Solidali nel mondo globalizzato. Il caso emiliano di Fiom e IG Metall

Con lo svilupparsi e l’intensificarsi dei rapporti tra le industrie della Germania e dell’Italia si sono rafforzate le relazioni di cooperazione tra le strutture dei sindacati metalmeccanici italiane e tedesche a livello decentrato, in particolare in Emilia Romagna.
VOLKER TELLJOHANN
Condividi
PDF

Da anni, Germania e Italia sono legate da stretti rapporti economici, che si riscontrano sia nel commercio estero che nei rispettivi investimenti diretti nell’altro Paese. In termini di valore aggiunto lordo nel settore manifatturiero, la Germania e l’Italia sono i principali Paesi industrializzati dell’Unione Europea. Le due economie sono caratterizzate da una forte complementarità e integrazione, che si riflette anche nei rapporti di fornitura. Ciò significa che le attività produttive delle imprese italiane e tedesche sono particolarmente importanti per le rispettive catene del valore delle imprese dell’altro Paese.

Così come le industrie manifatturiere della Germania e dell’Italia rappresentano una parte significativa dell’economia europea, anche le organizzazioni sindacali dei due Paesi rappresentano una parte centrale del movimento sindacale europeo. In entrambi i Paesi, i sindacati metalmeccanici occupano una posizione di rilievo. In seguito all’aumento degli investimenti diretti da entrambe le parti, è diventata sempre più evidente la necessità di avviare degli scambi tra le organizzazioni sindacali dei due paesi. Sulla base dei suddetti intrecci tra le industrie della Germania e dell’Italia, dal 2013 si sono poi infatti sviluppate delle relazioni di cooperazione tra le strutture dei sindacati metalmeccanici italiane e tedesche a livello decentrato. In particolare, sono coinvolte la Fiom-Cgil di Bologna e dell’Emilia-Romagna e varie strutture territoriali dell’IG Metall.

Il fatto che questo progetto di cooperazione sindacale si sia sviluppato in Emilia-Romagna è anche dovuto al fatto che questa regione è una destinazione importante per gli investimenti esteri tedeschi. Negli ultimi 25 anni tante piccole e medie imprese, spesso altamente specializzate, sono state comprate da gruppi tedeschi. Delle 2.003 aziende partecipate a controllo tedesco in Italia 144 si trovano in Emilia-Romagna. Oltre ad aziende come B.Braun, Fresenius, BASF, Altana, Dussmann, Metro e Allianz, vi sono numerose imprese metalmeccaniche che hanno siti produttivi in Emilia-Romagna. Tra queste si annoverano gruppi come Volkswagen, Siemens, Bosch, ThyssenKrupp, GEA, ZF, KION, Emag, Schnellecke, Getriebebau Nord, Kärcher, Still e molti altri ancora. Una ricerca realizzata dall’IRES Emilia-Romagna nel 2017 ha identificato complessivamente almeno 160 imprese metalmeccaniche tedesche presenti sull’intero territorio italiano, con almeno 340 siti produttivi.

Da un punto di vista sindacale si pone il problema rappresentato dal fatto che, a causa della forte presenza di gruppi multinazionali esteri, le sedi centrali di tante aziende si trovano ormai all’estero. Ma questo significa anche che le decisioni strategiche sono prese al di fuori dei confini del Paese, in molti casi in Germania. Il sindacato italiano ha quindi un interesse a cooperare con le rilevanti strutture del sindacato tedesco che seguono le sedi principali di questi gruppi per poter definire meglio le proprie strategie sindacali a livello aziendale.

Questo intreccio economico non è però di natura unilaterale, ma un fenomeno di carattere reciproco. Infatti, la ricerca dell’IRES Emilia-Romagna ha identificato 51 imprese metalmeccaniche italiane con almeno 112 siti produttivi in Germania. Perciò si può presumere che esista il bisogno reciproco di una cooperazione sindacale transnazionale focalizzata su queste aziende.

