzamento del mare è la sfida del secolo per molte città del mondo e per metropoli come New York e Jakarta. (3) A Venezia, dal 2021 dopo decenni di lavori è entrato in funzione il MOSE, un sistema di quattro barriere complessiva di 1,56 km, una barriera invisibile, appoggiata sul fondo, che in caso di episodi di alta marea si alza e separa dal mare i 55.000 ettari di Laguna.

 © Fabrizio Olivetti

Questa imponente opera ingegneristica, benché messa in discussione in fase di progettazione da studi e proposte alternative prospettate come più efficienti, meno vulnerabili e meno costose, oggi sta proteggendo la città; nel primo inverno di esercizio ha evitato 23 allagamenti della città. Al di là delle polemiche sui ritardi, sulla manutenzione e sui costi, questo superamento della vulnerabilità permanente della città apre una nuova prospettiva nel breve e medio termine e fornisce il tempo per studiare nuove soluzioni capaci di far fronte a ulteriori innalzamenti del mare qualora i provvedimenti presi in atto a livello planetario non riuscissero a scongiurarlo.

Venezia continua quindi a essere laboratorio sulla regolamentazione delle acque e potrebbe estendere la ricerca all’energia della marea contribuendo alle sperimentazioni già in corso in tutto il mondo per utilizzare una delle più grandi fonti non ancora sfruttate di energia pulita sulla terra. Altri progetti di innovazione nel campo dell’energia rinnovabile sono già avviati o in fase di studio. Una start-up innovativa in collaborazione con l’azienda dei costituite da 78 paratoie mobili della lunghezza sta realizzando una rete infrastrutturale di elettrificazione che permetterà di utilizzare in laguna solo motori elettrici per tutte le imbarcazioni sia private sia del trasporto pubblico, creando le condizioni per ridurre drasticamente le emissioni di CO2 e l’inquinamento acustico. Ma non solo.

Con l’elettrificazione puntuale delle rive si potranno attivare altre innovazioni per la mobilità: per esempio alimentare delle zattere a movimento automatico che permettono a tutti di passare da una parte all’altra dei canali, spostandosi sull’acqua in alternativa ai ponti. Una piccola innovazione che renderebbe la città accessibile a tutti favorendo la residenzialità.

Le costruzioni del MOSE e le sue conche di navigazione (5) potrebbero essere utilizzate per la sperimentazione sulle microturbine di nuova generazione per catturare l’energia dei flussi di marea mentre una ricerca parallela potrebbe essere indirizzata a creare un sistema di recupero dell’energia dinamica del movimento dell’acqua e degli imbarcaderi provocato dalle manovre di frenata, sosta e ripartenza dei vaporetti della rete del servizio pubblico di navigazione. Anche se l’apporto energetico non sarebbe di grande dimensione questa energia recuperata potrebbe contribuire ad abbassare il costo energetico dei residenti dando un messaggio molto importante in termini di sostenibilità.

Se tutto ciò che richiede e consuma energia rigenera energia, il paradigma della circolarità può diventare l’emblema della Venezia del futuro e questo riguarda anche molti altri aspetti legati ai valori intrinseci della sua struttura urbana ad alta densità radicalmente pedonale.

Nell’urbanizzazione sempre più diffusa i limiti derivanti da un modo di edificare fatto di edifici isolati e da strade concepite come infrastrutture per la mobilità veicolare, prive di urbanità stanno diventando sempre più evidenti in tutto il mondo. In Europa si stanno portando avanti esempi concreti di innovazione sociale e di politiche urbane come a Parigi con la città dei quindici minuti, a Barcellona con le Superilles, e con grandi trasformazioni di ecologia urbana ormai consolidate in molte città come ad esempio Copenaghen, Oslo, Ljubljana. Nel continente americano Vancouver e Toronto ma anche la stessa New York stanno progettando spazi pedonali verdi generatori di comunità. In Asia e negli Emirati arabi si progettano città nuove, ecologiche, pedonali e attrezzate con mobilità ed edifici a impatto zero.

 © Fabrizio Olivetti

Se questi esempi sono considerati prodromi di un futuro possibile, Venezia, in quanto città compatta a misura d’uomo, è già una città del futuro e può divenire, nello scenario mondiale del ventunesimo secolo, una delle più attrattive città del mondo per vivere a contatto con la cultura e la natura. È la struttura morfologica della città che mette in evidenza una doppia sequenza di valori che determinano la triade equilibrio-bellezza-sostenibilità: i primi, che possiamo definire valori primari, sono la prossimità e la densità, la scala umana e la manualità, la pedonalità e la bellezza; i secondi, consequenziali ai primi, sono la qualità del tempo, l’inclusione, la solidarietà e l’umanità, il suono del silenzio, l’assenza di spreco di spazio, ed infine la salute nella sua accezione più ampia di stato di completo benessere fisico, mentale e sociale.

Considerando che “gli spazi danno forma alle persone e che le persone danno forma agli spazi”(6), questa sequenza di valori interagisce straordinariamente nella qualità individuale e collettiva della vita quotidiana. Nelle loro molteplici combinazioni e sovrapposizioni, si nota come essi generano uguaglianza, creano appartenenza, inducono l’osservazione, promuovono l’attenzione, permettono la lentezza, suggeriscono gentilezza, producono socialità, incoraggiano la solidarietà, stimolano lo scambio generazionale, favoriscono il benessere psico-fisico. Questo intreccio di valori, che hanno connotati geografici, cognitivi, emotivi e organizzativi, permette di definire Venezia come modello di insediamento umano inclusivo e sostenibile, considerando la sostenibilità nel suo significato più ampio, che comprende gli aspetti ambientali, sociali, economici e istituzionali.

