Di poco peggiore il presente

Sui versi di Cristina Alziati.
CRISTIANO POLETTI
Condividi
PDF

“Come farai […] Come faremo, adesso”: è l’interrogativo in cui troviamo stretta la prima delle bellissime quarantanove poesie che Cristina Alziati consegna all’editore Marcos y Marcos dodici anni dopo il suo splendido Come non piangenti.

Dentro l’interrogativo ecco subito manifestarsi una formulazione-chiave per la lettura del libro: “di poco peggiore il presente” scrive Alziati in risposta ad Alberto Bertoni. La stessa formulazione riappare verso la fine del libro, quando di nuovo modulata in poesia da uno scambio con un altro critico, Massimo Raffaeli, ne capiamo l’origine. Scrive l’autrice: “Di poco peggiore può essere / il titolo giusto per il presente, mi scrivi”. Cominciamo allora a chiederci: quanto a lungo si è domandata, di sé e del mondo, quanto pazientemente ha sofferto e atteso, Cristina Alziati, per arrivare qui, a noi, oggi?

Entrando nel libro, presto si comprende un nodo essenziale, per la poesia in generale, e di questa poesia e di questa poetessa in particolare: non c’è timore o non c’è più, non può esserci paura nel pronunciare “io”. Anzi, aggiungo: credo sia avvertibile qui un passaggio da “timore” a “timone”: a un io largo infatti, ampio, estremamente percettivo e capiente si affidano l’autrice e, di riflesso, il lettore. Lo comprendiamo subito nella poesia intitolata L’eco, che rimbalza luminosa anche in quarta di copertina. Ecco i versi-chiave:

[…] se mentre dice proprio qui esisto / e ora io / dai secoli e altrove esisto / la odo dire. 

Passaggio meraviglioso. Largo, ampio dicevo, ecco l’io provenire dal profondo e andare nel vastissimo dei secoli. Tantopiù che sotteso spesso a queste poesie c’è, come dire, un lago di sonno, da dove compaiono a più riprese gli accenti di quanto sto provando a dire: “del tempo andato e vasto” scrive Alziati “[…] / si trova qui una porta. Entra qualcuno. / Dissolve i sogni miei, disface l’ombra / tal ch’io ne esco vastamente morta”.

Sonno-morire-rivivere: è sempre la vastità temporale appunto, di origine e destino, a essere chiamata in gioco. Leggiamo dunque, affascinati: “[…] intorno / da diecimila mesi / l’argilla è spaccata dall’arsura”; e ancora: “io resterò dove sono, altrove”. E in Autoritratto, per finire, gli illuminanti versi: “[…] Ma durano radici / sotto terra, / e mostruosi a febbraio / spaccano il suolo germogli. / Io ora ho sonno per sempre. / Dunque alzati, Lazzaro, per un’ultima volta. / Per un’ultima volta sparisci”.

Cristina Alziati

Ora, vorrei rilevare un altro merito direi peculiare di questo lavoro, già ben intuibile dagli stralci riportati. Fascinosa, c’è un’inclinazione antica nella lingua di cui Alziati dispone. Un’inclinazione e un’intonazione che nell’elaborazione tecnica del testo imprimono alla sua scrittura una forza non comune. Non comune e anche, vorrei dire, carica di una speciale “dolcezza”, quella che si annoda a una poesia capace di tensione “veritativa”. 

Sarebbero molti gli esempi, dall’uso esteso dei plurali, al termine che più di altri dev’essere ricercato, perché più caro e intimo. O il lavoro sintattico virtuoso perfettamente adeso alla compassione che si esperisce trascrivendo i mali che attanagliano natura e storia. Tutto questo, leggendo il libro, lo si scopre e se ne viene affascinati. Riporto qui un solo esempio, tratto dall’amore dell’autrice per la traduzione di Hölderlin. Ecco i versi: “Sull’altra sponda scricchia la neve / gelata contro i vetri, scricchia il ghiaccio / del Neckar quando schianta, nel vento / scricchiano le bandiere. // (L’ultimo verso non concilia, stride)”. E “scricchia” e “strida” sono parole che non a caso ritroviamo poco oltre, nella poesia intitolata Disturbi dell’udito, a pagina 58.
Disturbi, certo, e rimedi. O almeno pause, sospensioni: quello che tutti viviamo, che tutti noi conosciamo. Vorrei quindi concludere riportando per intero una poesia, breve e bellissima, intitolata Zona franca e dedicata, come l’intero libro, alla figlia Sofia. Sono versi di rimedio, di sollievo, per noi lettori ammirati:

Resetti in un istante ordini e date
mentre mi dici tu non mi lasci
mamma, tu non muori
. In un istante

mi accorgo che sei tu, fra noi due
la radice. Di un tempo stranito, salvato
il seme sei tu, che sei il fiore.

Quarantanove poesie e altri disturbi
di Cristina Alziati
Marcos y Marcos, 2023
Prezzo: euro 18,00

PER LEGGERE TUTTI GLI ARTICOLI
DELLA SERIE
PERCHÉ POESIA CLICCA QUI

Di poco peggiore il presente ultima modifica: 2023-02-27T23:34:24+01:00 da CRISTIANO POLETTI
Iscriviti alla newsletter di ytali.
Sostienici
DONA IL TUO 5 PER MILLE A YTALI
Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

VAI AL PROSSIMO ARTICOLO:

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento