Nazionalismi in Europa e la vecchia carabina di un genovese

MARCO ZANETTI
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La guerra in Ucraina può indurci a qualche similitudine storica a proposito del principio di nazionalità che sembrerebbe muoverla. Ma la storia non si ripete, anche se qualcosa potrebbe insegnare. Vista con occhi russi, la guerra in corso apparirebbe come una lotta di risorgimento nazionale, quanto al Donbass. Ma questa è solo una delle motivazioni tra quelle agitate da Putin che rivendica anche una missione punitiva nei confronti dell’Ucraina “nazista” (qualche lontana colpa giustificava allo stesso modo, agli occhi del Duce, l’aggressione alla Grecia nel 1940). Comunque sia, malgrado le misure prese dall’Occidente dopo la seconda guerra mondiale per la costruzione di assetti collaborativi europei e internazionali, il nazionalismo si dimostra oggi ancor vivo e vegeto ed è curioso il corto circuito della Lega. Dal rivendicare l’indipendenza per una mai esistita nazione padana è passata a rappresentare l’indipendenza italiana contro le invasioni dei migranti e dei burocrati di Bruxelles. Mentre c’è da rimanere disorientati a voler applicare un principio di nazionalità alla Crimea, se si va a vedere come essa è stata riconosciuta tra le repubbliche sovietiche, come è uscita dalla dissoluzione dell’URSS e come nel tempo essa sia stata piuttosto un crogiuolo di diverse nazionalità e l’Occidente, giustamente, si è finora ben guardato dal farsi coinvolgere, forse pago della guerra del 1854-56.

Quel che colpisce è comunque l’inaspettata reazione nazionale ucraina all’operazione speciale putiniana che ha messo in secondo piano tutte le cartine storiche – e mentali – descrittive degli assetti statuali di questa regione. Questa coesa reazione ci “piace” essendo basata sulla simpatia umanitaria generata dall’inaccettabile gravità dell’aggressione russa, sebbene non manchino preoccupazioni per la durata e i rischi di allargamento del conflitto. Del resto, noi occidentali restiamo oggi piuttosto freddi nei confronti dei pochi casi di interventismo di singole persone ed è ben lontano il sentimento che nei precedenti ottocenteschi e del primo Novecento animava brigate internazionali a sostegno di singole identità nazionali.

Il volontarismo oggi ci è abbastanza estraneo, sono tramontati del tutto certi slanci dell’interventismo progressista. E non a torto, occorre dirlo, se si bada ai costi ed ai risultati da esso prodotti nel tempo. Comunque, per capire la “cocciutaggine” odierna degli ucraini non farebbe male riandare a quella degli italiani durante il Risorgimento. Ma si tratta di un periodo storico oggi abbastanza negletto e semmai oggetto di penosi tentativi revisionistici.

Mi è capitata nei giorni scorsi una singolare esperienza di quanto possa essere oggi “non sentito” il nostro periodo risorgimentale: non è stata una esperienza gratificante e mi consolo dunque raccontandola.
Capita che m’imbatta in un’interessante offerta online di armi antiche: una qualificata casa d’aste propone una carabina di precisione, a retrocarica, di metà Ottocento. Si tratta di una Carabina Federale Svizzera modello 1851, arma in dotazione a reparti scelti di garibaldini, a partire dai carabinieri genovesi che erano tra i Mille, pur non avendo la camicia rossa ma una divisa tutta celeste. Nella Terza Guerra d’Indipendenza furono formati due battaglioni (1° e 2° Battaglione Bersaglieri Volontari) di questi tiratori scelti provenienti per la maggior parte dalla società del tiro al bersaglio: il primo formato a Genova e il secondo a Milano. Questo migliaio di volontari si distingueva tra i quarantamila garibaldini del 1866 per la divisa celeste e per questa arma assai qualificata che veniva fornita grazie a specifiche donazioni, spesso – e la cosa oggi ci sorprende – anche grazie a deliberazioni degli enti locali (comuni e province), salvo quelle già di proprietà di singoli volontari (come quella che conservo di mio bisnonno milanese). L’esemplare ora all’asta si distingue per avere sul calcio una placchetta metallica con il nominativo del possessore: un noto garibaldino genovese, cosa che spinge un mio amico a proporne l’acquisizione al Museo del Risorgimento di Genova. Gli risponde il responsabile dell’area marketing asserendo che il museo non ha acquisizioni in programma. Tralascio qui i nostri assai malevoli commenti e passo a raccontare il seguito dei giorni seguenti.

