8 Marzo. Ricordiamo le donne che sfidarono il fascismo nella Capitanata

MARCO CINQUE
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Di straordinario interesse il libro curato da Michele Casalucci e prefato da Michele Galante, Antifasciste e Perseguitate politiche di Capitanata nel Casellario Politico Centrale, edito dall’A.N.P.I. Provinciale di Foggia. Si tratta di un volume di 133 pagine che dovrebbe far parte di tutte le biblioteche pubbliche del nostro Paese, perché è un pezzo di storia autentica e documentata sul ruolo delle donne – in questo caso si tratta di quelle delle classi sociali più umili -, sia durante la Prima guerra mondiale sia nel ventennio fascista.

Casalucci ha pazientemente raccolto dai fascicoli del Casellario Politico Centrale, presso l’Archivio di Stato a Roma, i profili giudiziari di ventuno donne di Capitanata, in particolare della provincia di Foggia, in Puglia.  Già dal 1894, ma soprattutto durante il fascismo, il Casellario Politico Centrale (CPC) raccoglieva le schedature di dissidenti, oppositori politici, anarchici, socialisti, comunisti e antifascisti. Per finire segnalati e schedati dal CPC bastava poco: la denuncia privata di qualche delatore, un controllo di polizia, qualche frase ostile alle “leggi fascistissime” detta in pubblico o persino un semplice sfogo causato dalle sofferenze economiche ed esistenziali dell’epoca. 

Tra le più di cinquemila donne italiane schedate dal CPC, vengono rese pubbliche in questo volume le storie politiche e le vicende personali di ventuno perseguitate, tra le quali spicca in particolar modo quella della socialista Grazia Baldassarre, una donna che per la sua appassionata militanza contro la guerra entra nel mirino delle autorità militari, facendo scomodare persino il Comando Supremo del Regio Esercito.



Nata nel 1882 a San Severo, Grazia Baldassare è una contadina e madre di cinque figli che, già alla giovane età di 26 anni, viene così segnalata in una relazione della Prefettura di Foggia:


(…) Di carattere serio, ha poca educazione e intelligenza. Di scarsa cultura, ha frequentato la terza classe elementare, non ha titoli accademici ed è poco amante del lavoro. (…) Ha discreta influenza nel partito qui (a San Severo, n.d.r.) e in altri comuni della provincia. Fa propaganda con discreto profitto nella classe delle contadine. È capace di tenere conferenze, e ne ha tenute ad Apricena, a Torremaggiore ed a San Paolo Civitate nel 1907. Verso l’Autorità tiene un contegno poco rispettoso. Ha preso parte alle riunioni qui tenutesi nello scorso agosto ed ai primi di settembre per l’agitazione circa il pagamento del fitto delle case.

Schedata come “socialista” la Baldassarre viene tenuta sotto stretta sorveglianza ed è soggetta a continue relazioni della polizia. Nel 1915 la Direzione Generale di P.S. la ascrive nella nota di un rapporto stilato per una riunione tenuta alla Camera del Lavoro di San Severo. La nota riferisce che la Baldassare è lì per

(…) protestare contro le Banche pel mancato prestito al Comune, occorrente per sussidi alle famiglie  dei richiamati.

Il rapporto della P.S. sottolinea in particolare che la donna avrebbe tenuto

un linguaggio violento, dicendo che tutte le donne finiranno per vestire a lutto; che la guerra fu voluta dai proprietari e dal governo, che qualificò col nome di vigliacco, ed incitò le donne ad armarsi di bastoni ed inveire contro i proprietari. Soggiunse che le donne costituendosi in associazione, devono a qualunque costo ottenere la fine della guerra, per evitare così che altri nostri fratelli e padri vadano al macello. 

Le posizioni determinate della Baldassarre, le fruttano una prima denuncia ufficiale nel 1916, per “incitamento all’odio di classe”. Tuttavia l’irriducibile attività contro la guerra della donna prosegue senza tentennamenti, fino al marzo del 1918, quando il Pretore di San Severo spicca un mandato di cattura e la fa arrestare. L’episodio che aveva scatenato il provvedimento era avvenuto in una carrozza di terza classe, sul treno che da San Severo la stava conducendo a Foggia. Di quei fatti così riferiva la relazione della Regia Prefettura di Foggia al Ministero dell’Interno: (…)

prese a parlare della guerra dichiarandosi contraria. Disse che la patria è una parola vuota di senso e che per essa la Germania e l’Italia erano la stessa cosa e che quindi non doveva affatto importare se la vittoria fosse stata nostra o dei tedeschi. Aggiunse, usando un linguaggio abbastanza violento, che la guerra si faceva perché voluta dai signori e che questo macello non sarebbe più finito senza una rivoluzione che bisognava fare assolutamente, incitando specialmente le donne presenti alla rivolta.

Processata e condannata a due mesi di carcere e cento lire di multa, la donna non demorde e prosegue nella sua attività contro la guerra, organizzando presso la Camera del Lavoro di San Severo  una sezione femminile socialista, della quale viene nominata presidente. Sorvegliata continuamente dalla Prefettura di Foggia, viene fatta oggetto di continue relazioni:

sebbene opportunamente controllata, approfitta di tutte le occasioni per seminare, specie fra le donne, lo sconforto e l’odio contro la guerra e gli attuali sistemi di governo.

Il 17 ottobre 1918 il Comando Supremo del Regio Esercito Italiano richiede ed ottiene l’allontanamento di Grazia Baldassarre dal comune di San Severo, con l’obbligo di dimora in una località lontana, sempre nella provincia di Foggia. Grazia Baldassarre muore l’anno successivo, il 13 luglio 1919, a soli 37 anni.

Nel volume di Casalucci proseguono poi le vicende delle altre venti donne, bollate col marchio di comuniste, socialiste, anarchiche e antifasciste, che attraversano gli anni più oscuri della storia moderna del nostro paese e del mondo: da Beatrice Cenci a Maria Ciarravano, da Olimpia Ercolino a Maria Celeste Giuliani, da Giovanna Graziaplena ad Antonietta Marchetti e a tutte le altre umili e coraggiose donne, contadine, casalinghe, sarte, pettinatrici, lavandaie, telefoniste, erbivendole, cameriere, perseguitate e finite nel vergognoso Casellario Politico Centrale. 

Michele Casalucci e Michele Galante
8 Marzo. Ricordiamo le donne che sfidarono il fascismo nella Capitanata ultima modifica: 2023-03-07T20:31:05+01:00 da MARCO CINQUE
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1 commento

Cassandra73 8 Marzo 2023 a 20:27

Scusate ma per fare Storia bisogna essere superpartes. Mettere il titolo celebriamo le donne antifasciste e poi parlare di una donna morta nel 1919 quindi ben prima del fascismo é una forzatura. Saluti.

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