Fabbrica Ducati. La linea di montaggio del veicolo, che termina con il test di funzionamento e l’imballaggio per la spedizione [da CuoreDesmo]

La cooperazione sindacale

Per quanto riguarda le partecipazioni di società tedesche in Emilia-Romagna, si tratta spesso di investimenti in imprese che producono prodotti di qualità a media e alta tecnologia. In questo contesto si inserisce anche l’acquisizione delle società bolognesi Lamborghini e Ducati da parte del Gruppo Volkswagen. In considerazione di questi e di altri intrecci tra i tessuti produttivi del territorio di Wolfsburg e dell’Emilia-Romagna, dal 2013 si è sviluppata una cooperazione sistematica e strutturata anche sul piano sindacale. Nella cooperazione, inizialmente avviata tra la Fiom-Cgil di Bologna e dell’Emilia-Romagna, da un lato, e l’IG Metall di Wolfsburg, dall’altro, sono state coinvolte negli anni successivi anche l’IG Metall di Ingolstadt, l’IG Metall di Esslingen e l’IG Metall di Weilheim. Attraverso queste strutture sindacali sono rappresentati soprattutto la filiera del settore automobilistico e la filiera della meccanica. Il carattere innovativo di questa esperienza sta quindi nel fatto che si tratta di una cooperazione a livello transnazionale tra strutture sindacali territoriali e regionali.

La necessità della cooperazione sindacale è poi stata confermata dai protocolli di cooperazione tra le strutture della Fiom-Cgil e dell’IG Metall che sono stati firmati nel 2014, 2018 e 2023. Con questi protocolli le strutture sindacali hanno convenuto che, nell’era dell’organizzazione della produzione su scala globale e della libera circolazione dei capitali, che ha comportato frammentazioni senza precedenti nella società moderna, con la conseguente destabilizzazione economica-sociale anche in Paesi europei che tradizionalmente hanno ricoperto un ruolo di leader nella produzione manifatturiera, risulta necessario, da parte dei sindacati, intraprendere percorsi di collaborazione e cooperazione che vanno oltre i confini nazionali. La finalità di questa cooperazione consiste nella salvaguardia degli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori delle aziende che fanno parte delle catene del valore transfrontaliere. I contenuti e le modalità di trasposizione del protocollo di cooperazione sono fissati nel comune programma di lavoro che attribuisce all’Istituto di Ricerche Economiche e Sociali dell’Emilia-Romagna il compito di occuparsi del coordinamento e del monitoraggio scientifico della cooperazione sindacale.

La cooperazione è stata fin dall’inizio espressione della convinzione che in un mondo del lavoro globalizzato la solidarietà internazionale sia uno dei pilastri portanti dei sindacati e che solo lavoratori e sindacati che si coordinano a livello internazionale siano in grado di opporsi con successo alle strategie delle multinazionali mirate a mettere in competizione tra di loro i lavoratori di diversi stabilimenti, giocando al ribasso in materia di salari e diritti in nome della competizione con i Paesi a più basso costo del lavoro. Questa convinzione implica l’individuazione della necessità di un adeguamento delle strategie sindacali alle strutture dei gruppi multinazionali in trasformazione. In questo contesto i partner della cooperazione sono convinti che nell’ambito della cooperazione transnazionale i contatti diretti tra le strutture sindacali che seguono i rispettivi stabilimenti dei gruppi multinazionali siano indispensabili. Questo approccio bottom up permette di sviluppare delle attività di cooperazione tagliate su misura sugli interessi locali e regionali.

Le attività nell’ambito della cooperazione sindacale riguardano lo scambio di esperienze nell’ambito della partecipazione e della contrattazione collettiva come anche l’approfondimento di temi riguardanti le sfide comuni di politica sindacale. Esse riguardano però anche il sostegno reciproco nell’imporre richieste di politica contrattuale e nella difesa dei diritti delle strutture di rappresentanza degli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori. In questo senso, la cooperazione ha anche portato a delle esperienze positive, per esempio nel caso di un gruppo di imprese nel campo della tecnologia di controllo e automazione con sede a Esslingen, dove la posizione dei delegati italiani è stata difesa. 

