Profili di un secolo

In “Testimoni di un secolo” Ugo Intini, dirigente di primo piano del Psi, racconta la storia politica del Novecento italiano, e non solo, con una galleria di ritratti dei protagonisti.
ADRIANA VIGNERI
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Leggere il libro di Ugo Intini sui grandi personaggi politici – e amministratori – del secondo Novecento – fa molto bene alla nostra salute. Oltre che alla nostra cultura. Si scioglie anche qualche interrogativo, si sazia qualche curiosità. 
Ai più anziani tra noi i suoi personaggi sono noti, e ora possono guardarli più da vicino, attraverso i ricordi e le annotazioni di chi li ha conosciuti da presso e li ha frequentati. Ai più giovani può interessare conoscere persone che hanno fatto la storia del dopoguerra. Pietro Nenni, Sandro Pertini, Riccardo Lombardi, e poi Greppi, Ferrari, Cassinis, Bucalossi, Aniasi (sindaci di Milano), Ghiringhelli e Grassi (artefici della moderna Scala di Milano), Dagnino, Mazzali, Bauer, Valiani (quattro volti dell’antifascismo), Bonfantini, Seniga, Montana (le radici della modernità di Milano), e altri ancora, Giuliano Vassalli, Loris Fortuna, Giancarlo Pajetta, Giulio Andreotti e Bettino Craxi. 

Ugo Intini con Bettino Craxi. Nell’immagine di copertina con Pietro Nenni.

Alcuni di loro hanno avuto esperienze decisamente fuori dal comune, per aver passato anni in prigione, come ad esempio Pajetta, e Pertini, che aveva conosciuto la violenza poliziesca e le torture: si deve anche a lui se le Br sono state vinte senza rinunciare allo Stato di diritto. C’era chi avrebbe voluto che le istituzioni rispondessero al terrore con il terrore, come in Argentina, per mettersi sullo stesso piano e innestare la guerra civile. “Non è stato così e l’Italia è stata salva”.

Alcuni protagonisti dei racconti di Intini rappresentano lo scontro tra comunisti e socialisti, e la conquista, lunga e faticosa, dell’egemonia culturale dei socialisti rispetto ai comunisti. In effetti, l’autonomia dei socialisti dal Pci fu conquistata da Nenni politicamente, ma molto più lunga fu la lotta per la conquista dell’autonomia anche culturale (perché l’egemonia appunto “culturale” teorizzata da Gramsci era in quegli anni formidabile).

Qualche piccolo esempio: quando arrivò la televisione a colori, i comunisti la ritardarono sino a che l’importante industria italiana del settore fu distrutta. Quando si prospettò il pluralismo delle reti televisive, difesero sino all’ultimo il monopolio della Rai. Quando entrò in funzione l’Autostrada del Sole, l’Unità scrisse: “Abbiamo l’autostrada, ma non sappiamo bene a che serve”. Velocità alta e comoda insomma soltanto per i redditi più elevati? 

Ugo Intini in un’iniziativa a Savona negli anni Ottanta

Per comprendere quali erano i temi su cui ci si scontrava, Lombardi non si oppose alla nascita del primo centrosinistra; non gridò al tradimento della classe operaia come Lelio Basso e la sinistra più estrema del partito. Non se ne andò, dunque, e anzi si pose come garante che il governo Moro-Nenni, da lui inizialmente appoggiato, avrebbe compiuto davvero le grandi riforme di struttura annunciate.

Pieraccini, guidato da Nenni, era per una programmazione “propositiva” che, con incentivi e disincentivi pubblici, orientasse anche le aziende private (con quella che allora si chiamava “politica industriale”) verso gli obiettivi prioritari indicati dal governo. Giolitti (guidato da Lombardi) era per la programmazione “impositiva”, disposta con “piani pluriennali” che gli autonomisti giudicavano troppo simili a quelli sovietici. E tuttavia

i socialisti di allora (in particolare i lombardiani) avevano posizioni che – diciamo la verità – neppure Bertinotti e i comunisti più rigidi avrebbero osato sostenere negli anni Novanta.

Con Francesco Cossiga

Accanto ai politici eminenti vi erano gli amministratori: Dagnino da presidente dell’ATM di Milano – l’azienda della mobilità – si dimise. Si dimise e basta. Intini lo incalzava per saperne di più. Gli rispose così:

Io sono abituato che quando mi prendo in carico una azienda la porto in pareggio. Con l’ATM non ci sono riuscito e perciò me ne sono andato. Ricordati che quando una azienda pubblica perde, qualcuno deve pur pagare. E in genere, chi paga è la povera gente.

Era un socialista liberale (non liberista), e questa era la sua lezione. Difficile che un simile comportamento si ripeta oggi.

Insomma, avete capito, in ogni pagina c’è una lezione. Buona lettura.

Profili di un secolo ultima modifica: 2023-03-02T17:03:14+01:00 da ADRIANA VIGNERI
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