Colonie estive, emblema di un’epoca

BARBARA MARENGO
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Anche questo è un modo per “Ritrovare l’Italia”, come recita il titolo della collana della casa editrice il Mulino che presenta il libro di Stefano Pivato Andar per colonie estive: un ampio itinerario geografico, sociologico, storico, architettonico, sanitario, sociale da percorrere lungo coste, mari, montagne del nostro Bel Paese. Alla ricerca e alla scoperta di una miriade di veri e propri monumenti oggi per la maggior parte abbandonati ma che hanno rappresentato lungo un secolo una realtà importante: far trascorrere vacanze marine o montane ai bambini delle classi meno abbienti, al di là di ogni retorica o ideologia.

L’Autore descrive nelle 160 pagine del volume un insieme di edifici inseriti in paesaggi diversi, concentrati in prevalenza nel Nord del Paese, lungo la costa del mare Adriatico nei pressi di Rimini, Riccione, Cattolica, e lungo la cresta alpina da Ovest a Est, da Bardonecchia a Borca di Cadore: tutto in funzione della salute dei piccoli, di chi non aveva mai visto il mare e vi giungeva in autobus, con lo stupore innocente e sincero dei bambini, o di chi dalla pianura arrivava in vista delle vette e della vegetazione montana. E con commozione leggiamo testimonianze di educatrici e di piccoli ospiti che Pivato ha raccolto, con fotografie che partono dall’epoca del ventennio fascista, quando i bambini partivano dalle loro città in treno o in autobus, “giocondi sciami” che andavano a godere di mare, sole, cibo e ginnastica. Una rieducazione di corpo e spirito, una gratitudine insita nelle piccole menti che ricorderanno per sempre le belle anche se a volte faticose esperienze vacanziere. 

Colonia Torino, Marina di Massa

Interessante la parte dedicata agli edifici che sorgevano in men che non si dica lungo il litorale adriatico ad esempio, edifici che durante il ventennio rievocavano addirittura la M di Mussolini nella forma delle costruzioni, assieme a strutture immaginifiche ed avveniristiche a forma di navi, costruite grazie ai nuovi materiali come acciaio o vetro ed alla semplificazione delle forme, liberate dagli orpelli e dalle decorazioni del secolo precedente ed intitolate ad esponenti della famiglia reale o dei gerarchi. Edifici con caratteristiche strutturali estremamente originali, di notevolissimi volumi e dimensioni, edificati in pochissimo tempo.

Una tendenza, questa delle colonie estive, nata a fine Ottocento per liberare la parte più povera della popolazione dalla tubercolosi, nei sanatori e nelle strutture per cure elioterapiche che all’inizio degli anni Venti del Novecento si permea di filosofia che mira a creare “l’uomo nuovo” plasmato per il regime.

Colonia Firenze. Calambrone [Pisa]

A fine guerra, in un Paese distrutto e impoverito, è la Chiesa cattolica a incentivare con un nuovo spirito l’organizzazione delle colonie estive, quindi con nuove architetture meno monumentali e forme più intime di associazionismo. Accanto a queste istituzioni, anche enti privati (FIAT, Olivetti, Marzotto….) iniziano ad organizzare vacanze estive per i figli dei dipendenti, fino al boom economico degli anni Sessanta del Novecento, quando anche la classe media italiana raggiunse standard di benessere che permettevano vacanze estive di tutta la famiglia riunita in piccole pensioni o seconde case. 

La cronaca che l’Autore ci presenta ripercorre eventi anche tragici, come la morte per annegamento di oltre quaranta bambini  nel 1947 al largo della colonia di Albenga, assieme  ai componimenti poetici dei piccoli ospiti di fronte alla serena bellezza del mare. Una concentrazione di edifici legati alla salute che comunemente si associano al ventennio, mentre i numeri ci dimostrano che ad esempio solo nel comune di Cervia 61 colonie su 64 sono state costruite dopo la fine della guerra, e che grandi architetti come Paolo Portoghesi concepiscono edifici con una filosofia innovativa legata alla connessione dei piccoli ospiti con l’ambiente esterno, o come Giancarlo De Caro che vuole “rompere con il carattere autoritario delle architetture precedenti”.

Colonia Montecatini, Milano Marittima

La ricerca dell’Autore non trascura, e per noi italiani è un obbligo, la parte culinaria della vacanza, e i menu serviti ai piccoli ospiti sono studiati per bambini molte volte sottoalimentati o con carenze vitaminiche, che a fine soggiorno fortunatamente ottengono “aumento di peso, statura, circonferenza toracica”.  

Edifici che parlano di epoche storiche e che come tali andrebbero tutelati o conservati: invece no, molti di questi veri e propri monumenti sono abbandonati e distrutti, mentre alcuni sono stati trasformati in strutture alberghiere: numeri significativi, se oltre quattromila strutture entrano a fare parte degli elenchi a fine anni Trenta, alle quali si aggiungono edifici più moderni ma anch’essi non utilizzati costruiti negli anni del dopoguerra.

Immagine di copertina: Colonia Rosa Maltone Mussolini, Calambrone [Pisa]

Fotografie di Franco Mapelli, tratte da Colonie estive su due mariRovine, progetto e restauro del moderno.

Colonie estive, emblema di un’epoca ultima modifica: 2023-03-22T16:24:34+01:00 da BARBARA MARENGO
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