“Dancing in Odessa”. Le poesie silenziose di Ilya Kaminsky

MARIO GAZZERI
Condividi
PDF

Poesie in prosa, diari in versi, sogni trasfigurati in parole che emergono silenziose da un’anima mutilata. Ebreo ucraino, nato a Odessa ai tempi dell’Unione Sovietica, Ilya Kaminsky si trasferì poi negli Stati Uniti dove da tempo ormai vive e lavora, scrivendo in inglese. Pluripremiato nella sua nuova patria, Kaminsky, 44 anni, perse completamente l’udito in tenera età (aveva solo quattro anni) e nell’assoluto silenzio che l’ha da allora circondato, le sue ‘voci di dentro’ si sono affinate, acuminate, donandogli un sesto senso che gli fa vedere cose a noi precluse.

Ilya Kaminsky, nato nell’ex URSS, ora è cittadino americano.

Quando persi l’udito cominciai a vedere voci. Su un tram affollato, un uomo con un braccio solo disse che la mia vita sarebbe stata misteriosamente legata alla storia del mio paese.

Così si legge nelle prime righe di Dancing in Odessa (Danzare a Odessa, edizioni La nave di Teseo), immagini quasi oniriche che ci richiamano alla mente gli “impossibili” dipinti di Marc Chagall (Il violinista sul tetto o gli sposi che volano in cielo nel quadro Oltre la città) anche lui ebreo, nato in quella regione della Russia zarista che ormai si chiama Bielorussia (Russia bianca).

Il ricordo della Russia emerge nei versi di Ilya Kaminsky con malinconica leggerezza, “San Pietroburgo ha l’aspetto/ di una gioventù smarrita” (“St. Petersburg stands/ like a lost youth”). Della magnifica San Pietroburgo, Kaminsky ricorda la Prospettiva Nevskij, la principale arteria della città baltica che abbiamo spesso incontrato nei romanzi di Dostojevskij (e lungo la quale passeggiammo anche noi quando al Cremlino c’era Brezhnev). “Ma c’è gioia nella forma, c’è/ sempre/ più di un unico silenzio. – Tra qui e Nevskij Prospekt, gli anni si distendono a mo’ di uccello” (“But there is joy of shape, there is/ always/ more than one silence -between here and Nevskij Prospect, the years, birdlike, stretch.”) “C’è più di un apparente silenzio” ci dice dunque, senza nostalgie, il poeta che vive in un mondo di suoni perduti.  E questa parola, silenzio, si ritrova in molte delle sue poesie.

Nel mio paese, le sere portano l’acqua piovana, e trasformano il bronzo dei pioppi in una luce che brilla su queste pagine/ dove io, padri miei, / incapace di descrivere i vostri sogni, bevo / il mio silenzio da una tazza (…where I, my fathers /unable to describe your dreams, drink / my silence from a cup).

Ilya Kaminsky legge “Dancing in Odessa”. È stato pubblicato in oltre venti lingue.

Molte le poesie dedicate ai grandi poeti russi del Novecento, spesso morti suicidi o di stenti nei gulag staliniani. “Il poeta è una voce, dico io, come Icaro/ che sussurra tra sé e sé mentre cade” (“…whispering to himself as he falls”) si legge nella poesia dedicata a Osip Mandel’štam e alla moglie Nadežda (Speranza) anche lei poetessa. Kaminsky dunque, vive in questo parallelo mondo di silenzi scrivendo versi diversi e la mancata percezione delle parole, dei discorsi degli altri, lo ha evidentemente aiutato a liberarsi di quella gabbia di regole grammaticali e sintattiche che condizionano la libertà del poeta e l’anarchia dei suoi versi. “E parliamo di tutto ciò che non si avvera”(“And we speak of everything that does not come true”) scrive poi Kaminsky nell’apparente illogicità dei suoi versi. E forse è proprio questo il segreto, scrivere come si sogna, senza apparente logica, seguendo un istinto creativo ancora non corrotto da significati palesi, o ancor peggio da assonanze, da rime od altro capace di falsare l’autenticità di un pensiero profondo, nascosto, vero e nudo. “Ci incontreremo a Pietroburgo, disse lui, là abbiamo sepolto il sole”. Il linguaggio del poeta di Odessa sembra dunque rispondere a un codice sconosciuto ai più, ad un codice di sogni e di una memoria annebbiata dalla polvere degli anni.

Vivevamo a nord del futuro,/ i giorni aprivano lettere/ con la firme di un bambino,/ un lampone, una pagina di cielo. (“We lived north of the future, days opened/ letters with a child signature, a raspberry, a page of sky.

Così comincia Dancing in Odessa

“Dancing in Odessa”. Le poesie silenziose di Ilya Kaminsky ultima modifica: 2023-03-24T15:39:56+01:00 da MARIO GAZZERI
Iscriviti alla newsletter di ytali.
Sostienici
DONA IL TUO 5 PER MILLE A YTALI
Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento