Meloni a Delhi. Si parla (a bassa voce) di un accordo sulle armi

La PdC italiana incontrerà il primo ministro Narendra Modi e sarà l’ospite d’onore alla VII edizione del Raisina Dialogue, la conferenza annuale di geopolitica organizzata dal governo indiano.
BENIAMINO NATALE
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I rapporti tra Italia,e India, per dirla in “diplomatese”, hanno “un grande potenziale” ma, pur essendo migliorati negli anni, alla fine dei conti sono sempre poca cosa.
Ora, dopo i presidenti del consiglio Paolo Gentiloni (nel 2017) e Giuseppe Conte (2018), tocca a quello in carica, Giorgia Meloni, cercare di tradurre quel potenziale in qualcosa di concreto durante la sua visita a New Delhi, a partire dal 2 marzo. Secondo il quotidiano indiano The Hindu, che cita una fonte diplomatica, tra le due parti è in discussione “un accordo nel settore della difesa”.  

Da parte italiana, l’importante visita del presidente del Consiglio è stata annunciata solo con poche righe sul sito di Palazzo Chigi.

Meloni incontrerà il primo ministro di New Delhi Narendra Modi e sarà l’ospite d’onore alla VII edizione del Raisina Dialogue, la conferenza annuale di geopolitica organizzata dal governo indiano.

Sul piano internazionale, dominato dalla guerra che si sta svolgendo nel cuore dell’ Europa, il governo di Giorgia Meloni – che è reduce da una visita a Kyiv – è schierato con forza a favore dell’Ucraina, mentre l’India – che storicamente ha forti legami con la Russia – mantiene una posizione più ambigua, e si è rifiutata di condannare apertamente Mosca. Nel recente voto all’ONU, New Delhi si è astenuta sulla mozione di condanna dell’invasione russa.

Negli ultimi anni, l’India ha cercato di allontanarsi gradualmente da rapporti troppo stretti con Mosca, diventata alleata del nemico storico di New Delhi, la Cina minacciosamente vicina. Allo stesso tempo si è avvicinata agli USA, i rivali di Pechino a livello globale e nell’area che più interessa Delhi, quella del cosidetto IndoPacifico. L’India fa parte, con USA, Australia e Giappone del “dialogo strategico sulla sicurezza” chiamato QUAD, chiaramente teso al “contenimento” della Cina. 

Bandiere italiane alla Raisina Hill.

L’atteggiamento verso Pechino del governo Meloni non è ancora chiaro. La presidente del Consiglio, in passato, ha fatto capire di guardare con simpatia a Taiwan – l’isola di fatto indipendente che Pechino rivendica – ma ha ereditato l’adesione alla principale iniziativa di politica internazionale della Cina, la Nuova Via della Seta, decisa dal primo governo presieduto da Giuseppe Conte. L’adesione scade nel marzo del 2024 ma si rinnoverà automaticamente alla fine dell’anno, se prima non sarà disdetta da uno dei firmatari.

In queste condizioni un rafforzamento dei rapporti tra i due paesi non è facile ma non è certamente impossibile.

Gli ostacoli che negli ultimi anni hanno bloccato un approfondimento dei rapporti di collaborazione tra Roma e New Delhi sono stati superati, lo “scandalo AugustaWestland” è stato sepolto da una sentenza del Tribunale di Milano, che ha assolto tutti gli imputati italiani e indiani dalle accuse di corruzione relative a una commessa per la fornitura di dodici elicotteri AW101. Il problema dei “due marò” è stato risolto da una sentenza della Corte permanente di arbitrato dell’Aja e da un seguente accordo tra Italia e India in base al quale significativi indennizzi sono stati assegnati alle famiglie dei due pescatori che sarebbero stati uccisi per sbaglio dai due militari italiani.

Se sono stati rimossi i due sassi, il macigno rimane. Si tratta dell’esistenza di Sonia Maino Gandhi, vedova dell’ex-primo ministro Rajiv Gandhi, nata in Italia e dirigente di primo piano di una delle principali formazioni politiche indiane, quel Partito del Congresso che è stato al governo fino al 2014 e che oggi è il principale partito di opposizione.

Nel corso della sua vita Sonia, che sposò Rajiv Gandhi nel 1968, ha fatto di tutto per dimostrare di sentirsi cittadina del suo paese di adozione. Non ha intrattenuto rapporti con l’Italia o con italiani, a parte i suoi familiari, e, quando il Partito del Congresso, del quale era presidente, ha vinto le elezioni nel 2004 e nel 2009, è stata tanto intelligente e sensibile da rinunciare alla poltrona di primo ministro, cedendola all’economista Manmohan Singh. Niente da fare. Lo stigma di essere una “straniera” le è rimasto appiccicato. Oggi Sonia ha problemi di salute e partecipa solo saltuariamente alla vita del suo partito.

Un altro problema è la storia del primo ministro Modi, che appartiene al Bharatiya Sanata Party (BJP, nazionalista hindu), che ha nel suo passato una macchia difficilmente cancellabile. Nel 2002, quando era a capo del governo dello Stato del Gujarat, squadracce di assassini legati a gruppi integralisti hindu come la Vishva Hindu Parishad (Consiglio Mondiale degli Hindu) attaccarono due quartieri musulmani di Ahmedabad – la capitale del Gujarat – uccidendo selvaggiamente almeno mille persone. Il leader locale del Congresso, Ehsan Jafri, fu letteralmente fatto a pezzi davanti alla sua famiglia. La polizia, che rispondeva a Modi, intervenne solo dopo dieci ore. Secondo molte testimonianze, alcuni poliziotti parteciparono attivamente al massacro. Nel 2013 risultava che 249 persone, 184 hindu e 65 musulmani, erano stati condannati per le violenze. Dei musulmani, 31 sono stati condannati per l’incendio di un treno nella località di Godhra, nel quale decine di hindu avevano perso la vita. La VHP e altri gruppi estremisti organizzarono gli attacchi di Ahmedabad come rappresaglia per quell’episodio.

A causa del suo ruolo nel massacro, a Modi fu rifiutato nel 2005 un visto per recarsi negli USA. Poi divenne capo del governo di un importante paese e poté senza problemi recarsi in visita a Washington dove fu ricevuto dall’allora presidente Barak Obama. Ora Modi, che è al suo secondo mandato, è stato sdoganato in tutto il mondo e si atteggia a vecchio saggio ma la macchia di quel massacro, anche se sbiadita, rimane.

Meloni a Delhi. Si parla (a bassa voce) di un accordo sulle armi ultima modifica: 2023-03-01T12:19:10+01:00 da BENIAMINO NATALE
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