Carmelo, io lo conoscevo bene

CARLO ALBERTO PETRUZZI
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Nella ricorrenza dei vent’anni dalla morte di Carmelo Bene, tra i contributi per capire la grandezza del Maestro salentino ci sono sicuramente le testimonianze di chi ebbe modo di lavorare con lui.
Tra questi spicca Mario Masini, lo storico direttore della fotografia dei film di Bene “Nostra Signora dei Turchi”, “Don Giovanni”, “Salomè” e “Un Amleto di meno”.
Masini è protagonista di un libro, curato da Carlo Alberto Petruzzi, I miei film con Carmelo Bene, in cui è ricreata l’atmosfera del set nel corso delle riprese e discute di due progetti di film che non furono realizzati da Bene.
Il volume, che costituisce uno strumento indispensabile per ogni studioso di Bene e del cinema italiano degli anni Sessanta e Settanta, è pubblicato in edizione trilingue (italiano, inglese e francese) ed è corredato da un’appendice di fotografie inedite.
Per gentile concessione di Carlo Alberto Petruzzi, pubblichiamo qui di seguito un brano del libro.

Spero di essere riuscito in queste pagine a dare un’idea dell’esperienza cinematografica di Carmelo, che ancora oggi rimane un unicum nella storia del cinema.
Salvo rare eccezioni, il cinema italiano si è risolto spesso in caratterizzazioni regionali, risultando un po’ provinciale e casareccio. Nei suoi film si ritrova sempre l’Italia e si assiste spesso a una continua celebrazione del suo provincialismo. È un tipo di cinema non esportabile. Proiettato in una capitale europea, un film non si capisce già più. In Carmelo questo non succede mai.

Per quella che è la storia del cinema, vedere i film di Carmelo Bene vuol dire entrare in un altro mondo. Non è più il solito cinema che racconta una storia ma è vedere un’altra cosa completamente diversa da quello che siamo abituati a vedere. La totale libertà creativa di un film come Nostra Signora dei Turchi è, secondo me, un esempio di disprezzo per una società che ha perso ogni istanza creativa e continua a ripetersi. Gli altri registi con cui ho lavorato non erano molto interessati all’attività di Carmelo e in generale, il mondo del cinema italiano era molto critico verso di lui e i suoi film piacevano solo a poche persone.

Mario Masini in una foto del 2009 sul set di un cortometraggio in Campania.

Credo che quella di Carmelo sia una lotta contro il cinema, una lotta per dominare la sua attitudine naturalistica nel tentativo di trasformarla in un’elaborazione artistica. Sul set con lui eravamo immersi in questo tentativo di superare i limiti imposti dalla realtà e dalla natura. In Nostra Signora dei Turchi, la sequenza iniziale mostra già che siamo in un mondo ridisegnato, non in quello lucido e preciso della realtà fotografica. In un certo senso tutto il cinema di Carmelo è frantumazione e annientamento di un’immagine della realtà che ogni volta continua però a risorgere come in Un Amleto di meno dove troneggiano delle enormi sfere su cui però è impossibile trovare riposo o sostegno.

Non so se sia ancora possibile realizzare qualcosa del genere. Oggi manca totalmente il senso della libertà. Si vuole produrre qualcosa per cui lo spettatore possa identificarsi e ritrovare i suoi schemi abitudinari, ora dolorosi, ora felici, ora immaginari, ora realistici, ma sempre esposti in uno schema narrativo consolatorio. Manca totalmente il senso dell’ironia, del sarcasmo, del mettersi in ridicolo.

Manca in breve qualcuno come Carmelo.

Carmelo, io lo conoscevo bene ultima modifica: 2023-02-23T10:57:51+01:00 da CARLO ALBERTO PETRUZZI
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