Scrivo alla direttrice del museo specificando che non si tratta di acquisire un qualsiasi cimelio, ma piuttosto un elemento identitario della storia del volontariato cittadino poiché l’arma apparteneva a Luigi Malatesta citato nella home page dello stesso museo tra i più importanti garibaldini genovesi. Aggiungo che l’importo dell’acquisto sarebbe abbastanza modesto (azzardo: al massimo due-tremila euro), che si potrebbe anche pensare a qualche donazione, che l’acquisizione della carabina potrebbe rappresentare una efficace attività promozionale dello stesso museo… 

Dopo un mio garbato sollecito di riscontro, mi si risponde che la Direzione Attività e Marketing Culturale

non ha a disposizione fondi per l’acquisizione di beni [e che non si riesce] a prevedere in tempi brevi un’azione di implementazione della collezione.

Vorrei dunque sensibilizzare l’assessore alla cultura, ma scopro che Genova non ha un assessore alla cultura (così come anche la mia città, Venezia, un cui assessore ha proposto in questi giorni di vendere un quadro di Klimt per finanziare la costruzione di uno stadio). Penso dunque di sensibilizzare il maggior gruppo di opposizione in consiglio comunale, quello del Partito Democratico, ma la mia email non ottiene nessun seguito. Scrivo allora al Pd metropolitano (il cui segretario coincide con il capogruppo in comune). Ma ancora non ottengo alcuna risposta! Informo allora della cosa le redazioni di Genova del Secolo XIX e di Repubblica ma neppure dalla stampa cittadina cavo un ragno dal buco e alla fine (l’asta scadeva il 31 marzo) l’arma è venduta – a chissà chi – a soli 1.600 euro.

Due parole sul possessore originario della carabina: Luigi Malatesta (1832-1900), repubblicano, appena diciasettenne aveva partecipato alla rivolta cittadina del 1849 e poi all’insurrezione del 1857; con i Mille, nel reparto dei Carabinieri Genovesi aveva preso parte alle battaglie di Calatafimi, di Palermo, Milazzo e del Volturno ottenendo una medaglia d’argento; è poi attivo nella sua città nella Guardia Civica Nazionale. Le esperienze garibaldine gli valgono il grado di tenente nel 1° Battaglione Bersaglieri nel 1866, ma gli strapazzi di quella campagna nel Tirolo gli procurano una lesione a un polmone. Nella vita civile gestisce onorevolmente una ditta di spedizioni commerciali ed è insomma un esponente della borghesia cittadina e del volontariato progressista.

Difficile per noi oggi intendere bene lo spirito di quel nazionalismo libertario che pure, in nome della religione di Santa Carabina propugnata da Garibaldi, effettivamente grondava sangue vero. Eppure durante tutta la stagione risorgimentale ben era sentito e diffuso il motto preso dalla tragedia Giovanni da Procida (del 1831) di Giovanni Niccolini: ripassin l’Alpe e tornem fratelli… una frase ripresa, del tutto inutilmente nel 1915, da un interventista, socialista, del calibro di Cesare Battisti.

Come interpreteranno gli ucraini di oggi il loro necessitato nazionalismo? Benedetto Croce aveva individuato due crinali del nazionalismo: quello che era stato per gli uomini del Risorgimento strumento di emancipazione, di libertà e autogoverno era ben diverso dal nazionalismo montante dopo la Grande Guerra e specificava:

il nazionalismo odierno non è quel vecchio e sano patriottismo con sfondo umano e cristiano; ma è decadentismo letterario esasperato. 

L’alternativa è ancora attuale, purtroppo.

Nazionalismi in Europa e la vecchia carabina di un genovese ultima modifica: 2023-04-10T17:43:23+02:00 da MARCO ZANETTI
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2 commenti

corrado 14 Aprile 2023 a 18:35

Buongiorno, sono Corrado Perugini, un rievocatore storico del periodo 1859-1871.Ho avuto l’onore di organizzare la rievocazione storica a Vezza d’Oglio, dove i nostri carabinieri/bersaglieri milanesi hanno combattuto. Li a Vezza hanno anche un piccolo museo. Ora vorrei capire ,il perchè nessuno dei signori, citati dall’amico Marco Zanetti , non si sono “rimboccati” le maniche? Qui non di parla di politica ma di storia ,di un carabiniere genovese che ha combattuto per l’Italia, per i valori. Credo che questi personaggi si debbano vergognare soprattutto davanti alla memoria di un eroe garibaldino genovese.

Reply
corrado 14 Aprile 2023 a 18:36

che dire W l’Italia

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