Strani compagni di letto. Fame, insicurezza alimentare, obesità

JUDITH NEWCOMB STILES
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[WELLFLEET, CAPE COD, MASS.]

Di primo acchito, l’espressione insicurezza alimentare potrebbe sembrare un modo nuovo di descrivere la fame in un’epoca in cui opinionisti e ciarlatani inventano termini nuovi per vecchie parole, un modo per mostrarsi più sensibili a livello culturale. In realtà, il termine insicurezza alimentare esiste dal 1979, quando il segretario di stato americano Henry Kissinger lo coniò, ponendo l’accento su questo problema di ordine globale. Insicurezza alimentare non è sinonimo della parola fame, che è stata usata per decenni per descrivere le persone denutrite in tutto il mondo.

Nel 2006 il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) annunciò che esiste una distinzione tra insicurezza alimentare e fame, affermando che

la fame è uno stato emotivo e fisiologico che sta a indicare mancanza di consumo di cibo, mentre l’insicurezza alimentare è definita come la mancanza di denaro sufficiente per acquistare la quantità e la varietà di cibo di cui si ha bisogno o che si desidera. 

In un rapporto pre-pandemia del 2017, Indagine sulla povertà alimentare in Italia, redatto da Stefano Marchetti dell’Università di Pisa e da Luca Secondi dell’Università della Tuscia, i dati rivelavano che oltre il 22,3 per cento degli italiani si trovava in condizioni di insicurezza alimentare o povertà alimentare. Per povertà alimentare relativa si intende quando una famiglia o un individuo spende più del quaranta per cento del proprio reddito per il cibo.

A livello globale, nel 2019, l’insicurezza alimentare è aumentata. Secondo la Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura),

due miliardi di persone nel mondo non avevano accesso regolare a cibo sicuro, nutriente e sufficiente.

Poi è arrivata la pandemia. L’insicurezza alimentare è aumentata. L’Italia è stato il primo Paese europeo a dover affrontare gravi criticità nell’approvvigionamento alimentare durante la pandemia. Non c’erano precedenti o modelli mondiali su come affrontare il lockdown nazionale imposto da marzo a maggio del 2020.

I cittadini di tutta Italia hanno risposto rapidamente alla crisi a livello locale. A esempio, nella provincia di Napoli, durante il lockdown, sono stati attivati banchi alimentari, mense, buoni pasto, consegne di cibo e un fondo di solidarietà comunale per aiutare i cittadini più vulnerabili, soprattutto gli anziani.

La Caritas e i banchi alimentari per i più bisognosi hanno registrato un aumento delle richieste di cibo del quaranta per cento e fino al settanta nel Sud Italia con l’avanzare della pandemia.

Nella città di Torino, il progetto Torino Solidale aveva l’obiettivo di raggiungere oltre quindicimila famiglie per la fornitura gratuita di cibo e di beni di prima necessità durante la chiusura. A Milano, nel primo mese della pandemia, il Dispositivo di Aiuto Alimentare ha fornito a 6.337 famiglie, 20.744 persone, sedici kg di cibo a settimana per famiglia. Quanto cibo è? Immaginate questo: secondo l’Alleanza europea per la salute pubblica (EPHA), sono state distribuite 616 tonnellate di cibo, compresi prodotti per i neonati e una dieta speciale per i musulmani.

Che lo si ami o lo si odi, Henry Kissinger aveva colto nel segno togliendo l’accento sulla fame in America per concentrarsi sulle radici socio-economiche dell’insicurezza alimentare.

Il programma dei buoni pasto fu creato negli Stati Uniti nel 1939, Ora ha una nuovo denominazione: Supplemental Nutrition Assistance Program (SNAP), programma di assistenza per una migliore nutrizione

Anche se la pandemia si sta esaurendo, l’insicurezza alimentare si sta manifestando in tutto il mondo in una varietà di gruppi socio-economici. Una recente indagine della Greater Boston Food Bank rileva che quasi un adulto su tre in Massachusetts non ha le risorse per procurarsi cibo a sufficienza, il che significa che 1,8 milioni di persone, ovvero il 32 per cento della popolazione adulta dello Stato, sono insicure dal punto di vista alimentare. L’insicurezza alimentare colpisce persone di ogni età, sesso e razza.

