Ucraina, svaniscono le illusioni sulla mediazione cinese

BENIAMINO NATALE
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Alla fine, la montagna ha partorito un topolino. Le illusioni che molti si erano fatti sulla “mediazione cinese” nella guerra russo-ucraina si sono dissolte di fronte alla realtà di una Cina saldamente schierata con la Russia di Vladimir Putin e pronta a sostenerla nella sua guerra a oltranza contro l’Ucraina. 
A conclusione della visita di tre giorni di Xi Jinping in Russia, il presidente cinese e quello russo hanno firmato due documenti nei quali si parla di approfondimento dei rapporti politici ed economici tra i due paesi e si indica il cosiddetto “piano di pace” cinese – di fatto un’esposizione della posizione di Pechino rispetto alla guerra – quale base per una “soluzione” della “crisi” in corso, cioè l’ invasione dell’Ucraina da parte della Russia. 

Nel suo primo punto, il “documento di posizione” cinese afferma che “la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale di tutti i paesi deve essere rispettata nei fatti”.

Se le parole hanno un senso, questo significa che le truppe russe dovrebbero ritirarsi dal territorio ucraino. Invece, come hanno sostenuto i due presidenti in un comunicato congiunto diffuso dopo l’incontro del 21 marzo “il dialogo responsabile è la migliore strada verso una soluzione appropriata”. In altre parole, l’Ucraina dovrebbe iniziare delle trattative lasciando una vasta parte del suo territorio occupata dai militari russi. Con queste premesse, che Xi potesse fungere da mediatore e che potesse parlare di pace col presidente ucraino Volodymyr Zelensky – si è ventilata a lungo una possibile telefonata tra i due – era chiaramente impossibile.

La Cina sostiene la Russia economicamente, politicamente e in futuro, forse, militarmente – cosa che ora fa in modo indiretto, attraverso gli “amici” nordcoreani. In tutti i loro pronunciamenti Xi e Putin hanno teso a dividere il mondo in due campi, come ai tempi della guerra fredda: da una parte i regimi autoritari come quelli dei loro due paesi e degli alleati come Iran e Corea del Nord, dall’altro le democrazie americane ed europee, l’“Occidente” responsabile di tutti i mali del mondo.

Tramontate dunque le illusioni, la domanda da porsi è come sia stato possibile che siano sorte e che siano state ampiamente diffuse in ambienti diversi tra loro, come governi occidentali sostenitori dell’Ucraina – tra cui quello italiano –, tra pacifisti di varia estrazione. Al primo posto, sicuramente, c’è la comprensibile aspirazione di tutti a una rapida fine della guerra. Ma accanto a questa c’è stata sicuramente un’incomprensione della Cina di Xi Jinping – anch’essa, purtroppo, molto diffusa. Alla base ci sono le interpretazioni sostenute – nella maggior parte dei casi in buona fede – dai “sinologi” o da molti di coloro che a vario titolo frequentano e spesso ammirano la Cina. Da questi soggetti vengono affermazioni che contengono un fondo di verità: “la Cina non ha interesse nel proseguimento della guerra”, “la Cina teme che vengano meno i suoi legami economici con l’Europa”, “la Cina teme l’instabilità in Russia”.

In realtà, per Xi la priorità è l’affermazione della Cina sulla scena internazionale come potenza in grado di sfidare l’egemonia degli USA e di sostituirli come “modello”. La salita al potere di Xi, nel 2012, ha segnato il culmine di un processo durato alcuni anni all’interno del Partito Comunista Cinese (PCC), che ha visto l’ala nazionalista e aggressiva verso i vicini prevalere su quella riformista e relativamente pacifista. Da allora è stata tutta una marcia indietro rispetto alle aperture della Cina, quando al potere c’erano Deng Xiaoping, Jiang Zemin e Hu Jintao. Chiaro, per la Cina l’ideale sarebbe salvare capra e cavoli, vale a dire mantenere i legami economici e commerciali con “l’Occidente”, cioè la base del suo miracolo economico, affermandosi allo stesso tempo come potenza regionale e come possibile alternativa all’influenza degli USA nel mondo. 

In comune con la Russia di Putin, la Cina di Xi Jinping – e più in generale, del PCC – ha il fatto di considerarsi un impero. Non si tratta, come invece è il caso degli USA, di affermare l’egemonia giocando un ruolo fondamentale nell’economia e nella difesa dei paesi “alleati”, ma di espandere il territorio e le popolazioni sotto il proprio controllo. Entrambe, essendo tra i vincitori della Seconda Guerra Mondiale, hanno ottenuto ampie sfere d’influenza nei paesi vicini, processo nel quale fu sacrificata, con il consenso dell’“Occidente”, la sovranità dell’Europa orientale, nel caso della Russia, del Tibet, dello Xinjiang, della Mongolia e di Taiwan nel caso della Cina. Ecco spiegata, nel caso della Cina, l’insistenza sull’“integrità territoriale”, sulla “sovranità”, sul ruolo dell’ONU, dato che sia Russia sia Cina siedono come membri permanenti con diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza.

Per l’Ucraina la Cina di Xi fa senza problemi un’eccezione: due pesi e due misure, del resto, sono la normalità per tutte le dittature. In prospettiva, Cina e Russia sono in competizione nell’Asia centrale e potrebbero scontrarsi come hanno fatto in passato sui loro incerti confini. Non bisogna sottovalutare la forza della Cina e le indubbie capacità della sua diplomazia ma l’attuale alleanza tra Pechino e Mosca si basa esclusivamente sulla comune avversione per gli Stati Uniti e anche per la democrazia e per il diritto di tutti i paesi e i popoli a determinare il proprio destino. In conclusione, un accenno al recente successo della Cina nel portare ad una tregua tra Iran e Arabia Saudita. Confesso di nutrire qualche dubbio sulla portata effettiva dell’accordo tra le due potenze mediorientali. Bisogna vedere a cosa porterà e quanto durerà, proprio come l’amicizia “senza limiti” tra Cina e Russia.

Le immagini sono tratte dal sito web ufficiale del Cremlino

Ucraina, svaniscono le illusioni sulla mediazione cinese ultima modifica: 2023-03-22T15:38:32+01:00 da BENIAMINO NATALE
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