Anche sul piano economico e sociale per ribilanciare gli squilibri della monocultura turistica serve ripristinare quella saggezza dell’equilibrio da cui siamo partiti. Si tratta di mettere in equilibrio e rafforzare le molteplici vocazioni della città, la città-campus della ricerca e della formazione e dell’innovazione (7), la produzione di cultura e delle arti, la pluralità delle eccellenze artigiane, la città-porto orientata a una crocieristica compatibile e adeguata dimensionalmente ed ecologicamente alla laguna. E sempre l’equilibrio dovrebbe far riconoscere il valore e promuovere anche le economie minori a grandissimo valore aggiunto culturale e sociale. Dalla nautica alla cantieristica minore sia innovativa sia tradizionale, dalla stampa al restauro e la conservazione, dalle produzioni agricole enogastronomiche e ittiche a km zero all’utilizzo delle alghe e alla riforestazione, e per ultimo ma non di certo per importanza, allo studio e alla diffusione e pratica della cultura architettonica e urbana e a tutte le istituzioni e iniziative legate alla solidarietà e ai Diritti Umani già presenti a testimonianza e a promozione della diversità e della convivenza pacifica. Economie e attività virtuose che nella loro sinergia definirebbero una città realmente sostenibile, contribuirebbero a generare posti di lavoro, consolidando il senso di comunità (8) e contribuendo a trattenere e attrarre un mix sociale variegato di nuovi residenti. Per questo futuro è necessaria una responsabilità comune condivisa, bisogna lavorare tutti insieme, cittadini, amministratori, operatori e anche i visitatori. Come ricordava Renzo Riboldazzi in occasione di una conferenza alla Casa della Cultura di Milano nell’ambito della rassegna Città Bene Comune,

l’auspicio è che della bellezza delle nostre città e dei nostri paesaggi si faccia, non volgare mercimonio, ma, citando Salvatore Settis, uno strumento di conoscenza del mondo, di consapevolezza storica, di etica della cittadinanza.



Note
(1) Per approfondimento Piero Bevilacqua, Venezia e le acque, Donzelli, Roma 2000
(2) Si fa riferimento a : Cecconi G. 2017, Venice Living with Water-learning with Nature. A Regenerating Arena for Global
Cities. Rosa Caroli, Stefano Soriani (eds), Fragile and Resilient Cities on Water: Perspectives from Venice and Tokyo,
Cambridge Scholars Publishing, Newcastle upon Tyne 2017.
(3) Considerando il celebre monito di John Thackara “se siamo in grado di progettare modi per renderci la vita difficile, possiamo progettarne altri per risolvere i nostri problemi”
(4) Si fa riferimento al progetto e-dock realizzato da E-concept Srl. in collaborazione con Veritas SpA
(5) La conca di navigazione o chiusa
(6) Si fa riferimento al principio guida della Bundesstiftung Baukultur, nella versione originale: Räume prägen Menschen. Menschen prägen Räume.
(7) A livello istituzionale il progetto Venezia Capitale Mondiale della Sostenibilità ha riunito diversi livelli dell’amministrazione locale, regionale, nazionale e istituzioni culturali sociali ed economiche per costruire una città della green economy. Le Università si propongono come motori delle trasformazioni. L’Università Cà Foscari con il progetto VeniSIA propone un acceleratore per attirare ricercatori, talenti e start-up innovative da tutto il mondo. L
(8) C’è molto impegno, progetti ed iniziative per una ricostruzione dell’ecosistema cittadino da parte delle molte associazioni civiche presenti in città e le organizzazioni di giovani che si stanno aggregando per portare avanti con forza le questioni fondamentali della comunità di residenti che riguardano una equa politica residenziale, il trasporto pubblico e la tutela dell’ambiente e della laguna.
è indispensabile per consentire la navigazione tra mare e acque interne
ovunque dove si debba mettere in comunicazione tra loro corpi idrici con differente quota, la condizione che si verifica con le paratoie alzate del Mose
’Università Iuav con il sostegno del Comune con il progetto “Venezia come Boston” intende raddoppiare la popolazione studentesca e creare una comunità accademica dinamica, attiva e residente che interagisce con il sistema delle attività culturali.
per ulteriori approfondimenti sul Mose:
Redi H., Cecconi G. (2014). Il ruolo dell’ingegneria: progettazione e realizzazione del Mose. Resilienza delle città d’arte alle catastrofi idrogeologiche: successi e insuccessi dell’esperienza italiana ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI. ROMA, 4 – 5 NOVEMBRE 2014.
Per approfondimenti sulla gestione ambientale lagunare con tecniche di ingegneria naturalistica:
Cecconi G. 2017, “Learning and Building with Nature” – Quaderni della Laguna del Consorzio Venezia Nuova- Anno 0/num. 0. Dicembre 2017. www.mosevenezia.eu/wp-content/uploads/2017/12/QL.pdf

Il testo che pubblichiamo per la Mostra di Parigi che peraltro si è appena conclusa

Titolo originale: Pour une renaissance durable de Venise 

Saggio in: Exhibition catalogue „Venise Revéléé“. Grand Palais des Champs-Élysées, Parigi, 

21 settembre 2022 / 19 febbraio 2023

Venezia secolo XXI. Un rinascimento sostenibile ultima modifica: 2023-02-21T14:54:00+01:00 da SERGIO PASCOLO
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