Nell’ambito delle sue attività la cooperazione non si limita solamente a imprese capofila come Volkswagen, Audi, Ducati o Lamborghini. Fin dall’inizio l’interesse è stato rivolto anche ai fornitori, alle società di ingegneria e progettazione e alle aziende di logistica presenti sia in Germania che in Italia. In questo modo la cooperazione sindacale ha fatto incontrare delegate e delegati dei due paesi che rappresentavano imprese quali ad esempio Schnellecke, EDAG, PSW e molte altre. 

Il carattere decentrato dei rapporti di cooperazione consente anche di sviluppare misure di cooperazione in grado di rispondere alle specifiche esigenze locali e regionali. In questo modo, i requisiti di azione che emergono dal contesto globale vengono implementati attraverso misure a livello locale.

Un particolare punto di forza della cooperazione italo-tedesca sta nella costellazione dei partner. Il fatto che con la Fiom-Cgil e l’IG Metall due sindacati forti con una ricca tradizione e un consolidato radicamento nelle aziende lavorino insieme significa che la cooperazione si distingue per il suo carattere autenticamente bilaterale. Inoltre, si può ipotizzare che, come conseguenza degli intrecci economici reciproci sotto forma di investimenti diretti, la cooperazione possa rappresentare un valore aggiunto per tutti e due i sindacati metalmeccanici.

La cooperazione, che si è sviluppata a causa degli intrecci nel settore automobilistico e della meccanica e in particolare del packaging, persegue l’obiettivo di tutelare gli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori delle aziende che fanno parte di catene del valore transfrontaliere, anche in vista di futuri processi di internazionalizzazione o di rilocalizzazione.

La necessità di cooperazione nasce, tra l’altro, in relazione ai processi di ristrutturazione, ai cambiamenti tecnologici e alla precarizzazione dei rapporti di lavoro. Alla luce del continuo aumento del potere delle imprese multinazionali, in futuro diventerà ancora più importante contrastare le strategie di dumping e rappresentare efficacemente gli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori nei processi di ristrutturazione a livello transnazionale.

Delegazione Fiom nella sede della Volkswagen, Wolfsburg, 25 maggio 2022 [dal Corriere di Bologna]

Le sfide in prospettiva per la cooperazione sindacale
in un contesto che cambia

In linea di principio, la cooperazione sindacale italo-tedesca vede i propri obiettivi, le proprie richieste e le proprie attività come un contributo a un’Europa orientata alle esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori. Tuttavia, negli ultimi anni si sono verificati una serie di eventi che hanno cambiato radicalmente il quadro generale soprattutto da un punto di vista economico e sociale. Il recente passato è stato caratterizzato, tra l’altro, dalla pandemia da Covid-19, da un quadro internazionale ulteriormente aggravato dalla guerra in Ucraina, da catene di fornitura interrotte, dalla messa in dubbio del concetto di globalizzazione, da prezzi dell’energia e delle materie prime in forte rialzo speculativo e da redditi reali in diminuzione a causa dell’inflazione e infine dai processi di trasformazione digitale e dall’emergenza climatica ed ecologica. Questi processi, che hanno il potenziale di minare la coesione sociale, implicano quindi nuove sfide per il sindacato. 

Non solo i cambiamenti sociali, soprattutto nel mondo del lavoro, richiedono modifiche e adattamenti delle attività, dei processi e delle strutture sindacali, ma anche i cambiamenti climatici. Su questo tema, la cooperazione intende affrontare la portata sistemica del problema dell’ingiustizia climatica ed evidenziare la necessità di collegare giustizia sociale e climatica. 

