Kuomintang e PCC. La politica della vecchia Cina

BENIAMINO NATALE
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La visita di dodici giorni in Cina dell’ex-presidente di Taiwan e leader del Partito Nazionalista, o Kuomintang, Ma Ying-jeou – un avvenimento che non ha precedenti – ha giustamente attratto l’attenzione dei media internazionali, inclusi quelli italiani. 73 anni, Ma sta visitando diverse località nel sud della Repubblica Popolare Cinese perché, nelle sue parole, “i popoli delle due sponde sono popoli cinesi, entrambi discendono dagli imperatori Huang e Yan (che secondo la leggenda sono gli antenati della “razza” cinese)”. L’ex-presidente (dal 1998 al 2006) ha aggiunto: “noi speriamo sinceramente che le due parti lavorino insieme perseguendo la pace, evitando la guerra e sforzandosi di rivitalizzare la Cina”. Nel 2015, Ma aveva parlato a Singapore con il leader della RPC, Xi Jinping, nel primo incontro della storia tra un leader di Taiwan e uno della Cina comunista. 

Il Kuomintang è il partito nazionalista fondato nel 1894 da Sun Yat-sen e diretto, durante la Seconda Guerra Mondiale e la lotta contro gli occupanti giapponesi, dal suo successore Chiang Kai-shek. Quest’ultimo – che non godeva di una grande considerazione all’estero, neanche presso i suoi alleati americani – guidò poi il suo partito in una perdente guerra civile contro i comunisti di Mao Zedong.

Il suo avversario a Taiwan è il Partito Democratico Progressista dell’attuale presidente Tsai Ing-wen, che, al contrario del Kuomintag, non ha buone relazioni con i comunisti al potere a Pechino.

L’incontro a Pechino tra Xi Jinping e Ma Ying-jeou, 23 marzo 2023

ll fatto è che lo stesso Kuomintang e il Partito Comunista Cinese (PCC) hanno molte cose in comune. La principale è che entrambi i partiti rappresentano la Cina del passato, la vecchia Cina. Entrambi sono nati come partiti repubblicani con lo scopo di sconfiggere prima la dinastia imperiale dei Qing (il Kuomintang, a quei tempi il partito comunista non esisteva), poi di cacciare gli invasori giapponesi. Entrambi avevano in mente di sostituirsi ai Qing e ai giapponesi come gestori dell’impero ricostruito grazie all’appoggio americano e alla vittoria degli USA e dei loro alleati contro l’Asse Germania-Giappone-Italia nella Seconda Guerra Mondiale.

Purtroppo è accaduto che in molti paesi liberatisi dal colonialismo, alla dominazione straniera sono succedute delle dittature locali. La Cina non è sfuggita a questa sorte. Il PCC è uscito vincitore dalla guerra civile combattuta dal 1945 al 1949 e ha stabilito la sua dittatura sulla Cina continentale.

Il Kuomintang di Chiang Kai-shek, sconfitto, ha stabilito la sua sull’isola di Taiwan, che aveva occupato nel 1947 compiendo un massacro nel quale furono uccise migliaia di persone e decine di migliaia furono messe in galera. Il massacro, avvenuto il 28 febbraio del 1947, è conosciuto a Taiwan come “l’incidente del 228”. Il Kuomintang instaurò sull’isola un feroce regime di legge marziale, che fu smantellato solo alla fine degli anni Ottanta, dopo la morte di Chiang.

Ma Ying-jeou, con un gruppo di studenti taiwanesi, visita il mausoleo dedicato a Sun Yat-sen a Nanjing, nella provincia Jiangsu, e [nell’immagine seguente] depone corone di fiori.

Il Partito Democratico Progressista nacque nel 1986, e rappresenta le nuove generazioni di taiwanesi, quelle nate dopo il 1949 e cresciute in un paese democratico e in pieno sviluppo economico, che non sono legate alle vecchie idee imperiali e autoritarie che appartengono sia al Partito Comunista Cinese sia al Kuomintang. Il loro corrispettivo nella Repubblica Popolare sono i ragazzi che dettero vita all’occupazione di piazza Tiananmen, nel centro di Pechino, nel 1989, finita tragicamente col massacro di centinaia, forse migliaia di persone. Da quando Taiwan è democratica il Partito Democratico Progressista (DPP nella sigla in inglese) contende il potere al Kuomintang e sfida Pechino affermando l’indipendenza di fatto dell’isola.

Tanto i comunisti che i nazionalisti del Kuomintang si ritengono in diritto di governare “tutta la Cina”, nella quale gli uni e gli altri comprendono sia l’attuale territorio della Repubblica Popolare sia Taiwan. Il Kuomintang di Ma, infatti, è per la “riunificazione” della Cina, cioè per l’annessione di Taiwan, o, dal suo punto di vista, dell’annessione a Taiwan di tutta la Cina continentale. Le virgolette sono necessarie perché per la narrazione del PCC – che per le vie infinite dell’ignoranza e della ripetizione è diventata quella globale – Taiwan non è mai stata parte integrante della Cina. Le dinastie Ming e Qing annessero in diversi momenti e per periodi limitati alcune porzioni dell’isola, che nel 1895 fu ceduta al Giappone.

La cessione fu definita “perpetua” nei documenti che la sancirono e solo quando le sorti della guerra stavano volgendo chiaramente contro il Giappone, nel 1942-43, sia Mao Zedong sia Chiang Kai-shek scopersero che avrebbero potuto includere l’isola nel territorio nazionale. Seguì la violenta annessione portata avanti dal Kuominang, che nel 1949 riuscì a mantenerla al di fuori dei territori controllati dai comunisti.

Si tratta di una storia che pochi conoscono ma che è necessario ricordare per capire le dinamiche attuali dei rapporti tra Cina e Taiwan. Restare ancorati al mito della “riunificazione” ignorando la volontà della maggioranza dei taiwanesi (la grande maggioranza dei residenti dell’isola si è dichiarata contraria all’annessione alla Cina in tutti i sondaggi realizzati nel 2022 e 2023), non può portare ad altro che ad aumentare le possibilità di una guerra.

Immagine di copertina: Ma Ying-jeou in visita nella sua città natale, Xiangtan, nello Hunan, saluta i locali in dialetto: “Il ragazzo di Xiangtan è tornato”. E legge un’eulogia per suo nonno: “Tenere a mente di essere mortali e onorare i nostri antenati è parte dell’educazione morale cinese”. 31 marzo 2023 (Hunan Times)

Kuomintang e PCC. La politica della vecchia Cina ultima modifica: 2023-04-01T11:30:11+02:00 da BENIAMINO NATALE
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