Sudafrica. “Profeti” alla conquista della politica

Leader di sette e culti sempre più invadenti nella sfera dei partiti, anche a causa della grave situazione economica e sociale in cui versa il gigante africano. Lo studioso di etica e teologia, Dion Forster, ritrae un Paese in preda ai “ciarlatani”, che con “paure e pure comicità” spillano soldi a gente affranta per una crisi economica senza via d’uscita.
FRANCESCO MALGAROLI
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Con una miscela ben fatta, almeno finora, di “retorica religiosa e agenda politica secolare” l’African National Congress, sin da quando è nato 1912, si è costruito una strategia efficace. David Jeffery-Schwikkard, borsa di studio alla Economic and Social Research Council londinese e pure iscritto all’Anc (ma non ha chiesto fondi per la ricerca) si è interrogato su questo, e il sunto delle conclusioni si può trovare su The Conversation Africa. Il partito dove molti sono devoti “comincia e finisce le manifestazioni o le riunioni con una preghiera”, ma “sostenendo la laicità dello Stato, è criticato da compagini che hanno la religione a loro fondamento”. 

Si pensi a un partitino minuscolo di destra seduto in parlamento come l’African Christian Democratic Party (Acdp) che tra i suoi cardini indica “come faro di tutte le necessità” Dio e la Bibbia per la giusta ricetta contro il malessere diffuso nel Paese. Dall’altra parte dell’emiciclo, l’unico che con la fede non ha a che fare è Democratic Alliance (Da), dopo l’Anc, il secondo partito in parlamento. Non riesce però a conquistare le zone rurali dove la religiosità è il sentimento dominante – ma quando si tratta di governare i comuni – Acdp e Da sono pronti a sotterrare i loro principi e allearsi gli uni con gli altri. In ogni caso, tra il Da e l’Anc c’è un divario del 34 per cento di voti

Dice Jeffery-Schwikkard che la fede ha modellato alcune leggi come l’accesso all’aborto, la pena di morte e la legislazione in merito alla prostituzione.

Manifestazione di militanti dell’Acdp contro la depenalizzazione della prostituzione.

Le sfumature tra i partiti politici e la religione, intanto, sono minime. In secondo luogo, l’Anc usa spesso il culto come strumento per ottenere leggi laiche. E, infine, è soprattutto l’ambiguità a favorire (per ora) le vittorie alle elezioni. 

Secondo i dati del governo sudafricano, l’ottanta per cento della popolazione è cristiana, “la loro religione è adatta a praticare il perdono dei peccati e la redenzione”, osservava del 2012 Mandy De Waal in un articolo del Daily Maverick parlando di come Jacob Zuma aveva intuito che il culto può essere ottimo per giungere al cuore delle persone.

Pregate che i figli abbiano rispetto per i loro genitori. Se tu preghi con il cuore, Dio ascolta, se la morale dei figli è decadente allora il popolo non ha futuro in questo Paese,

aveva detto l’allora presidente.  

Il pastore Ray McCauley con la star tv Basetsana Kumalo

Tra le frequentazioni abituali dei palazzi di Pretoria nell’era di Zuma, c’era Ray McCauley. “Rhema”, la parola, è una chiesa cristiana evangelica messa su da lui, un uomo che prima era buttafuori al Go-Go club di Johannesburg, con all’attivo anche il terzo posto del ’74 a Mister Universe – primo posto fu per Arnold Schwarzenegger. Andato in America, ha costruito il proprio credo con prediche condite di successo conquistato attraverso la condizione materiale e gli agganci giusti. Tornato a casa, era inevitabile l’incontro con Zuma – che aveva in mente soltanto il suo interesse. 

L’Anc studiata da David Jeffery-Schwikkard deve fare i conti con una variante imprevista: i “profeti”. Il mutamento di valori è avvenuto a partire dal 2000. Alph Lukau, congolese trapiantato a Johannesburg, è iI più famoso. I raduni da diecimila o ventimila persone per la Alleluia Ministries di Lukau sono una sarabanda di preghiere, paccottiglie, libri, immagini ‘sacre’ con cui incassa moneta sonante. Spesso arriva a bordo di una Rolls-Royce Spectre bianca, che lui dice essere non sua, due cavallerizzi in testa al corteo e una teoria di grosse motociclette intorno. Nel 2019 sosteneva che risuscitava i morti e un video in proposito ancora è visibile su youtube. 

I morti purtroppo sono morti, ma Alph Lukau non ci fece caso e le folle stanno con lui.

Alph Lukau

In un pezzo di quell’anno, Dion Forster, dell’università di Stellenbosch, ritrae proprio su Conversation un Paese in preda ai “ciarlatani”, che con “paure e pure comicità” spillano soldi a gente affranta per una crisi economica senza via d’uscita. “Non si può negare che una tripla condizione – disoccupazione, povertà e ineguaglianza” porta a vedere come unica soluzione il ricorso a “una religione ancestrale”, ribatte sul Mail&Guardian Feziwe Ndwayane, studi all’università del Witwaterserand e da dodici anni guaritore taumaturgo. Tra un anno ci saranno le elezioni presidenziali, dentro l’Anc qualcuno comincia a pensare a come rimediare alla crisi economica, politica e religione? 

Sudafrica. “Profeti” alla conquista della politica ultima modifica: 2023-03-17T18:20:10+01:00 da FRANCESCO MALGAROLI
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