Come in Italia, anche negli Stati Uniti stanno stanziando nuove risorse per affrontare il problema. La distribuzione di SNAP, le dispense alimentari, i pasti gratuiti e le consegne di cibo (Meals on Wheels) per gli anziani sono molto diffusi, soprattutto a Cape Cod. A Outer Cape, c’è una dispensa alimentare in ogni città e a Provincetown pranzi caldi quotidiani sono gratuiti presso la Chiesa Metodista per chiunque, da novembre ad aprile, quando chiude con l’inizio della stagione turistica.

Lee Maglott

La settantottenne Lee Maglott prende regolarmente l’autobus per avere un pasto caldo e anche per fare volontariato nella dispensa alimentare di Provincetown.

Significa tanto per me, andare lì a prendere un pasto caldo. Artigiani, impiegati, lavoratori comunali, anziani e disabili, come Bob sulla sua sedia a rotelle, condividono l’atmosfera accogliente del posto. Si può stare da soli o chiacchierare con gli altri, e i volontari non si limitano a mettere qualcosa nel piatto. Ti chiedono cosa vuoi? Vegetariano? Senza glutine? Carne e patate?

Allora perché c’è così tanta malnutrizione e insicurezza alimentare quando una parte della popolazione ha l’ossessione di dimagrire perché è grassa?

Henry Kissinger ricevette una stella d’oro per aver messo in risalto l’insicurezza alimentare. Non affrontò tuttavia il tema dei problemi drammatici creati dall’industria alimentare che contribuiscono all’aumento e alla diffusione dell’obesità. I cibi spazzatura, come gli snack ad alto contenuto di zuccheri e grassi, sono nel paniere degli acquisti contemplati dal programma SNAP. Nel 2016, l’USDA ha ammesso che le bevande zuccherate, come quelle frizzanti, sono gli articoli più comunemente acquistati dai beneficiari SNAP in tutti gli Stati Uniti (bibite frizzanti, granite, caffè freddo).

L’etichetta della Coca-Cola dichiara lo zero per cento di proteine e il 78 per cento di zuccheri aggiunti (grande fattore di obesità), eppure l’acquisto è contemplato dal Programma di assistenza nutrizionale supplementare.

Il governo è andato a letto con i lobbisti che hanno fatto poco o niente per affrontare i problemi che comporta il cibo spazzatura rispetto al cibo nutriente. L’aumento delle grandi imprese nell’agricoltura, l’uso dilagante di pesticidi, l’ingegneria genetica per far sembrare le fragole superfrutta, hanno avuto ancora una volta l’effetto d’innescare una risposta a livello locale.

Jerome Irving Rodale, considerato il padrino del movimento dell’agricoltura biologica, in un meraviglioso nuovo libro di sua nipote, Maria Rodale, Love, Nature, Magic*, scrive:

L’agricoltura biologica rigenerativa e la gestione dell’ambiente sono essenziali per tutti noi, e non solo perché mangiamo cibo – a ben vedere, questo è l’ultimo dei motivi. Più significativo è l’inutile avvelenamento della Terra che danneggia tutti noi: i nostri corpi, le nostre comunità, la nostra acqua, il nostro suolo, la nostra aria, i nostri cuori e il nostro spirito. La crisi ambientale globale è reale. È molto probabile che nei prossimi decenni, quelli di noi ancora vivi assisteranno a migrazioni umane senza precedenti. Un gran numero di persone potrà essere costretto a fuggire dalle proprie case a causa dell’innalzamento del livello del mare, della desertificazione, della fame, della mancanza d’acqua, delle inondazioni e di ogni sorta di turbolenze politiche innescate da questo tipo di tragedie.

Inondazioni? Si pensi a Venezia e Cape Cod.

Quindi, se non possiamo fare a meno dei lobbisti e il cambiamento a livello di governo sembra procedere a passo di lumaca, forse la migliore speranza è andare a livello locale e sostenere le banche alimentari, il movimento regionale antipesticidi, l’orticoltura biologica e la ridistribuzione di cibo in eccesso, perché il cambiamento a livello micro può trasformarsi in macro. Ogni sforzo locale può sembrare solo una goccia d’acqua in una pozzanghera, ma ogni goccia d’acqua può diventare parte di affluenti di fiumi e del nostro oceano. Pensare globale. Agire locale.

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Strani compagni di letto. Fame, insicurezza alimentare, obesità ultima modifica: 2023-03-06T11:58:00+01:00 da JUDITH NEWCOMB STILES
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