Quando Bayreuth fa rima con Monteverdi

GIOVANNI INNAMORATI
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Sfido qualsiasi amante della grande musica a non rispondere “Wagner” alla domanda su quale nome di musicista assocerebbe alla città di Bayreuth. Eppure molti abitanti di questa accogliente cittadina dell’Alta Franconia bavarese risponderebbero con “Monteverdi”, o con “Porpora” o con “Pergolesi” o con qualche altro grande compositore italiano di opera dell’età barocca. Questa realtà poco conosciuta in Italia – dove invece è noto il legame della cittadina con Wagner che a lui dedica l’annuale prestigioso festival – è connessa alla presenza del meraviglioso Teatro dell’Opera del Margravio, finito di costruire nel 1748 da Giuseppe Galli Bibbiena su commissione del Margravio Federico e della sua amatissima consorte, Wilhelmine di Brandenburgo-Bayreuth, probabilmente la vera anima del Rococo di Bayreuth. Questo strepitoso Teatro, dal 2012 dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, viene spesso indicato nei siti tedeschi dedicati alla musica ed ai suoi luoghi, come “il teatro più sontuoso a Nord delle Alpi”, e andandolo a visitare non si può che concordare con questa valutazione.

Una occasione per noi italiani per visitare Beyreuth in questa nuova prospettiva è l’apertura dal prossimo 22 aprile del Museo dell’Opernhaus, cioè del Teatro. Dopo aver dunque ammirato lo splendore dell’opera di Bibbiena, la visita nelle sale del nuovo Museo consentirà di capire come funzionava un Teatro barocco e l’opera barocca, che significa opera italiana, non solo perché composta da musicisti italiani, ma anche perché quando i compositori erano di altri Paesi (Haendel, Telemann ecc) seguivano i moduli del teatro musicale italiano su libretti italiani. È il caso delle due opere che inaugurarono il Teatro di Federico e Wilhelmine, Artaserse e Ezio di Joseph Adolph Hasse, entrambe su libretto di Pietro Metastasio. L’occasione furono i festeggiamenti delle nozze della figlia dei Margravi, Elisabeth Friederike Sophie con Eugen August del Wuerttemberg, appunto ne 1748.

Per apprezzare maggiormente l’intreccio tra la cultura tedesca e quella italiana, può essere d’aiuto fare un passo indietro e dedicare qualche riga a Wilhelmine. Prima figlia del “Re soldato” di Prussia, Federico Guglielmo I, Wilhelmine era la sorella maggiore del futuro Federico II “Il Grande”. Tra i due vi fu da subito grande sintonia, che si protrasse negli anni, tanto da far sì che la sorella fosse la vera confidente di Federico, come mostra l’epistolario giunto fino a noi. La sintonia non riguardava solo il carattere di Wilhelmine e Federico, bensì si spingeva sul terreno degli interessi culturali. Federico, come tutta l’area tedesca del 18esimo secolo guardava alla Francia, ai “philosophe”, a cominciare da Voltaire, e spaziava anche alla musica, tanto che il sovrano era un abilissimo suonatore dilettante di liuto, come nel secolo delle monarchie illuminate non era infrequente. 

Wilhelmine, nata nel 1709, era destinata nelle intenzioni dei genitori per ragioni di politiche matrimoniali, a sposare il Principe di Galles, quindi a rafforzare l’alleanza tra Prussia e Inghilterra, ma per una serie di ragioni le cose andarono diversamente. Lo sposo per la primogenita di Federico Guglielmo I fu cercato più a sud, appunto nel piccolo ma geograficamente strategicoMargraviato di Bayreuth, in Franconia, al fine di staccarlo dall’alleanza con gli Asburgo d’Austria e avvicinarlo al Brandemburgo. Nel 1731 andò dunque in sposa al principe ereditario Federico, di due anni più giovane di lei, con il qual ebbe una unione felice, una rarità per quel tipo di matrimoni. Quando tuttavia Wilhelmine giunse a Bayreuth, rimase delusa dall’aspetto spartano e dimesso della Reggia e della città. Sono quelli i decenni che in Germania vengono definiti dagli storici “Klassiker”, qualcosa che ricorda il nostro Rinascimento di due secoli prima: vale a dire anche le più piccole Corti facevano a gara sul terreno del mecenatismo e dell’arte. E’ dunque in quel periodo che a Bayreuth vennero edificati la Nuova Reggia (Neuer Schlosser), il magnifico Parco di Corte (Hofgarten), le due residenze di campagna Eremitage e Sanspareil, nonché il Teatro dell’Opera e a Erlangen (cittadina a Ovest dipendente dal Margravio) un secondo bellissimo Teatro.