Alla luce dei cambiamenti strutturali della produzione globale e del potere delle imprese transnazionali, sarà anche necessario focalizzare sul tema delle catene di fornitura. Rispetto a questa tematica, l’IG Metall e la Fiom-Cgil intendono consolidare lo scambio sulle strategie di sindacalizzazione e creare delle reti sindacali transnazionali soprattutto lungo le catene di fornitura del settore automobilistico.

Entrambi i sindacati stanno infatti affrontando sfide simili: nell’industria automobilistica si assiste a una diminuzione dell’integrazione verticale tra i produttori finali e a una crescente pressione sui prezzi dei fornitori. Di conseguenza, i processi di esternalizzazione e gli appalti sono in aumento, alimentando la crescita del lavoro precario. Parti sempre più rilevanti dei processi produttivi vengono esternalizzate dai produttori finali ai fornitori e alle imprese di logistica, con condizioni di lavoro peggiori. Le difficoltà di rappresentanza del lavoro potrebbero aumentare ulteriormente di fronte ai processi di digitalizzazione.

I processi di esternalizzazione portano quindi a un abbassamento sia degli standard lavorativi e occupazionali, sia della copertura della contrattazione collettiva, determinando pertanto un indebolimento del potere sindacale. Per contrastare questo sviluppo e per riconquistare potere contrattuale, una strategia consiste nella sindacalizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori nelle aziende lungo la catena di fornitura.

Perciò la sindacalizzazione che riguarda le aziende della catena di fornitura che va dalla logistica ai servizi di ingegneria continua a essere un tema importante nell’ambito della cooperazione transnazionale. A questo riguardo le seguenti domande sono centrali: quali esperienze sono state fatte rispetto alla sindacalizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori nelle aziende lungo le catene di fornitura? quali sono le sfide e gli ostacoli in questo processo e come possono essere superati? Quali strategie di sindacalizzazione si sono rivelate vincenti? E infine: come si può rafforzare la cooperazione sindacale transnazionale in questo ambito?

Per affrontare questi temi serve comprendere la struttura delle catene di fornitura. Perciò nell’ambito della cooperazione si intende esaminare la struttura delle catene di fornitura effettuando, tra l’altro, una mappatura verticale per ricostruire le connessioni e le gerarchie all’interno delle catene di fornitura. 

Strategie sindacali di cooperazione a livello transnazionale dovrebbero quindi contribuire a rafforzare il potere sindacale combattendo strategie di dumping e puntando a evitare la concorrenza tra i siti produttivi e la loro forza lavoro. A tal fine diventa importante garantire delle condizioni di lavoro eque nei rispettivi Paesi. 

A questo riguardo, uno strumento importante da utilizzare per contrastare le strategie di dumping sociale è la Legge tedesca sull’obbligo di diligenza delle imprese nelle catene di fornitura. L’obiettivo di questa legge consiste nella salvaguardia degli standard ambientali e sociali nelle catene di fornitura. A partire dal 1° gennaio 2023 trova applicazione nelle imprese tedesche con 3.000 o più dipendenti, e a partire dal 2024 nelle imprese con mille o più dipendenti.

La solidarietà dell’IG Metall dopo l’attentato alla sede della Cgil a Roma del 9 ottobre 2021. 

Sulla necessità di un ulteriore sviluppo
della cooperazione sindacale

Alla luce di queste sfide, i partner della cooperazione vedono la necessità di un ulteriore approfondimento della cooperazione concentrandosi sull’espansione di reti aziendali transfrontaliere.
I punti di partenza per la cooperazione sindacale transfrontaliera in ambito aziendale sono essenzialmente quattro. Una prima area di lavoro in questo contesto riguarda la promozione dello scambio di informazioni e di esperienze locali. Questa esigenza, che implica anche un miglioramento del flusso di informazioni, si presenta ad esempio nelle imprese multinazionali di dimensioni minori che non dispongono di un Comitato aziendale europeo (Cae).

