Afghanistan. Un centro per le donne, gestito dalle donne

Una mostra della fotografa Laura Salvinelli, nella sede di Emergency alla Giudecca, racconta il Centro di Maternità di Anabah, nel Panjshir, l’unica struttura specializzata e gratuita dell’area e qui, oltre alle cure ginecologiche, ostetriche e neonatali, si offrono servizi di pianificazione familiare e contraccezione.
MARA RUMIZ
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Dal 15 marzo al 14 aprile presso la sede di Emergency alla Giudecca sarà possibile visitare la mostra AFGHANA, Reportage dal Centro di Maternità di Anabah, nella Valle del Panjshir di Laura Salvinelli.
Sono passati esattamente 19 mesi da quel 15 agosto del 2021 (proprio due giorni dopo la scomparsa di Gino Strada) in cui i Talebani hanno ripreso il potere in Afghanistan. Dopo quarant’anni di guerra, il repentino abbandono degli eserciti degli Stati Uniti e dei suoi alleati, la fuga del Governo allora in carica, la siccità, l’embargo internazionale, la situazione economica del Paese è gravissima e la vita delle donne è funestata da mille divieti, i più gravi dei quali sono il divieto di frequentare le scuole superiori e di lavorare.

C’è però un’isola che potremmo definire felice: il Centro di Maternità di Anabah, nel Panjshir, aperto dal 2003, a fianco del Centro Chirurgico attivo dal 1999. Nel 2016 esso venne totalmente rinnovato, sia negli spazi che nell’organizzazione: 104 posti letto, quattro sale parto, due sale operatorie, una terapia intensiva, un reparto di neonatologia, un ambulatorio ostetrico. È l’unica struttura specializzata e gratuita dell’area e qui, oltre alle cure ginecologiche, ostetriche e neonatali, si offrono servizi di pianificazione familiare e contraccezione. Un Centro per le donne, gestito dalle donne. L’ospedale, infatti, è anche un polo formativo per il personale afghano, riconosciuto dai ministeri della Sanità e dell’Educazione. Sono centinaia le infermiere, le ostetriche, le dottoresse formate da Emergency e sono 176 le persone, quasi tutte donne, che qui lavorano.

Formazione e lavoro sono le leve su cui agire per far uscire le donne dal cono d’ombra, paura, oppressione in cui si trovano in Afghanistan. 

Grazie anche a una rete di sedici punti sanitari di primo soccorso, distribuiti nei vari distretti del Panjshir, le donne afghane possono diventare madri senza rischiare la loro vita e quella dei figli e possono anche diventare dottoresse o infermiere.  Sono più di 76.000 i bambini nati nel Centro Maternità e oltre 487.000 le visite mediche effettuate.  Tutto questo in un Paese in cui la mortalità materna è 99 volte superiore a quella registrata in Italia e la mortalità infantile 47 volte più alta.

Le fotografie di Laura Salvinelli ci narrano tutto questo: storie di donne e dei loro bambini; donne afghane che sono diventate ginecologhe, ostetriche, infermiere; donne che hanno partorito nel Centro di Maternità di Anabah, donne dello staff di Emergency, che sono mediche e insegnanti contemporaneamente.

Ho lavorato in un mondo in cui fotografare le donne è un tabù e mi sono caricata del ruolo dell’elefante in un negozio di cristalli. Ho combattuto per mostrare nel nostro mondo le foto del parto, che violano un altro tabù, quello del sangue della vita e del corpo reale delle donne. Mi sono posta in continuazione la domanda di tutti i fotografi: se sia giusto entrare nell’intimità degli altri. Credo che la risposta, sempre diversa, dipenda da perché e da come si fa – l’importante è che quella domanda lavori sempre dentro di noi,

racconta Laura Salvinelli.

Diventare soggetti attivi nella società. Questa è la rivoluzione silenziosa delle donne afghane. Attraverso la concretezza del nostro lavoro quotidiano stiamo sostenendo questa grande battaglia. Oggi le donne che lavorano con noi non sono più semplicemente ‘eccezioni tollerate’ ma stanno diventando velocemente membri rispettati dalle loro comunità, promotrici di cambiamento ed esempio per il superamento dei modelli tradizionali,

ricorda Rossella Miccio, presidente di Emergency.

Oltre alla bellezza e profondità delle fotografie e dei testi, c’è un motivo in più per essere contenti di presentare qui, alla Giudecca, questa mostra: il Centro di Maternità del Panjshir è dedicato alla veneziana Valeria Solesin, vittima dell’attacco terroristico al Btaclan, che sul tema del ruolo delle donne nella società, divise tra famiglia e lavoro ha dedicato i suoi studi e le sue ricerche.

La mostra resterà aperta fino al 14 aprile, il mercoledì, giovedì, venerdì, dalle 11 alle 16 o in altri giorni e ore, scrivendo a infovenice@emergency.it

Afghanistan. Un centro per le donne, gestito dalle donne ultima modifica: 2023-03-15T15:32:46+01:00 da MARA RUMIZ
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