Dicevamo degli interessi artistici e anche musicali. In questo secondo caso, quando si parlava di Teatro musicale, appunto l’Opera, non si guardava a Parigi, ma a Sud delle Alpi, all’Italia. Di qui il progetto del Teatro affidato a Bibbiena, e i numerosi musicisti che rappresentarono a Bayreuth le loro opere.

Il sontuoso Teatro fu inaugurato nel 1748, ma una data memorabile rimane il 1754. Quell’anno, infatti, fu messa in scena “L’Huomo”, una “Festa musicale” – come la definirono i due autori – con il libretto della stessa Wilhelmine e la musica di Andrea Bernasconi.

Questa Opera ci permette di fare un salto di due secoli e mezzo e giungere ai nostri giorni. Il prossimo 5 maggio, infatti, L’Huomoverrà riproposto nel teatro di Bayreuth, in un progetto di recupero del teatro musicale barocco, condotto in collaborazione con i musicologi dell’Università della città L’Huomo (uni-bayreuth.de). D’altre parte anche in Italia, musicisti del calibro di Ottavio Dantone, stanno riproponendo nei nostri teatri opere barocche, fino a poco tempo fa ritenute troppo lontane dal nostro gusto. Anche in questo Bayreuth può indicare una strada da imitare. Il Teatro edificato da Wilhelmine non solo ospita nel corso dell’anno, diverse rappresentazioni di opere Barocche, ma è diventata sede di un Festival, Bayreuth Baroque Opera Festival, che quest’anno si svolgerà dal 7 al 17 settembre, sotto la sapiente direzione di Max Emanuel Cencic, una delle voci da controtenore più interessanti, che sta facendo riscoprire il Bel Canto del 17esimo e 18esimo secolo. Insomma l’Opernhaus non è solo uno spettacolare teatro da visitare per ammirarne l’architettura, gli arredi e gli affreschi; non è solo un pur pregevole Museo da visitare senza dubbio, ma è un Teatro vivo, dove vivere le stesse emozioni che vivevano i contemporanei di Wilhelmine.

Dicevo che Bayreuth dovrebbe indicare la strada da seguire anche in Italia. È infatti all’Opernhaus che ho pensato il 10 marzo, quando il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e l’assessore alla Cultura Miguel Gotor hanno presentato il progetto per il restauro e il recupero del Teatro Valle, coevo di quello di Bayreuth e chiuso da anni. Grazie alla collaborazione tra il Campidoglio e il Ministero dei Beni Culturali, lo storico Teatro tornerà al suo splendore. Ma per farlo vivere occorre che torni ad essere un teatro, cioè a ospitare rappresentazioni. Il Valle è nato nel 18esimo secolo come palcoscenico per l’Opera musicale, tanto da ospitare nel secolo successivo alla sua nascita addirittura delle prima assolute di lavori di Rossini o Donizetti. Roma ha già un Teatro dell’Opera, il Costanzi, ma non ha un luogo specifico per il teatro e la musica Barocca, che pure in Roma ebbero una delle sue capitali. Una collaborazione con qualche Fondazione, anche straniera, anche Bayreuth, potrebbe far tornare a vivere il glorioso Valle.

Immagini: Riproduzione riservata della Bayerische Schlösserverwaltung

Quando Bayreuth fa rima con Monteverdi ultima modifica: 2023-04-12T16:50:00+02:00 da GIOVANNI INNAMORATI
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