Nelle multinazionali con un Cae, invece, la cooperazione sindacale può contribuire al coordinamento delle politiche sindacali e in questo modo assumere un ruolo complementare rispetto alle attività del Cae. Allo stesso tempo, occorre impegnarsi per mettere in rete i Cae con le strutture sindacali dei partner della cooperazione sindacale.

Un altro punto di riferimento è rappresentato dagli Accordi quadro transnazionali stipulati dalle federazioni sindacali europee o mondiali, che possono essere utilizzati a determinate condizioni per migliorare le condizioni di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori nelle rispettive sedi del gruppo.

Un nuovo campo di lavoro nell’ambito della cooperazione legata alle aziende è emerso con l’entrata in vigore, a partire dal 1° gennaio 2023, della legge tedesca sugli obblighi di diligenza nelle catene di fornitura, che mira a limitare lo squilibrio di potere tra capitale e lavoro che in passato è costantemente aumentato nelle catene di fornitura globali delle imprese multinazionali. 

Il rispetto spesso insufficiente dei diritti dei lavoratori e dei diritti umani ha fatto sì che la questione delle condizioni di lavoro nelle catene di fornitura sia ora al centro della regolazione politica, come dimostra la legge sull’obbligo di diligenza nelle catene di fornitura approvata dal parlamento tedesco nel giugno 2021. Questa legge potrebbe dare un contributo significativo alla democratizzazione dell’economia. A questo proposito, la cooperazione sindacale mira a identificare i punti di riferimento per l’agire dei rappresentanti delle lavoratrici e dei lavoratori a livello aziendale che si presentano sulla base della nuova legislazione nel contesto delle catene di fornitura transfrontaliere. In considerazione della forte concentrazione di aziende fornitrici di case automobilistiche e aziende meccaniche tedesche nell’Italia settentrionale, si tratterà di individuare il potenziale per l’applicazione della legge sull’obbligo di diligenza nelle catene di fornitura e, di conseguenza, per le attività di cooperazione sindacale negli ambiti aziendali.

Fiom e IG Metall al convegno bolognese Strategie sindacali per il cambiamento, 23 ottobre 2019.

Conclusioni

La globalizzazione ha un impatto sempre più diretto sulle lavoratrici e sui lavoratori, per cui è sempre più necessario collaborare al di là dei confini nazionali. La solidarietà transnazionale è certamente difficile da costruire, ma senza di essa è la controparte a determinare le regole del gioco.
Le strategie sindacali di cooperazione a livello transnazionale dovrebbero quindi contribuire a rafforzare il potere sindacale combattendo strategie di dumping e puntando a evitare la concorrenza tra i siti produttivi e la loro forza lavoro. A tal fine diventa importante garantire delle condizioni di lavoro eque nei rispettivi paesi. 

Nel contesto della cooperazione già esistente tra le strutture della Fiom-Cgil e dell’IG Metall negli anni recenti ci sono stati diversi segnali di un crescente bisogno di intensificare la cooperazione per quanto riguarda il lavoro sindacale a livello aziendale. Questa esigenza sorge, ad esempio, in relazione ai processi di ristrutturazione, ai cambiamenti tecnologici e alla precarizzazione dei rapporti di lavoro.Le maggiori sfide in questo senso riguardano le aziende delle catene di fornitura. A questo riguardo sarà importante creare i presupposti per un’efficace applicazione sia degli Accordi quadro transnazionali sia della Legge sull’obbligo di diligenza delle imprese nelle catene di fornitura.

Solidali nel mondo globalizzato. Il caso emiliano di Fiom e IG Metall ultima modifica: 2023-03-24T18:00:51+01:00 da VOLKER TELLJOHANN
Iscriviti alla newsletter di ytali.
Sostienici
DONA IL TUO 5 PER MILLE A YTALI
Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

VAI AL PROSSIMO ARTICOLO:

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento